Fino a pochissimo tempo fa sembrava che
Jack Miller fosse ormai fuori dalla MotoGP, praticamente senza speranza di essere in griglia nel 2025. Invece, negli ultimi giorni sembra essere diventata molto concreta la possibilità di rivederlo ancora in top class l'anno prossimo. Anzi, salvo colpi di scena, guiderà una Yamaha M1 del team Prima Pramac Racing e affiancherà Miguel Oliveira.
MotoGP, Jack Miller fiducioso sul futuro
Arrivato al Red Bull Ring per il Gran Premio d'Austria, il pilota australiano si è detto ottimista sul fatto di avere una sella anche nel prossimo Mondiale: "
Mi sento meglio rispetto a due settimane fa - ha detto a
Motosan.es -
e le voci che sentite sono vere. Stiamo cercando di trovare una soluzione. Penso che per me non sia ancora arrivato il momento di dire addio alla MotoGP e credo di avere ancora tanto da dare, vorrei dimostrarlo in pista".
Bisogna dire che Miller in questa stagione, la sua seconda con la KTM, sta deludendo molto. Avendo trascorso già un anno sulla RC16, ci si aspettava che sarebbe stato in grado di conquistare risultati migliori di quelli che abbiamo visto finora. In classifica generale è solo 16° con 42 punti, a 72 lunghezze dal compagno di squadra Brad Binder e a 80 dal rookie Pedro Acosta. Vedremo come proseguirà il suo campionato, a Silverstone qualche segnale di ripresa si era visto.
Dorna, la nazionalità australiana conta?
Qualcuno ritiene anche che la sua permanenza in MotoGP possa essere legata anche a una questione di passaporto. Ci sono tanti italiani e spagnoli, a Dorna Sports non dispiace avere in griglia anche un australiano. Ma Miller mette le cose in chiaro: "Non voglio essere scelto per il mio passaporto australiano, bensì per la mia velocità. In questo momento ci sono piloti forti provenienti da Italia e Spagna, ma non voglio essere qui per la mia nazionalità. Vorrei restare perché penso di poter sfidare gli altri in pista".
Inoltre, Jack ci tiene a sottolineare un altro aspetto che va contro chi pensa che lui possa continuare a correre in MotoGP grazie al suo passaporto: "Qui ci sono persone che spendono milioni per correre, non gliene frega nulla sei spagnolo, cinese, australiano o altro. Se vai forte, ti fanno un contratto". Il discorso è giusto, la velocità deve essere il primo fattore per ingaggiare un pilota, la nazionalità dovrebbe essere un elemento del tutto superfluo. Magari non è sempre stato così nella storia, ma in teoria...