Honda MotoGP a fondo: una via d'uscita che non si intravede

MotoGP
lunedì, 01 luglio 2024 alle 7:36
luca marini honda assen motogp 2024
La storia Honda nelle competizioni motociclistiche è costellata di successi straordinari, ma anche di fragorose sconfitte. Con ancora il "Grande Vecchio" Soichiro Honda operativo, la casa dell'ala dorata ha rimediato delle sonore batoste che hanno fatto la storia. Sconfitte inaspettate, come ad Asama nel 1955 ad opera della neonata Yamaha (con il reparto motociclistico avviato soltanto nei mesi precedenti), così come insuccessi inevitabili, vedi la prima spedizione al TT che sincerò la disparità tecnica rispetto alle moto europee. Si è arrivati persino a fallimenti per presunzione, come nel caso dell'inaugurale 8 ore di Suzuka del 1978, ma in sostanza tutte queste battute d'arresto hanno un filo conduttore: il saper impartire una lezione. Appresa, facendone tesoro e dalla quale Honda si è sempre rialzata, trovando opportune contromisure. Nel presente in MotoGP si ha la sensazione che gli insuccessi attuali non prospettino una via d'uscita.

HONDA MOTOGP A FONDO

Il dibattito è acceso. Toccato il fondo, Honda in MotoGP è prossima alla risalita o continuerà a scavare? I diretti interessati manifestano fiducia per il futuro, ribadendo che è stato intrapreso un percorso che porterà ai primi frutti non prima (almeno) dell'anno venturo. D'altro canto, ogni singolo dato preso in esame nel raffronto con il recente passato mostra un segno negativo davanti. Assen è stato il weekend più rappresentativo in tal senso, dove se ne sono viste di ogni. Joan Mir a terra non fa più notizia: appena ci prova un attimo, finisce nelle vie di fuga. Luca Marini, da un 2024 finora incommentabile (ma non per questo ingiudicabile) non ne esce fuori, per quanto al TT Circuit ha ben poche colpe: rottura nella Sprint, fuori pista nella gara lunga dopo un contatto causato da Augusto Fernandez. Legittime attenuanti che non cancellano l'esito di una "pre-qualifica" del venerdì con Mir e Marini ultimo e penultimo. Non che gli altri Hondisti di casa LCR siano andati tanto meglio.

CONSAPEVOLEZZA DEL DISASTRO

Assen è stato un incubo e, con il Sachsenring in vista, cresce la preoccupazione. La trasferta dove, lo scorso anno, di fatto Marc Marquez iniziò a cullare l'idea di salutare la compagnia, una caduta (brutta) dopo l'altra, quasi ad ogni ingresso in pista. In questi 12 mesi si è completata la rivoluzione interna in HRC, ma la RC213V resta ampiamente fanalino di coda della top class. Con piena consapevolezza dei diretti interessati, i quali parlano continuamente di "raccogliere dati", con i piloti ormai che inseguono come unico obiettivo l'affermarsi come pilota Honda più veloce (o meno lento, punti di vista).

IL FUTURO

Si potrebbe continuare a, come si suol dire, "sparare sulla croce rossa", ma per quanto non si intraveda una via d'uscita (le concessioni, ad oggi, sono servite a poco/nulla), Honda resta la casa motociclistica più grande al mondo. Con mezzi tecnici ed economici per risalire, contestualmente adottando una mentalità più "europea" che gioverebbe nei tempi correnti della MotoGP. Aprendo magari un libro di storia, sincerando cosa disse il "Grande Vecchio" per rendere una super-potenza la sua creatura. Anche quando, proprio 70 anni or sono, l'azienda era sull'orlo del fallimento, puntando tuttavia proprio sulle competizioni per la rinascita. Non certamente una priorità oggi, ma una traccia da seguire per non far sì che "il potere dei sogni" svanisca dinanzi ad una quotidianità in MotoGP da incubo.

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