Kevin Schwantz,
la leggenda della 500 anni '90, è tornato in pista a 49 anni centrando podio (terzo posto!) alla 8 ore di Suzuka, la gara più prestigiosa del Mondiale Endurance ed evento clou della stagione motociclistica giapponese. Unico successo italiano:
Valentino Rossi nel 2001 con la Honda, in coppia con Colin Edwards. [caption id="" align="alignleft" width="146"]
La 8 ore non una cosa per vecchie glorie, né una competizione di secondo ordine. E' il massimo livello di difficoltà che il grande, vecchio Kevin poteva concedersi.
A questo punto siamo sicuri che perfino in MotoGP potrebbe ancora mettersi dietro qualche giovane virgulto...
L'impresa di Schwantz sposta il limite a livelli mai visti. Non tanto per l'età, ma perchè sono passati ben 18 anni da quando aveva gettato la spugna, al Mugello '95. Non si ritirò per noia, come Casey Stoner, ma perchè il suo fisico, e in particolare i polsi, non riuscivano più a sostenere il peso della miriade di fratture nello sforzo necessario per controllare i mostri a due tempi di allora.
Mi chiedo cosa stiano pensando in questo momento tanti altri piloti magari usciti di scena all'apice della carriera. Alludo in particolare a Troy Bayliss, che disse addio nell'ottobre 2008 da triplice campione del mondo sbaragliando l'ultima recita in Portogallo. Aveva 39 anni, adesso ne ha 44 e - oltre ad allenarsi ogni giorno - segue il figlio che corre (e vince) coi kart. Nel febbraio 2012 voleva tornare in Superbike nel GP di casa, a Phillip Island, ma la Ducati – inspiegabilmente – disse di no. Chissà come sarebbe andata. O come andrà.
Tra i nonnetti che potrebbero dire ancora la loro c'è ovviamente anche Max Biaggi, che si è ritirato da appena nove mesi, anche lui da campione del Mondo Superbike. Ha “solo” 42 anni, un fisico perfettamente integro e un tremenda voglia di fargliela vedere. Due giorni fa ha twittato: “Tante idee per il futuro, con la moto o per la moto”. Noi aspettiamo.
Kevin Schwantz ha scritto la leggenda guidando meravigliosamente (in un unico turno: circa 50 minuti) la Suzuki GSX-R coi compagni d'avventura
Yukio Kagayama e
Noriyuki Haga, rispettivamente 39 e 38 anni: piloti esperti e maturi, due giovincelli confronto.
L'asso statunitense era andato vicino al successo di questa fantastica maratona nel 1988, sempre con la Suzuki, in coppa con Doug Polen, texano come lui. Ruppero il motore. Era 25 anni fa. Il destino ha la memoria lunga.
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L'ordine d'arrivo della 36° edizione della 8 ore di Suzuka è l'ideale passaggio di consegne tra varie ere motociclistiche. Perchè a vincere è stata la Honda (4° centro consecutivo) t
rascinata dall'astro nascente Michael van der Mark, appena 20 anni, che correva con lo specialista Takumi Takahashi e
Leon Haslam protagonista Superbike. Michael è campione europeo della Stock600, la formula d'accesso under 22 delle derivate dalla serie, non aveva mai visto Suzuka (tra le piste più impegnative del mondo...) e mai guidato la CBR-RR Superbike (in configurazione durata) né le gomme Bridgestone. Lo spilungone olandese, abitualmente impegnato nel Mondiale Supersport, ha fatto centro al primo colpo, davanti agli occhi di tutto lo stato maggiore della
HRC, potentissimo reparto corse Honda.
La filiale europea ha in programma di promuoverlo in Superbike 2014, nella formula Evo. Sempre che ai boss giapponesi non vengano idee diverse: il giovane Michael si sarà già guadagnato la
MotoGP?