Honda HRC seconda alla 8 ore di Suzuka? “Una sconfitta”

Honda HRC seconda alla 8 ore di Suzuka? “Una sconfitta”

Tohru Ukawa, ex-pilota oggi Team Manager, ci va giù pesante: “Alla 8 ore siamo stati battuti, surclassati da Yamaha. Ma nel 2019 vogliamo vincere…”

di Alessio Piana, @alessiopiana130
HRC alla 8 ore di Suzuka 2018

Quando sei il Team HRC e rientri in forma ufficiale alla 8 ore di Suzuka 10 anni dopo la trionfale edizione 2008, l’unico risultato ammissibile è la vittoria. Questo sulla carta, perché poi il verdetto della pista, sin dai primi Test ufficiali, hanno visto lo squadrone dell’Asaka Center rincorrere non soltanto il Yamaha Factory Racing Team in trionfo nell’ultimo quadriennio, ma anche il Kawasaki Team Green. Di fatto, considerate le premesse della vigilia e diverse avversità presentatesi lungo il cammino (non ultimo l’infortunio di Leon Camier), un secondo posto non è affatto male. Non per le ambizioni Honda, non per la missione a cui era chiamato Tohru Ukawa, ex-pilota di successo alla 8 ore (con 5 affermazioni tuttora il recordman All Time) con trascorsi anche in MotoGP/500cc, diventato Team Manager dello squadrone Red Bull Honda with Japan Post, denominazione del Team HRC al via della leggendaria corsa del Sol Levante.

Senza mezzi termini Ukawa ha parlato di “Sconfitta“, di una cocente delusione che durerà almeno fino all’edizione 2019 della 8 ore. Non tanto per non aver conquistato la vittoria, non per il secondo posto alle spalle di Yamaha Factory, bensì per aver vanificato con due errori di strategia in corso d’opera la possibilità di giocarsi la vittoria. Anche questa è la mentalità giapponese, a maggior ragione se ti chiami Honda HRC…

CORSA IN SALITA – Per il rientrante Team HRC l’avventura alla 8 ore di Suzuka 2018 era iniziata tutta in salita. Se nelle intenzioni della casa madre in sella alla CBR 1000RRW #33 dovevano alternarsi piloti Honda MotoGP, i rifiuti di (tra gli altri) Dani Pedrosa e Cal Crutchlow hanno invitato la casa dell’ala dorata a definire un equipaggio formato da Takumi Takahashi (3 vittorie alla 8 ore, Campione All Japan Superbike in carica), il pupillo Takaaki Nakagami (portacolori LCR Honda nella top class) più Leon Camier, punta di diamante Honda nel World Superbike. Sfortunatamente una caduta nei Test ha costretto il britannico a dar forfait, con Ukawa che ha deciso di “promuovere” PJ Jacobsen, alfiere Triple M Racing Honda proprio nel Mondiale Superbike, originariamente destinato a difendere i colori HARC-PRO Honda.

Squadra HRC
Lo squadrone HRC: da sinistra Takaaki Nakagami, Takumi Takahashi e PJ Jacobsen
Abbiamo preso in considerazione diverse opzioni per sostituire Camier“, ha rivelato Ukawa. “Tra queste la possibilità di correre con i soli Takahashi e Nakagami, ma c’erano chiaramente più vantaggi nel disporre di 3 e non 2 piloti. Per questo abbiamo convocato Jacobsen: aveva già provato con il team HARC-PRO e, sebbene con la nostra moto abbia potuto girare soltanto alla vigilia del weekend di gara, ci ha messo poco a trovare un buon livello di competitività. Nel corso delle prove abbiamo offerto a PJ la possibilità di girare per il maggior tempo a disposizione rispetto agli altri nostri due piloti: quando tutti e tre viaggiano su buoni tempi è un vantaggio per tutta la squadra“.

