michele zasa

La rabbia di Michele Zasa: “È la Terza Guerra Mondiale, la gente deve capirlo”

La rabbia di Michele Zasa, in prima linea nell'emergenza coronavirus. "Tante persone se ne fregano. Dobbiamo portarle a vedere i morti?"

21 marzo 2020 - 9:40

La rabbia nel vedere sempre troppe persone che non rispettano l’ordine di rimanere chiuse in casa. Più che comprensibile lo stato d’animo del dottor Michele Zasa, responsabile della Clinica Mobile, nonché anestesista rianimatore in questi giorni in prima linea nel 118 di Parma. Il perenne rischio degli operatori sanitari, dei volontari, delle persone della Protezione Civile, che cozza violentemente contro la gente che non si rende conto della tragedia in corso nel nostro paese. Le denunce per inottemperanza delle regole sono infatti quasi il doppio dei contagiati.

“Ci sono momenti nei quali mi verrebbe voglia di prendere la gente e portarla nelle case. Far loro vedere quando andiamo a recuperare i morti.” Non usa mezzi termini Michele Zasa, come riporta Paolo Ianieri sulla Gazzetta dello Sport. Rabbia e sconforto per una situazione sempre più vicina al collasso e per la poca collaborazione delle persone. “Nelle strade vedi ancora gente seduta sulle panchine, che passeggia, che corre. Combattiamo contro un esercito invisibile, però tante persone che se ne fregano rischiano solo di aumentare i contagi.”

Il rapido aumento dei numeri gli dà ragione. “Quelli non li guardo quasi più, qualsiasi cifra è sottostimata. Ci sono tantissimi asintomatici ed è impossibile fare il tampone a tutti.” Ed il picco non è ancora stato raggiunto. “Ho visto tante cose pesanti nella mia vita di medico, ma qui siamo oltre. È uno stress costante e molto elevato, anche perché dobbiamo seguire procedure molto rigide per evitare possibili contatti con i pazienti. In pochissimo tempo ci siamo ritrovati in una situazione di assoluta emergenza.”

“Il problema vero adesso è vedere tanta gente giovane che inizia a stare male. Se solo vedessero la tragedia umana di quando ci tocca prelevare qualcuno da casa, strappandolo ai suoi familiari…” Eppure, come detto, alcuni (troppi) non raccolgono i continui appelli. “L’Italia è diventata una nazione di podisti! Dobbiamo portarli a vedere i morti? Noi operatori sanitari siamo già allo stremo delle forze. È la Terza Guerra Mondiale, la gente deve iniziare a capirlo.”

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

MotoGP, Circuito di Jerez

MotoGP Jerez: hotel quasi pieni, chiuse le strade verso il circuito

MotoGP, Razlan Razali

Razali gioca con Valentino Rossi: “Domani l’annuncio che aspettavate”

motogp esport 1 round

MotoGP eSport, 1° round: doppio successo per Adrian Montenegro