Tre Ducati sul podio Supersport. Non stiamo parlando di MotoGP dov'è quasi normale ma dell'ultima gara della serie cadetta a Donington.Per la prima volta, almeno dell'era moderna, la Casa di Borgo Panigale ha totalmente monopolizzato le primi tre posizioni, visto che ai soliti Huertas e
Montella si è aggiunto pure Navarro. La Panigale V2 ha dato anche pesanti distacchi alle moto di minore cilindrata. Yamaha, Triumph ed MV Agusta, di prima se la giocavano (in particolare Yamaha) non è stata mai in partita.
L'anno scorso il mondiale era molto più equilibrato: Stefano Manzi sulla Yamaha Ten Kate poteva lottare con Nicolò Bulega. Quest'anno, il pilota riminese pare destinato a doversi mettere il cuore in pace. Ora Manzi non ha un rivale ma ne ha due. Nei primi round stagionali avevano fatto capolino nelle primissime posizioni le MV Agusta con Marcel Schroetter e Federico Caricasulo ma ultimamente è un dominio pressoché assoluto delle Ducati. Le Yamaha cercano stare a galla, le Triumph faticano e le Kawasaki sono praticamente scomparse dai radar.
Perchè il BOP non interviene
La Supersport iridata "Next Generation" ha aperto le porte a moto drasticamente differenti per cubatura. Si va dalla Ducati Panigale V2, 955 cc di cilindrata, alla quattro cilindri Yamaha R6 e Honda CBR-RR, entrambe600 cc. In mezzo ci sono la tre cilindri MV Agusta F3 e QJ Motor, 800 cc. Mentre la Triumph è 765 cc. Per mettere sullo stesso piano le prestazioni di veicoli così diversi per cilindrata, frazionamento e peso, è stato inventato il BOP (Balance of Performance).
Come funziona?
Funziona così: partendo dall'analisi vari parametri di prestazione, in particolare tempi sul giro, sulla distanza, ordine d'arrivo e velocità massima, impone differenti limitazioni, in particolare l'angolo di apertura farfalla. Ogni squadra è obbligata a scaricare nei computer dei commissari i parametri in uso. Lo scorso anno i commissari della Federmoto Internazionale intervenivano a loro discrezione, quest'anno è stabilito che le modifiche vengano definite ogni due round. Allo scoccare del round 5 però nessun intervento è stato fatto, anche se il monitoraggio è continuo.
Che ne pensano i team?
Ma c'è di più. L'anno scorso restrizioni o aperture dei corpi farfallati non venivano ufficializzati, cioè solo i team interessati lo sapevano, ma non i concorrenti. Quindi i piloti si rendevano conto di aumento o diminuzione di prestazione della marca concorrente direttamente in pista. La situazione, per certi aspetti, è parecchio bizzarra. Che ne pensano le squadra, in particolare quelle che in questo momento non vincono?
"Mi piacerebbe darvi una risposta esauriente ma non riesco" confessa Fabio Evangelista, proprietario di Evan Bros, una delle formazioni supportate da Yamaha Europe. "Per quanto ne so confermo quello che lui già sapete. Forse vengono informati i costruttori, o la MSMA. Nel passato quando è successo non è stato comunicato a noi. Nel 2024 il regolamento prevede che ogni 2 gare la FIM possa intervenire dopo aver visionato i dati. Ad ogni turno un responsabile FIM viene a ritirare la chiavetta apposita e se lo fa con noi presumo che lo faccia con tutti gli altri. Alla luce dei risultati potrebbe intervenire con l’obiettivo di “ribilanciare” e dopo 5 round nulla! Mi sembra molto evidente che serviva farlo già da diversi round…e non aggiungo altro".
E adesso?
Il round di Most è il sesto in caledario, su dodici previsti. Quindi se la norma verrà rispettata (non c'è da spupirsi di niente...) anche in Repubblica Ceca le Ducati andranno con gli stessi gradi farfalla delle uscite precedenti, cioè non cambierà niente. Stefano Manzi, Valentin Debis, punte dello schieamento Yamaha, salvo sorprese dovranno di nuovo metterci una pezza. E' anche da sottolineare che, per la propria particolare conformazione, Donington era probabilmente uno dei tracciati più favorevoli alla bicilindrica Ducati. A Most la situazione potrebbe essere un pò diversa, a dispetto del BOP e dei suoi capricci.
Foto WorldSBK
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