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"E anche quest'anno la Superbike la vinceremo il prossimo". Ai tempi di Fogarty, Corser e Bayliss la Ducati era l'invincibile armata, ma il Mondiale sul quale Borgo Panigale ha costruito le fortune sportive e commerciali manca da nove anni. Poco o niente lascia sperare che il digiuno possa rompersi da qui ad un mese. Restano ancora sei gare da correre (124 punti) ma i 51 punti di ritardo dal colosso Jonathan Rea suonano come una condanna per
Scott Redding. Il Cannibale avanza in classifica anche quando non vince, o addirittura va in difficoltà come in
gara 2 al Montmelò. La Kawasaki remava d'anteriore, Redding però era messo ancora peggio, causa deterioramento del posteriore. Quando era il momento di accorciare le distanze, il britannico è andato in crisi. Negli ultimi round ha preso paga anche dal compagno di box Chaz Davies, ormai fuori dai giochi Ducati, e dal privato Michael Rinaldi, con la Panigale 2019. Il fuoco amico ha fatto più male, sulla classifica e il morale, degli affondi Kawasaki.
Cos'è che non funziona?
Nel 2019 la disfatta di Alvaro Bautista da metà stagione in avanti era stato l'alibi nel quale spegnere la ricriminazione. Nel volgere di poche settimane lo spagnolo era passato dal ruolo di bandiera della Rossa a quello di cascatore seriale e voltagabbana. La colpa del Mondiale sprecato dopo un inizio da record era ricaduta tutta su Bau Bau. Ma stavolta c'è poco cui aggrapparsi.
Scott Redding ci ha messo il cuore, in ogni curva. Quando c'è stata l'occasione non ha esitato ad affrontare
Jonathan Rea a brutto muso. E' successo a Jerez, Aragon e anche l'ultimo week end al Montmelò. Ma l'altro è furbo, non non è caduto nella trappola. Il campione BSB ha fatto un errore pesante ad Aragon, ma anche il Cannibale paga uno zero in classifica. Il problema non è stata la caduta, ma andare complessivamente più piano.
La Ducati perde i Mondiali con la moto migliore
Questo rischia di essere il secondo titolo sfumato pur disponendo del miglior potenziale tecnico. La Panigale aveva fatto fuoco e fiamme un anno fa (17 vittorie) e continua ad andare fortissimo. Con il missile bolognese hanno vinto tre piloti diversi su tracciati differenti. In rettilineo la Panigale fa la differenza e su determinati tracciati, come Jerez e Montmelò, ha dato l'impressione di essere difficilmente avvicinabile, quando i piloti trovano il modo di sfruttare adeguatamente le gomme. Jonathan Rea soffre sul dritto e spesso anche in accelerazione. Eppure in 18 gare è finito 15 volte a podio, vincendone la metà. La Kawasaki "rischia" di vincere il sesto Mondiale di fila con la Superbike più vecchia in pista.La chiave è disporre di un'esperienza enorme che permette a pilota e squadra di far fronte ad ogni evenienza, sfruttare sempre al massimo l'aderenza e non sbagliare una mossa. Avere una moto più vecchia, invece di essere un limite, è diventato l'asso nella manica.
La svolta 2021: serve continuità
Quindi ecco cosa serve alla Ducati: la stessa continuità che fa vincere la Kawasaki. Nel 2021 sarà la terza stagione per la Panigale, che quindi comincia ad essere una moto "matura", al top dello sviluppo, con un magazzino di dati ed esperienze alla pari con i giapponesi. Ma la tecnica non basta, serve anche il fattore umano.
Scott Redding forse non aveva un'idea precisa di quanto fosse difficile battere Jonathan Rea. Nel dopo gara del Montmelò il britannico ha detto una cosa giusta: "
Ci sono altri Mondiali da vincere". Esatto, questa è la chiave. Cominciare a programmare la prossima sfida, analizzare ogni dettaglio che può sfruttare anche un millesimo di secondo. Buttarsi nella mischia e pensare di vincere menando pugni a casaccio non servirà. Per battere Jonathan Rea la Ducati dovrà usare le stesse armi: esperienza, conoscenza e talento. Ma soprattutto, la testa.
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