Superbike: MotoGP, il mio miglior nemico

Superbike: MotoGP, il mio miglior nemico

Ben Spies, ex iridato, interviene sulla crisi del Mondiale alternativo. “Non apprezzo la penalizzazione del talento”

di Massimiliano Garavini
MISANO ADRIATICO, ITALY - JUNE 17: Jonathan Rea of Great Britain and Kawasaki Racing Team (L) smiles with Ben Spies of USA at the end of the SuperPole during the FIM Superbike World Championship - Race 1 at Misano World Circuit on June 17, 2017 in Misano Adriatico, Italy. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Il giornalista olandese David Emmett lancia la provocazione: «se Dorna avesse realmente intenzione di salvare la Superbike, dovrebbe forzare – usa proprio il verbo inglese che significa “mettere pressione” – una Casa a fornire una moto a Rea in MotoGP». Il coro è unanime, ma tra le tante voci a supporto stupisce – ma neppure troppo – quella di Ben Spies (nella foto con Jonathan Rea a Misano); le parole dell’americano sono pesanti, perché lui è stato uno dei pochi a correre sia in Superbike che in MotoGP su moto ufficiali: «sono sempre stato un fan delle due gare alla domenica (leggasi Superbike). Ma decisamente non apprezzo la penalizzazione del talento (di Rea).La griglia di partenza invertita, vale assolutamente zero per me».

DIBATTITO – La discussione è interessante: Emmett afferma in sostanza che puoi inventarti tutti gli artifizi regolamentari che vuoi, ma in questo momento in Superbike il risultato non cambierebbe, perché c’è un pilota decisamente più forte di tutti gli altri; che – è il pensiero del giornalista -, passerebbe in top class solo a certe sue precise condizioni. Simon Patterson di MCN risponde che gli esempi, Spies incluso, di piloti che hanno avuto l’opportunità di affrontare i due campionati da piloti ufficiali sono pochi, quindi al nordirlandese converrebbe accettare una moto satellite e giocarsela. Come sottolineano autorevoli commentatori, c’è una bella differenza tra una moto satellite “à la Crutchlow” e una “à la Avintia”.

ANTI-REA – Resta il fatto che, al netto delle speculazioni sul futuro di Johnny Rea, se il campione del mondo resta dov’è, significa che la Superbike non è morta. Al contrario, la categoria serve a Dorna più di quanto ci si possa immaginare. Data per spacciata cento volte, risorge sempre centouno. A nulla valgono regolamenti bizantini astrusamente complessi, per dimostrare  che alla fine a vincere è sempre il migliore. Quel talento riconosciuto da Spies nella sua critica. Piuttosto ci si chiede se il vero anti-Rea, il prossimo anno, piuttosto che un pilota sarà davvero  la Ducati V4.

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