Moto2: due anni dalla tragica scomparsa di Shoya Tomizawa

Moto2: due anni dalla tragica scomparsa di Shoya Tomizawa

Il pilota giapponese scomparso a Misano 2010

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A due anni esatti dalla tragedia del 5 settembre 2010 a Misano Adriatico, nessuno nel circus del Motomondiale ha scordato Shoya Tomizawa, primo vincitore in assoluto di una gara in Moto2 (sorprendendo tutti a Losail), tra i piloti giapponesi di maggior talento tanto da correre per 8 anni da pilota supportato Honda. Shoya aveva iniziato a correre in minimoto, chiamate “Pocketbike” nella terra del Sol Levante, a 7 anni. Dal 1997 al 2000 aveva vinto i titoli regionali di North Chiba (la sua terra d’origine) e Haruna, preludio del passaggio alle più “grandi” Minibike nel 2001 dove ha militato per quattro stagioni, il tempo giusto per poter correre a 15 anni tra le 125cc come impone il regolamento del campionato nazionale nipponico. Nel 2005 il salto alla ottavo di litro, stagione di apprendimento dove comunque cresce ed impara, conquistando diversi podi sul finale di campionato. Conosciuta moto e categoria, la Honda decide di seguirlo più da vicino, con l’inevitabile salto di qualità insieme al team FRS: 2° posto assoluto in campionato, wild card nel mondiale a Motegi dove conclude 35° nelle prove volando a terra al via. Il 2007 doveva esser l’anno giusto per la conquista del campionato: domina in prova, conquista quattro vittorie, ma i due “zero” nelle restanti gare lo portano soltanto al secondo posto in classifica. Troppo “grande” per la 125, passa con lo stesso team alla 250cc nel 2008, trovandosi benissimo con le più potenti quarto di litro. All’esordio con la Honda RS250RW è 2° nel campionato giapponese, 14° in prova ed in gara nel mondiale al Twin Ring di Motegi, migliore tra i piloti presenti come wild card. Con l’abbandono della Honda dalla GP250, campionato nazionale del Sol Levante, Shoya Tomizawa viene portato direttamente nel mondiale: il team scelto è il CIP Moto di Gilles Bigot che può mettergli a disposizione non soltanto una Honda Kit, ma anche una squadra “familiare” per aiutarlo in questo esordio sul palcoscenico iridato consentendogli di provare il più possibile ad Alès dove la stessa squadra organizza dei corsi di guida. Tomizawa nella sua prima “full season” nel mondiale naviga ai margini della zona punti, la sua Honda Kit non lo aiuta, ma programma al meglio il 2010 in Moto2. Durante l’inverno, facendo la spola tra Giappone e Francia, si allena con una Honda CBR 600RR e con il Supermotard per prender confidenza con le quattro tempi. Il risultato? Miglior tempo assoluto nei primi test collettivi di Barcellona, vittoria che tutti ricordiamo a Losail, primo vincitore nella storia in Moto2. Shoya riesce a confermarsi anche nelle successive gare: resta in testa al mondiale fino a Le Mans, conquista la pole a Jerez e Brno svolgendo i lavori di collaudo per conto di Suter Racing. All’undicesimo giro della gara di Misano Adriatico, il fatale incidente a soli 19 anni. Di seguito riportiamo il ricordo dei familiari di Shoya e del team Technomag CIP, pubblicato nei giorni successivi alla prematura scomparsa del giovane pilota della prefettura di Chiba. “Shoya Tomizawa è stato uno dei raggi di sole nel paddock e nel suo team. Non ha mai perso l’occasione di dedicare un sorriso o un ‘ciao’ a nessuno di quelli che incontrava. Gli piaceva divertirsi con i suoi colleghi, ma era anche un pilota molto professionale che è stato vivace e completamente concentrato sullo sviluppo della sua moto dopo ogni uscita. Tutti sono rimasti impressionati dal suo talento e dal suo raffinato stile di guida. Ha lavorato duramente per dare il massimo non solo per sé ma per tutti nella sua squadra, che era diventata una seconda famiglia con cui ha trascorso la maggior parte del suo tempo libero tra le corse. Non abbiamo solo perso un pilota di talento, abbiamo perso un amico e un figlio che irradiava la gioia di vivere e di trasmettere una buona sensazione a tutti quelli intorno a lui. Questo rimarrà sempre nei nostri ricordi. Scriviamo queste righe come un ringraziamento a tutti coloro che ci hanno inviato messaggi di cordoglio in queste ultime ore. Attraverso questi messaggi abbiamo ottenuto una grande sensazione di calore. Tale grande sostegno dimostra che Shoya non era solo apprezzato dalla sua famiglia e dagli amici, ma da molti di più. Senza Shoya nulla sarà come prima, ma grazie alla sua passione per lo sport e all’incoraggiamento della sua famiglia, il team Technomag-CIP continuerà la sua avventura e le sfide in Moto2. I suoi genitori ci chiedono di mantenere il suo sorriso ed il suo sguardo malizioso nella nostra memoria, e ricordare che è morto facendo quello che amava. Cordialmente, Genitori, team CIP e Technomag“.

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