Alex Briggs, meccanico di
Valentino Rossi, sa cosa significhi lavorare con un campione. Prima dell'incontro con il Dottore ha lavorato in Honda al fianco di Mick Doohan, vincendo cinque titoli consecutivi dal 1994 al 1998. Prima che l'asso australiano si infortunasse. “Mick voleva vincere tutto: anche la corsa dall'hotel al circuito in un'auto a noleggio. Voleva essere il primo nei test, il primo ad arrivare in hotel, il primo all'aeroporto".
Un campione si riconosce dalla luce nei suoi occhi. L'arrivo di
Valentino Rossi in HRC nel 2000 gli offre l'opportunità di riscrivere la storia, pur essendo differente sotto molti aspetti rispetto a Doohan. "
Valentino va più veloce quando è felice. Gli piace scherzare in griglia di partenza - racconta Alex Briggs -.
Scherza su qualsiasi cosa, può essere una battuta su una ragazza immagine, sulla posizione della griglia o sulla prima curva. Il modo in cui lo vedi nelle interviste e nelle gare è molto simile a come è nella vita in generale. Molto, molto divertente".
ROSSI CAMPIONE NELLA TESTA
Un'icona della MotoGP. Sarà un privilegio poter raccontare un giorno di aver fatto parte del team del Dottore. Un campione per essere tale lo è innanzitutto nella mente. "Valentino ha una delle migliori menti da gara che abbia mai conosciuto", ha aggiunto Briggs sul sito Monster Energy. "Ha tutto sotto controllo. Non l'ho mai visto in preda al panico. Altri piloti che sono ancora nella loro fase di apprendimento, come Fabio Quartararo per esempio, devono rimanere concentrato per dimostrare a se stessi di poter vincere. Una mente da gara è colui che è in grado di anticipare ciò che accadrà".
SAPER FARE SQUADRA
Valentino Rossi è un campione anche perché sa fare squadra come pochi altri. "
Quando Vale si unì a noi nel 2000, aveva già vinto due titoli. Cosa mi ha colpito di più di lui? Nel giro di tre giorni, conosceva già tutti i nostri nomi, sapeva se avessimo una ragazza o una moglie, se avessimo figli e cosa stessero facendo. Ha mostrato così tanto interesse per noi che è stato fantastico. Ci sono piloti che lavorano da anni nella stessa squadra e non conoscono nemmeno il nome o la situazione familiare dei loro meccanici". Per il pilota di Tavullia il team è una parte imprescindibile del suo lavoro. Da allora il suo team lo ha seguito a spasso per la MotoGP: in Yamaha tra il 2004 e il 2010, in Ducati nel biennio 2011-2012, poi nel ritorno in Yamaha dal 2013 ad oggi.
IL DOTTORE UOMO DA BOX
Le uniche modifiche al suo 'staff' sono avvenute nel 2014, quando ha sostituito Jeremy Burgess con Silvano Galbusera. E alla fine della scorsa stagione MotoGP, con l'arrivo di David Munoz
al posto di Galbusera. Con il suo carisma Valentino riesce sempre a motivare la sua squadra. “
In passato, quando era più giovane, il box era per lui come un rifugio, entrava e poteva stare da solo, veniva solo per parlare con noi, giocare con la moto, con gli adesivi. Negli anni, il box è stato organizzato in modo diverso, è molto trafficato, con tante persone che vanno e vengono. Quindi - ha aggiunto Alex Briggs -
non è più il luogo in cui può nascondersi e stare in pace. Nonostante ciò, al giorno d'oggi, con i computer e l'elettronica, di solito trascorre 3-4 ore a studiare i dati. E la sua maniacale attenzione ai dettagli è semplicemente d'ispirazione”.
LA CALMA E' LA VIRTU' DEI FORTI
I veri campioni sono anche coloro che non si arrendono, che si rialzano dopo una sconfitta, che mantengono la calma anche nelle avversità. "Quello che ho davvero imparato da Valentino è che non bisogna arrendersi mai, senza perdere mai il controllo. In 20 anni di lavoro insieme abbiamo affrontato battaglie fantastiche, ma anche gare terribili. Non ho mai visto Rossi, neanche una volta, dare calci ai pannelli o a lanciare il casco. Anche dopo aver perso un campionato, non ha mai perso la calma. Ha mantenuto il rispetto per il lavoro e gli sforzi delle persone che lo circondano. Quello che faceva - ha concluso Alex Briggs - era fermarsi e chiedere spiegazioni".
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