Cambia la regola, occhio alle gomme

Cambia la regola, occhio alle gomme

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La restrizione del quantitivo di gomme utilizzabili nell’arco del GP condizionerà la Superbike 2014. Nel paddock pochi conoscono il regolamento e alla vigilia dell’apertura in Australia perfino un grosso nome come Jonathan Rea ha candidamente ammesso di non saperne niente. Ecco come funziona.

Giorgio Barbier, direttore tecnico Pirelli Moto dal 1988

NOVITA’ – L’articolo 2.4.7 stabilisce che da adesso si possano utilizzare solo dieci gomme anteriori e quattordici posteriori per l’intero week end. Che significa tre sessioni di qualifica (45 minuti ciascuna), il turno di prove libere (30 minuti) le due Superpole (15 minuti ciascuno: i top dieci delle qualifiche però vanno direttamente alla seconda fase), il warm up (15 minuti) e le due gare (da 90 a 110 chilometri, in base ai circuiti). Fino allo scorso anno il limite era nove anteriori e tredici posteriori, però valeva solo fino al sabato pomeriggio, quindi senza  alcuna restrizione per warm up e le due gare. Questo permetteva al fornitore unico Pirelli e ai team di avere mano libera in caso di stop delle gare, cambiamenti meteo e ogni genere di imprevisti. Adesso non più.

COME FUNZIONA – Il giovedi ogni pilota riceve in busta sigillata 24 stickers da attaccare al fianco sinistro del pneumatico. La marcatura  viene controllata ogni volta da un commissario in corsia box,  uno per ogni team. L’uscita dalla pit lane senza stickers viene sanzionata dalla Race Direction “nella maniera appropriata”: è scritto proprio così, senza ulteriori dettagli. Supponiamo possa trattarsi di cancellazione del tempo della sessione o anche della retrocessione in fondo alla griglia di partenza, se l’infrazione è commessa in prova. Partire senza stickers in gara, a rigor di logica, dovrebbe comportare l’esclusione dall’ordine d’arrivo.

CAMBIA QUALCOSA? – Moltissimo. Per avere un certo margine di sicurezza bisognerà conservare almeno quattro stickers per due gare, nell’eventualità – per esempio – che il tempo muti: in Superbike c’è il flag-to-flag, quindi in caso di variazione delle condizioni d’aderenza (se comincia a piovere, o al contrario si asciuga) è possibile entrare in pit lane per il cambio gomme. C’è poi il caso dello stop con bandiera rossa (per incidente, olio in pista, ect.) e successiva ripartenza. Insomma, quattro sticker sono il minimo, ma per stare tranquilli bisognerà conservarne sei.  Sarà un rompicapo perchè a Phillip Island, per esempio, la Pirelli ha portato cinque soluzioni posteriori e quindi sarà meglio indirizzarsi al volo sulla soluzione preferita.  Senza possibilità di controprova.

QUINDI CHE SUCCEDE? – Quando le condizioni della pista sono particolari non conviene andare dentro a sprecare stickers. E’ già successo nella prima qualifica di Phillip Island, con asfalto bagnato all’inizio e umido alla fine. La pista è rimasta deserta per una mezz’ora, poi nei quindici minuti finali hanno girato soltanto quattordici piloti, compiendo ciascuno il minimo dei giri possibile. Parliamo di condizioni limite ma anche se sarà sempre asciutto le abitudini delle squadre dovranno cambiare. In passato ad ogni turno si riportavano le gomme usate alla Pirelli, che le ritirava provvedendo poi alla distruzione. Adesso sarà meglio lasciarle a disposizione nel box per l’intero week end. Se gli stickers finiscono, si può montare un’usata. Sempre meglio che non partire.

E IN SUPERPOLE? – Ai venti che si qualificano la Pirelli fornisce gomme  supersoffici. Anche qui c’è un risvolto strategico determinato dalla formula in vigore da questa stagione. I due piloti che supereranno lo scoglio Superpole 1 (11-20 posto) avranno il vantaggio di approdare in Superpole 2 avendo già provato la copertura morbidissima. I top ten invece avranno un’unica possibilità: su un circuito come Phillip Island, tecnico e velocissimo, potrebbe essere un “aiutino” da 5-6 decimi.

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