Pit Stop
La prima sosta ai box del Team HRC alla 8 ore di Suzuka 2018
PRIMA SOSTA TARDIVA – Di fatto PJ Jacobsen per il Team HRC doveva rappresentare un “jolly”, una “riserva di lusso” pronto a subentrare a Takahashi e Nakagami a gara in corso per qualsiasi evenienza. Una 8 ore che, sin dall’avvio, aveva visto la Fireblade #33 protagonista: nelle battute iniziali della contesa bagnate dalla pioggia, un velocissimo Takumi Takahashi si era portato in testa arrivando a 8″ di vantaggio rispetto al più diretto inseguitore Leon Haslam (Kawasaki Team Green). Un vantaggio depauperato per un errore di strategia: con la pista che andava man mano asciugandosi, il Team HRC ha richiamato Takahashi ai box per il passaggio dalle rain alle slick tardivamente, nello specifico al 17° giro. Gli altri top team? Ben prima: Yoshimura al 14°, Yamaha Factory al 15°, Kawasaki Team Green al 16°. Il risultato? Passare in un sol colpo dalla prima alla quarta posizione. “Era difficile interpretare queste condizioni“, si è giustificato Tohru Ukawa. “Vero, la pista si stava asciugando, ma abbiamo atteso fino all’ultimo per effettuare la sosta sia per allungare lo stint più possibile in termini di consumi, sia perché se fosse ricominciato a piovere per noi sarebbe stato un grande vantaggio“. Non è andata così con Takahashi rientrato troppo tardi, proseguendo tuttavia il suo primo stint durato complessivamente 1 ora e 42 minuti (!) di gara. “In queste condizioni abbiamo deciso di far continuare Takumi: conosceva le condizioni della pista, quindi c’erano meno rischi rispetto a far salire in sella un pilota che non aveva girato fino a quel momento“. Decisione corretta, pagata tuttavia più in avanti…

PJ Jacobsen
PJ Jacobsen in azione alla 8 ore di Suzuka 2018
VITTORIA SFUMATA – Lo squadrone Red Bull Honda with Japan Post si era ritrovato con 15 secondi da recuperare, ma i molteplici ingressi della Safety Car hanno riportato la CBR #33 in corsa per la vittoria e, nel finale, addirittura in testa con persino 4 giri di autonomia in materia di consumi guadagnati rispetto alla concorrenza di Yamaha e Kawasaki. Con la ricomparsa della pioggia, HRC si era ritrovata con grandi chance di vittoria: strategia perfetta, rapidissimi ai box, al comando e con la possibilità di gestire il vantaggio rispetto a Yamaha Factory, non più su Kawasaki Team Green complice la scivolata sotto regime di Safety Car da parte di Jonathan Rea. Proprio quando per lo squadrone Honda tutto sembrava volgere a favore, un secondo episodio ha definitivamente compromesso le chance di vittoria. “Quando ha ricominciato a piovere abbiamo richiamato ai box Nakagami per il cambio-gomme“, rivela Ukawa. “Chiaramente doveva essere Takahashi a salire in sella, considerata la sua velocità sul bagnato. Non è stato possibile perché Takumi era esausto dopo il suo ultimo stint e non poteva proseguire: per questo abbiamo fatto salire in sella Jacobsen“. Takahashi ha così pagato dazio per il suo prolungato primo stint da 1 ora e 42 minuti, oltre che per un recente infortunio che non ha lasciato altra scelta al Team HRC. Salito in sella “da freddo” PJ Jacobsen ha fatto il possibile, ma non ha potuto rispondere alla riscossa di un velocissimo Michael van der Mark con la Yamaha R1 #21 che si è poi aggiudicata la vittoria.

Podio
I piloti Red Bull Honda with Japan Post sul podio
RIMPIANTI – “Con Takumi in sella avevano grandi possibilità di vincere, ma alla fine è andata così: la 8 ore di Suzuka è anche questo“, afferma Ukawa. “Eravamo al rientro, abbiamo portato in pista una CBR rinnovata rispetto allo scorso anno, ma queste possono sembrare solo delle scuse. Abbiamo concluso al 2° posto, Yamaha ci ha battuto. Adesso dobbiamo lavorare sodo per vincere la 8 ore di Suzuka l’anno prossimo. Dobbiamo migliorare la moto, le performance dei nostri piloti, la forza della nostra squadra. Ci sono i presupposti per riuscirci e dobbiamo lavorare adesso con ciò che abbiamo per vincere l’anno prossimo“. La sfida è già lanciata…

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