Non sono mancati i cambi di team anche a livello di tecnici per questa nuova stagione MotoGP 2025. Uno di questi è
Giacomo Guidotti, che dopo 8 anni in Honda, tra team factory e LCR, si lancia in una nuova sfida con Yamaha. Per la precisione sarà capotecnico nel secondo team ufficiale del marchio di Iwata, Prima Pramac Racing, accanto a Jack Miller. Abbiamo avuto modo di sentirlo per avere un commento su questo importante cambiamento, sui “primi contatti” in attesa dei test ufficiali, sull’
ipotesi V4 e molto altro: la nostra intervista.
Giacomo Guidotti, dopo anni in Honda il passaggio in Yamaha.
Sono stati otto anni con momenti super eccitanti e momenti che non lo sono stati, come succede in tutte le esperienze lavorative alla fine. Non c’è stato un elemento scatenante, ci sono momenti in cui si cambia. A livello personale è un’altra sfida, ora sono concentrato solo su questa nuova avventura in Yamaha. So che sarà molto impegnativa, la moto sta crescendo e hanno di nuovo un secondo team. Ci sarà una mole di lavoro abbastanza impegnativa per creare un ambiente che funzioni e che possa dare i frutti che ci si aspetta.
Cosa ti porti dietro del periodo Honda? Qual è stata la maggiore soddisfazione?
All’inizio ho fatto due anni con Pedrosa, in cui abbiamo fatto ottimi risultati, poi sono stato per quattro anni con Nakagami nel team satellite LCR. Sempre con supporto ufficiale ma con obiettivi differenti, Nakagami era un pilota che stava emergendo in MotoGP: ci sono stati ottimi risultati nel 2020. Con l’infortunio di Marquez poi lo sviluppo si era decisamente concentrato su Nakagami, gli anni 2020-2021 sono stati importanti.
La fase finale è stata di nuovo con Repsol Honda.
Due stagioni con più bassi che alti, dovuti al fatto che comunque la moto non era più competitiva. Honda è rimasta un po’ indietro negli anni dell’infortunio di Marquez e non siamo stati in grado di sviluppare la moto sotto quegli aspetti su cui gli altri hanno lavorato molto: aerodinamica, conoscenza degli pneumatici… Siamo rimasti un po’ al palo, di conseguenza si sono complicate tutte le altre faccende. Non era legato ad una persona singola o altro, semplicemente la moto non è competitiva. Anche questo mi ha portato a guardarmi attorno, le motivazioni cominciavano ad essere molto basse.
Scegli quindi di accettare la sfida in Yamaha.
Sono molto contento di questo cambio, mi rimetto in gioco con persone nuove e con uno stimolo da gara vero e proprio. Mi sto un po’ rigenerando.
Primissimo contatto con Yamaha nel test a Barcellona, com’è andata?
È stato poco più di una passeggiata: abbiamo appena messo in pista le moto con i due piloti nuovi, abbiamo fatto conoscenza… Sono stati 4-5 run di esplorazione, senza nessuna ricerca della prestazione. Per quanto riguarda il gruppo, è il mio ex team dei miei tre anni in Pramac, attuale campione del mondo, a parte due persone nuove. Un “ritorno” col gruppo di lavoro che già conosco, però chiaramente la Yamaha e tutti i vertici sono nuovi per me. Conosco bene Massimo Bartolini, lavorava in Ducati quando ero ancora in Pramac: ora è direttore tecnico Yamaha, con la sua esperienza è una figura chiave di questo progetto. Come lui ci sono anche altri ingegneri che arrivano da esperienze Ducati.
Che prima impressione hai avuto della Yamaha M1?
È una moto da conoscere. Anche per Miller è stata la prima volta su un 4 cilindri in linea, sia lui che io abbiamo fatto qualche commento un po’ in paragone a quello che avevamo in precedenza, poi lo spec di aerodinamica non era quello di fine stagione di Quartararo e Rins… È stato un po’ un approccio per iniziare a conoscersi, per mettere in piedi la struttura. Anche perché il team arrivava dai festeggiamenti per il Mondiale! [risata]
Come ti sei trovato con Jack Miller?
Ci conosciamo da anni a livello di paddock diciamo, ma è stato un ottimo inizio e ci sentiamo costantemente per telefono. Si è allenato molto, ha girato con una moto stradale, ha anche lavorato su una moto da fuoristrada… È bello carico e motivato per la nuova stagione. Ho già avuto un pilota australiano, Troy Corser, con cui ho vinto un Mondiale Superbike, quindi per me è un po’ un ritorno alle origini!
Yamaha si sta dando molto da fare, giusto?
Di recente siamo stati in Giappone a montare le moto, siamo pronti per Sepang e la Thailandia. Tante cose sono ancora in via di realizzazione, ma il programma di test è bello intenso, partendo dallo Shakedown, avendo le concessioni. Vediamo come sarà la prima uscita dell’anno.
Si parla tanto di Yamaha e del “dubbio” tra il 4 in linea o un ipotetico passaggio al V4.
Sono filosofie aziendali, è anche un discorso sicuramente prestazionale, ma chiaramente serve sempre un periodo di sviluppo e non si sa quanto potrebbe durare. Io in MotoGP ho fatto esperienza col tre cilindri Aprilia nei primi anni 2000, poi sono arrivati i 4 cilindri a V, ci ho lavorato in Ducati e Honda.
Cosa pensi del V4, è la “soluzione migliore” nell’attuale MotoGP?
Sembra la configurazione con cui si riesce a realizzare una moto più compatta e una distribuzione di carico un po’ più corretta, a seconda della necessità delle gomme attuali. Cosa che in passato non era così determinante: quando c’era Bridgestone la differenza tra 4 in linea e V4 era meno evidente. Vuoi l’avvento delle nuove gomme, della nuova elettronica, dell’aerodinamica, ma ha fatto sì che la configurazione V4 sia quella più centrata.
Il 4 in linea quindi potrebbe essere uno dei problemi attuali di Yamaha, oppure no?
Non è detto. Fino a poco tempo fa sia Yamaha che Suzuki con il 4 in linea erano più che competitive. È una questione un po’ più generale, oltre la configurazione del motore. Come detto, sembra ad esempio che le gomme siano più “adatte” al V4, ma magari dalla prossima settimana cambia tutto, quindi chissà. Anzi, speriamo proprio ci sia un’inversione di marcia, con il 4 in linea di nuovo molto competitivo!
In corso lo shakedown, poi si comincia con i test ufficiali in Malesia e Thailandia.
Quei circuiti sono posti ideali per i test invernali, giriamo in condizioni abbastanza estreme. Chiaramente ci saranno evoluzioni durante la stagione, poi una volta in Europa si potrà valutare la vera situazione. Da qualche parte però dobbiamo cominciare.