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La carovana della MotoGP è sbarcata in Qatar la scorsa settimana per eseguire la doppia sessione di test IRTA. Piloti e staff hanno dovuto attraversare una "dogana" di controlli anti Covid-19, con doppio tampone e grandi restrizioni negli spostamenti. Venerdì 12 marzo sarà l'ultima giornata di prove ufficiali, poi ci saranno circa due settimane di pausa prima dell'inizio del Mondiale. Molti piloti ritorneranno in patria a loro rischio e pericolo, al momento del rientro in Qatar dovranno rispettare tutte le normative.
Al momento dell'atterraggio in Qatar si sono verificate delle complicazioni. Uno dei tecnici Ducati è risultato positivo all'arrivo all'aeroporto di Hamad, così come due meccanici Avintia di Luca Marini. Il suo compagno di squadra
Enea Bastianini è dovuto arrivare più tardi a causa di un test ambiguo. Tutti coloro che hanno accesso al paddock della MotoGP devono aderire a un protocollo rigoroso stabilito in anticipo tra le autorità del Paese e Dorna. In base a questo protocollo, tutti sono molto limitati nei loro movimenti, tanto da essere confinati negli hotel. Sono consentiti solo gli spostamenti tra le strutture ricettive (che offrono molti comfort) e l'autodromo di Losail. E sempre con il servizio navetta a tal fine coordinato.
Cosa succederà dopo la giornata di test MotoGP del 12 marzo? Buona parte delle squadre resterà in loco. I vertici Yamaha e Suzuki hanno già detto ai membri della loro squadra che non potranno tornare a casa e rimarranno sul posto fino alla fine del secondo GP in programma il 4 aprile. Honda aveva annunciato da tempo questa medesima decisione, anche perché la maggioranza del personale è di origine giapponese. Da notare che questa imposizione non vale per i piloti Yamaha e Suzuki. Sono autorizzati a tornare a casa prima di dover apparire davanti ai media giovedì 25 marzo. Un'autorizzazione speciale che sembra non piacere a molti. Ma ognuno si assumerà i propri rischi e sarà artefice del suo destino...
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