Datemi un eroe, e ci scriverò sopra una tragedia, diceva Scott Fitzgerald. Così è finita che a
Valencia ci sono stati eroi veri,
Marc Marquez che salva in maniera funambolica un Gran Premio che poteva rischiare di compromettere e
Andrea Dovizioso che corona alla grande la sua stagione migliore in sella alla Desmosedici.
ANTI - Ma c'è posto pure per un antieroe, o un eroe di cartone fate voi:
Jorge Lorenzo da Palma de Mallorca. L'uomo da 12 milioni di euro che avrebbe dovuto riportare il titolo mondiale piloti a Borgo Panigale. E invece no. Jorge ha fatto di volta in volta il piangina, il gradasso, il professionista, l'uomo squadra a parole e l'aziendalista da intervista. Quando fai il pilota i fatti si giudicano solo in pista, non sui giornali. La caduta nella polvere tentando di stare lì davanti a giocarsi 'impossibile, nell'ultima ribalta della stagione, è il ricordo che Jorge lascerà del 2017. Si congeda dal mondiale di quest'anno con una figura da rosicone. Il ridicolo stratagemma della “Mappa8” inviata sulla dashboard del pilota, mostrata in mondovisione, oppure la cara, vecchia tabella di segnalazione che sconsolatamente esponevano dai box per chiedere al #99 di cedere la posizione a Dovizioso, resteranno a chiarire ai più che il romanticismo non esiste nelle corse, che nel motociclismo sportivo il gioco di squadra è maledettamente difficile. In ogni caso sempre a rischio di sputtanamento. I
CINQUE MONDIALI - Il Lorenzo lamentoso e frignone che davanti ad ogni obiezione dichiara stizzito «sono un cinque volte campione del mondo» finisce a fare la figura di quello che se non segna ruba il pallone, del tenore fallito che non cede la scena a quello buono. Il ruzzolone nella polvere è un po' la caduta di Icaro. Ha commesso il peccato di ubris, ha disobbedito agli dei-Ducati pensando di essere a sua volta divinità pagandone il caro prezzo. Il confronto del ritorno al box di Dovizioso, applauditissimo, condito dall'abbraccio del boss Domenicali e il furioso capo chino di Lorenzo accolto nell'indifferenza, assomiglia in tutto all'epilogo di una tragedia. Solo due settimane fa eravamo a lodare la sportività di Jorge, mentre oggi siamo increduli a cercare di capire le ragioni di una pazzia senza senso.
CAIROLI DIXIT - Uno che nella propria specialità ha vinto qualche mondiale più di Lorenzo, Tony Cairoli, ha twittato a caldo: «Ragazzi scusate ma Lorenzo quando ancora all'inizio Dovi era più veloce DOVEVA farlo passare.» Ancora: «magari non riusciva a vincere comunque ma la pressione può giocare brutti scherzi.» Tony ha espresso quello che hanno pensato tutti i tifosi davanti alla televisione. Nessuno si è scandalizzato per i primi giri di Pedrosa, quando copriva il suo caposquadra Marquez. In ballo c'è un mondiale. Sono professionisti, sanno che gioco hanno scelto. Un duro come Davide Tardozzi - nel box Ducati ha fama di tritapiloti - per il maiorchino ha sempre avuto parole di miele: «Al momento giusto Jorge saprà cosa fare.» Aspettavamo una sua dichiarazione ufficiale che rimproverasse Lorenzo, visto che evidentemente, anche se il pentacampione sapeva cosa fare, non l'ha voluta fare. Invece si è scelto l'ignavia, la soluzione comoda. Esaltare l'eroe Andrea da Forlì, evitando di citare l'antieroe Jorge. Chissà se Dall'Igna striglierà in privato il #99, ricordandogli che il professionismo si dimostra coi fatti e non con le parole nelle interviste, ma probabilmente non lo sapremo mai.
REAZIONI - Per capire che aria tira basta leggere i commenti su twitter degli appassionati, scegliendo fior da fiore: «
Lorenzo è stato il miglior acquisto della Honda», «
Lorenzo fornisce sempre ottimi motivi per stare sul cazzo all'Italia intera», «
qualcuno spieghi a Lorenzo che il suo compagno di squadra è Dovizioso, non Lorenzo», «
lo hanno pagato milioni per far schifo tutta la stagione e ora per favorire Marquez.» Ci fermiamo qui, perché la lista è lunga. Nessuno difende il #99, perché tutti prendono le parti dell'eroe, nessuno dell'antieroe da tragedia. Perché di sicuro da oggi
Jorge Lorenzo è diventato un personaggio da tragedia shakesperiana. Jago, Riccardo III°, Amleto, scegliete pure. Mister miliardo il prossimo anno è condannato a vincere, oppure rimarrà il perdente della mappa numero otto. Con buona pace dei cinque titoli mondiali.