Dopo aver vinto il titolo Moto3 nel 2014 e in Moto2 nel 2019,
Alex Marquez ha debuttato in MotoGP con i colori del team Repsol Honda. Chiusa la prima stagione con due podi e il 14° posto finale, il successivo biennio in LCR non ha portato soddisfazioni, tanto da decidere di cambiare costruttore e puntare sulla Ducati del team Gresini. I primi lampi sono subito arrivati, con una pole position e un podio, attualmente decimo in classifica piloti.
Un risultato bugiardo
I risultati della prima parte di stagione non rispecchiano in pieno il suo potenziale e quello della sua Ducati Desmosedici GP22. I tre zeri di Austin, Le Mans e Mugello, arrivati in seguito a contatti con altri piloti, pesano sul bottino punti (63): "
Sono cose che succedono, ma ovviamente ai Mondiali ti tirano giù. Ma rimango positivo perché la velocità c'è. Questo mi dà sicurezza. Oltre a questo, non ha più senso pensarci perché non puoi cambiare le cose". Da Silverstone riparte il Motomondiale e
Alex Marquez vuole dimostrare di potersi avvicinare alle zone di vertice in modo più costante, forte di una moto che non lascia spazio ad alibi.
Nel box Ducati
La Ducati è il prototipo da battere e più competitivo in questo momento. Difficile trovarle un difetto, ma anche la Rossa ha un suo punto debole. "Alcuni aspetti potrebbero non essere così buoni, ma altri sono molto forti. Forse fatichiamo un po' di più in curva, ma siamo molto bravi nelle altre cose. Sta a te sapere come ottenere il massimo", ha raccontato a Speedweek.com. Rispetto al recente passato in Honda, il minore dei fratelli Marquez può contare su un maggiore supporto tecnico e da parte delle alte cariche Ducati. A cominciare da Gigi Dall'Igna: "Vengono sempre in tre dopo ogni sessione e scrivono quello che dico. Questo è ciò che più mi ha sorpreso da quando sono arrivato in Ducati".
La brutta parentesi Honda
I tre anni con il marchio Hrc sono ormai alle spalle, la sua è stata una storia un po' sui generis, anche a causa della pandemia Covid. Ancora prima di esordire nel 2020 aveva saputo che l'anno seguente sarebbe passato al team satellite per fare posto a Pol Espargaro. "Non l'ho gestita molto bene nel 2021. Ne ero un po' ossessionato, spingevo perché volevo sempre essere davanti alle moto ufficiali e mi sono un po' perso sulla mia strada". Una storia archiviata, o quasi... "Un capitolo chiuso ma non dimenticato, ho imparato molte cose. Fortunatamente avevo le persone giuste intorno a me nel box che mi hanno aiutato".
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