MotoGP: Parla il manager Emilio Alzamora, “Marc Marquez è unico”

MotoGP: Parla il manager Emilio Alzamora, “Marc Marquez è unico”

“Non è solo talento: l’ho conosciuto che aveva 12 anni, parlava con la maturità di un ragazzo di 30”

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Marc Marquez e il suo manager Emilio Alzamora

Il Fenomeno, visto dal suo manager, Emilio Alzamora.  44 anni, iridato 125 nel 1999 senza vincere un GP, è l’uomo nell’ombra di Marc Marquez, il manager che lo ha scoperto e portato a essere il dominatore del Mondiale. Alzamora ha raccontato com’è MM93 dietro le quinte a Paolo Ianieri, inviato de La Gazzetta dello Sport. Ecco alcune parti dell’intervista pubblicata nell’edizione di giovedi 16 novembre 2017.

«Marc è un ragazzo allegro, che si gode la vita e adora il suo lavoro. Ma ci assomigliamo: è umile, ha una visione chiara, non perde mai la testa. Come me, cerco sempre di tener calme le persone. Lavorare con Marc è facile. Ha la dote di ascoltare e prendere da ognuno quel che gli serve. Poi, decide lui».

Lo ha scoperto, ne è il manager, allenatore, amico, lo studia in pista…

«Essere manager di Marc è una responsabilità. Il mio ruolo è speciale: un ex pilota che non ha voluto sprecare l’esperienza, ma sfruttarla. La mia passione è intatta. A volte consiglio Marc, anche se a uno con un talento così, che ha vinto 6 Mondiali, non posso dire come guidare. Ma sono lì nei momenti difficili, quando le cose non vanno come si aspetta, do tranquillità».

Qual è l’immagine di Marc in Spagna?

«Marc è amato dalla gente per come è, più che per i titoli. Un ragazzo umile che cura il rapporto coi tifosi e vive la sua passione. Queste cose non puoi fingerle. In lui non c’è niente di finto. E, importante, nonostante abbia 24 anni, sa di essere il leader e si preoccupa di chi lo circonda. Quando vedi il valore che dà al lavoro di ciascuno, dal presidente Hrc a chi si occupa dei ricambi, a tua volta dai il 110%».

Lei correva da ragioniere, il dna di Marc è attacco e rischio.

«Io non posso compararmi a Marc Marquez. Non avevo il suo talento. La mia fortuna è averlo incontrato da piccolo, vivere la mia passione con lui».

Ricorda il primo incontro?

«L’altra sera a cena è spuntata la prima foto assieme, mi ritiravo e la Federazione fece una festa. Conoscevo già suo papà. Credo che Marc avesse 12 anni, ma mi colpì la maturità. Parlavi con uno che sembrava ne avesse 30».

Cos’è rimasto di quel ragazzino?

«La cosa impressionante è che è rimasto uguale, non si monta la testa, lavora, non ha cambiato abitudini: vive ancora a Cervera, lì c’è il suo nucleo, il suo gruppo».

In questo lui e Rossi sono simili.

«Penso che la forza di Valentino sia stata anche quella. Pure lui ha passato diversi momenti, ma poi è tornato al suo inizio, a Tavullia. È stato molto intelligente a creare il Ranch, a fare il team coi ragazzi, ha mantenuto la motivazione. Questa base, la passione, il talento, li accomuna».

In un momento complicato per la Spagna e la Catalogna, hanno provato a coinvolgere Marc con la storia della bandiera.

«Politica e sport per me devono stare separate, e Marc la pensa uguale. Lui si sente spagnolo e catalano, catalano e spagnolo».

Lottare con Dovizioso come è stato per Marc?

«Ha imparato una cosa nuova, mai scartare nessuno a priori. Guardava a Viñales e Valentino, è spuntato Dovi. Il talento è importante, ma anche la regolarità, il lavoro, la chimica, quella che Andrea ha creato in Ducati».

Riuscirà a cascare di meno?

«La MotoGP è a un livello altissimo. Honda ha fatto un grandissimo lavoro, prendendosi il rischio importante di cambiare da un motore “screamer” al “big bang” dopo tanti anni, e questo ha portato Marc a rischiare molto».

Questo Mondiale in che scala di importanza lo mette?

«È quello della maturità, per come lo ha gestito. Per me, uno dei più duri che abbia vinto».

Diventerà il più grande?

«A 24 anni e 6 Mondiali, tutto quel che arriva è un regalo. Quando ho conosciuto Marc volevo solo aiutare questo ragazzino: il sogno era arrivare al Mondiale, poi vincere una gara, poi un titolo… Ma non mi sarei mai aspettato questo».

Ne ha visti altri di piloti come lui?

«No. Se devo essere sincero no. E non solo per il talento».

Il futuro di Marc? La Ktm?

«Non si sa. Ora l’importante è vedere come inizia la stagione… In MotoGP c’è equilibrio, Ducati ha fatto passi avanti importanti, Suzuki sono sicuro che tornerà al livello 2016, Ktm e Aprilia crescono. Honda ha dato a Marc l’opportunità di vincere Mondiali, ci sono stati momenti dolcissimi, altri di difficoltà, ma abbiamo sempre risolto le situazioni. Vedremo nel futuro le opportunità, ma in Honda Marc si sente bene, lo trattano bene e lui per loro è la priorità».

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