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La vicina di casa di
Valentino Rossi non si arrende. Sostiene che la villa del campione di MotoGP non rispetti le distanze dalla sua abitazione e che in fase di ricostruzione abbia oscurato il panorama.
La denuncia nei confronti del pilota Yamaha è archiviata, ma ora la signora A.M. ricorre in appello dopo aver perso in primo grado nella vertenza civile. Sostiene che Vale abbia avuto corsie preferenziali nel rilascio del permesso, in quanto sua madre Stefania Palma è una dipendente dell’ufficio urbanistica di Tavullia.
Accuse pesanti prontamente respinte per vie legali, come riportato dall'edizione odierna de 'Il Resto del Carlino'. L'avvocatessa Antonella Storoni, che difende
Valentino Rossi, sottolinea che la "
causa pendente in Corte d’Appello non ha ad oggetto l’accertamento dei comportamenti della signora Stefania Palma". Inoltre quest'ultima è impiegata presso l'Ufficio Lavori Pubblici del comune di Tavullia e non risulta agli atti alcuna ingerenza. Il legale ribadisce che la villa della Domus mea (la società del 42enne) abbia rispettato le norme sulle distanze e le previsioni urbanistiche senza pregiudicare la panoramicità.
Se da un lato il Comune di Tavullia segue la vicenda per tutelare la sua immagine di trasparenza, la controparte legale della signora A.M. non molla la presa. "
Semplificare un atto di appello di oltre 20 pagine estrapolando solo qualche frase, pone agli occhi del lettore, solo la notorietà della controparte. Invero, quando si parla di Valentino Rossi, nel giro di qualche istante si scatena un vespaio", ha reso noto l’avvocatessa Pia Perricci. "
Noi speriamo che non sia così, anzi siamo certi che nelle aule di Tribunale trionfi sempre la giustizia e non la notorietà". Con la speranza di ribaltare la sentenza di primo grado "
è stata chiesta una nuova perizia con un tecnico proveniente da fuori regione".
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