Superbike 2014: Aprilia resta senza clienti, Ducati quasi

Paolo Gozzi Blog
giovedì, 26 dicembre 2013 alle 9:45
L'Aprilia non avrà team clienti e la Ducati non è messa tanto meglio: avrà in pista un solo “satellite” che ha ottenuto moto e ricambi gratis. Per le due marche italiane la Superbike 2014 non sarà un affare: spenderanno 3-4 milioni per la gestione del team interno e non recupereranno neanche un euro. Aver rinunciato per anni a figure chiave nella gestione corse non è stato un buon affare.
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LA GRIGLIA 2014 - La Dorna diramerà a giorni la lista delle squadre permanenti del prossimo Mondiale: ci saranno 24 piloti, quindi cinque in più rispetto alla scorsa stagione. Considerando le quattro wild card ammesse per ogni round, la griglia tornerà ad offrire un ottimo colpo d'occhio. La Superbike è in pieno rilancio tecnico ma Aprilia e Ducati restano al palo. La marca di Noale ha perso le due formazioni satellite che aveva nel 2013, un danno stimabile in circa 800 mila € considerando leasing della moto e la fornitura dei ricambi.
BUYOUT - La Ducati, oltre al team interno coi neoacquisti Chaz Davies e Davide Giugliano, è riuscita a piazzare una Panigale in configurazione Evo al team Althea Racing che farà correre Niccolò Canepa, 25enne genovese da tempo nell'orbita di Borgo Panigale. Ma è stata un'operazione last minute che non ha portato neanche un euro nelle casse aziendali. “Abbiamo chiuso l'accordo a condizioni capestro pur di avere almeno una moto clienti in pista” ammettono candidamente in Ducati. Althea aveva sotto contratto Giugliano fino al 2016 ed ha ottenuto l'intero pacchetto tecnico, dal valore di circa 300 mila €, come buon uscita.
CADUTA LIBERA – Fino a pochi anni fa la Ducati riusciva ad ammortizzare quasi interamente il costo della Superbike vendendo le moto ad una miriade di clienti. Clamoroso il caso 2004 con ben 13 Ducati su 24 partenti ma ancora nel 2012 (appena due stagioni fa!) c'erano 8 moto su 30. Nel 2013 la Rossa ha avuto solo due clienti, uno dei quali solo negli ultimi round e con il precedente modello. I disastrosi risultati della novità Panigale però c'entrano poco, perchè la stessa moto è stata comunque acquistata da molte squadre impegnate nei campionati nazionali. Che, come il team Barni in Italia, hanno dominato la scena. Quindi il problema non è tecnico, ma di gestione. Ed è comune sia a Ducati che Aprilia.
ERRORE – Nel 2010 la Ducati ha accentrato in un'unica persona i ruoli di direzione tecnica e sportiva. Ernesto Marinelli è un bravo ingegnere, ma non è un manager e si è trovato in grave difficoltà ogni volta che ha dovuto gestire affari sportivi delicati. Al termine del trionfale campionato 2011 la Ducati rischiò di perdere Carlos Checa corteggiato da Bmw Italia e per evitare il clamoroso divorzio dovette intervenire da Bologna il gran capo Claudio Domenicali. Che in una notte di febbrili trattative convinse lo spagnolo a restare, comunque ad un ingaggio triplo rispetto a quello che avrebbe incassato se la Ducati avesse gestito la trattativa coi tempi e i modi giusti. La scorsa primavera Marinelli ha visto deflagrare lo scontro tra il gestore del team ufficiale, Francesco Batta, e il numero uno delle corse Bernhard Gobmeier senza metterci bocca. Assenza giustificata: la sua priorità di ingegnere era seguire lo sviluppo tecnico in grave ritardo, non gestire i delicatissimi equilibri “politici” dell'operazione Superbike. In passato la Ducati era guidata da figure di peso come Davide Tardozzi o Paolo Ciabatti che seguivano anche le complesse trattative coi team satellite. Okay, allora la Rossa aveva un pacchietto-clienti potenzialmente vincente ma senza un certosino lavoro dietro tanti affari non si sarebbero chiusi.
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RETROMARCIA – La Ducati ha capito che l'organigramma era carente e la rivoluzione innescata dall'arrivo di Luigi Dall'Igna al vertice delle corse ha rimesso le cose a posto. Da poche settimane Marinelli è tornato ad occuparsi esclusivamente della direzione tecnica mentre la gestione sportiva degli affari Superbike è stata affidata a Paolo Ciabatti. Che ricoprendo lo stesso ruolo anche per la MotoGP non potrà seguire tutti i round ma sarà comunque presenza costante.
STESSA STORIA – Aprilia sta ripetendo gli stessi identici errori della Ducati. Romano Albesiano ha preso il posto di Luigi Dall'Igna ereditando anche il doppio ruolo di responsabile tecnico (anche della produzione) e di gestione sportiva. Ma Dall'Igna era un caso unico, perchè in oltre vent'anni di militanza sui circuiti aveva allacciato mille conoscenze e maturato l'esperienza per gestire anche le situazioni più spinose. Albesiano non è un “uomo da box”, è arrivato in Superbike all'ultima gara trovandosi a dover gestire situzioni di cui conosceva poco o nulla. Così Eugene Laverty, nove vittorie e vice campione del Mondo, è rocambolescamente scappato alla Suzuki, una delle due squadre satellite è tornata in Ducati e l'altra ha dovuto rinunciare al Mondiale per problemi di budget. L'Aprilia è diventata una grande potenza delle corse sotto la guida di personaggi carismatici come Carlo Pernat, Gianpiero Sacchi e da ultimo Dall'Igna. Dietro di loro, più nessuno. Un vuoto che costa caro.

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