Moto Morini oggi è più che mai sulla cresta dell'onda. Da quando l'azienda è stata acquisita da un importante gruppo cinese
è stata rilanciata alla grande. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. La storia del fondatore Alfoso Morini s'intreccia con quella di un altro genio del Novecento totalmente dimenticato: Mario Mazzetti.
Nato a Bologna il 20 febbraio 1895, proveniva da una famiglia modesta e interruppe gli studi per lavorare come fabbro e meccanico. Parallelamente frequentò corsi serali di disegno tecnico. Mazzetti era un tecnico visionario e intransigente, capace di trasformare la meccanica in arte. Con grande spirito d'iniziativa progettò e brevettò una 125 cm³ due tempi monocilindrica, presentata nel 1924. Non solo era bella ed efficace: era vincente. Nacque dunque M.M. (Mario Mazzetti) una piccola grande casa motociclistica destinata a scrivere pagine importanti nella storia del motociclismo italiano.
M.M.: innovazione, tecnica e successi
Mazzetti era un genio a livello tecnico e prese inizialmente Alfonso Morini, suo vicino di casa, con la mansione di socio corridore, successivamente seguì la squadra corse ed i piloti fino alla sua uscita dalla M.M. nel 1937. Alfonso Morini non progettò mai motori o moto in M.M. ma le guidava vincendo numerose competizioni ufficiali e stabilendo diversi record mondiali.
La M.M. è arrivò ad impiegare 80 operai nella realizzazione di moto eccellenti nelle prestazioni, veloci, affidabili, eleganti. Il successo commerciale era stato favorito da quello sportivo che l’aveva vista rivaleggiare con le grandi marche nazionali conquistando 461 podi con 264 vittorie dal 1924 al 1957, 7 Campionati Italiani Piloti e Marche, 10 Record Mondiali Velocità. La 125 di M.M. è stata la migliore della sua epoca
Nel 1929 purtroppo la categoria 125 venne abolita. I successi nelle gare consentirono di trovare nuovi soci: Angelo Mattei e Giuseppe Massi-Mazzi in quanto Mattei si era già mobilitato.
La risposta della M.M. fu una 175 cm³ quattro tempi e fu ancora successo, tecnico e sportivo: record sul chilometro e sul miglio lanciati nel 1933, e titoli nazionali grazie a Dorino Serafini e Luigi Bonazzi.
Fu proprio la 175, adottata anche dalla Scuderia Ferrari, a vincere una prestigiosa gara romana sul Circuito del Littorio nel 1933. Era il simbolo di una moto nata bene, raffinata nella progettazione e nella guida. Nel 1930 arrivò anche la 350 a valvole laterali ed alla sua prima uscita sportiva, vinse la Sei Giorni Internazionale, unica 350 fra le 500. Nel 1934 debuttò la 500 cm³, sorella maggiore della 350. Entrambe sarebbero rimaste in produzione per oltre un quindicennio, aggiornate ma fedeli al loro spirito originario. Il nome di M.M. entrò nella leggenda il 1º dicembre 1936, quando Luigi Bonazzi, sull'autostrada Firenze-Mare, volò oltre i 186 km/h al chilometro lanciato, siglando un altro record mondiale, questa volta nella classe 350. Era l’apice.
Il divorzio da M.M. e la nascita di Moto Morini
Alfonso Morini nel 1937 lasciò dunque M.M. ed aprì una sua azienda. All'inizio costruì motocarri e motori, per rispettare l'accordo assunto con l'ex socio Mazzetti di non produrre motocicli.
Scoppiò la seconda Guerra Mondiale e mentre molte aziende italiane cavalcavano le commesse belliche, la M.M. rimaneva in ombra: Mario Mazzetti, apertamente ostile al regime fascista, scelse di non allinearsi.
Nel 1947 la casa bolognese però tornò a far parlare di sé realizzando per la prima volta in Italia una 250 monoalbero dotata di forcella teleidraulica e un telaio elastico. Poi arrivò anche una 350 derivata. Erano moto potenti e tecnicamente avanzate: la 250 del 1953 raggiungeva i 134 km/h, velocità da "mezzo litro", e la 350 sfiorava i 150 km/h. Una raffinatezza tutta bolognese, per pochi appassionati. Ma i tempi cambiavano. Il mercato voleva scooter, mezzi semplici, economici. La M.M. tentò una risposta con una nuova 125 due tempi nel 1954, ma fu l’ultima voce: solo 23 immatricolazioni. Il silenzio definitivo arrivò nel 1957, con il fallimento dell’azienda.
L'ex socio Alfonso Morini invece aveva convertito la sua azienda in produttrice di ordigni bellici, venendo però rasa al suolo dai bombardamenti. Subito dopo la guerra, Alfonso Morini trasferì la sua attività in via Berti, a Bologna nel 1946 nacque la T125, una 125 cm³ a due tempi ispirata alla tedesca DKW RT 125. Iniziò dunque la storia di Moto Morini che narreremo in un secondo momento.