La Superbike, il grande affare: ecco tutti i conti

La Superbike, il grande affare: ecco tutti i conti

Altro che Mondiale in crisi, il bilancio 2015 riporta 3,3 milioni di profitto. La Superbike è una gallina dalle uova d’oro per il promoter

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I famosi appassionati “duri & puri” rimpiangono la Superbike di una volta e lamentano che adesso mancano spettacolo, fascino, spettatori. Sul web è opinione comune che entro poco tempo il campionato più amato dai motociclistici verrà fagocitato dalla MotoGP. Invece è difficile che accada. Perchè per il promoter Dorna, subentrato appena tre anni fa, già adesso la Superbike vale 3,3 milioni di profitto. Ecco, voce per voce, come vanno gli affari.

PREMESSA – Dorna ha preso in mano il Mondiale a fine 2012 ereditando un bilancio in forte perdita. Era tutto in mano alla svizzera Infront, che pur avendo la maggioranza aveva lasciato la gestione operativa ai fratelli Flammini. Infront fa parte della galassa Bridgepoint, il fondo d’investimento che possiede fra decine di altre società dei più svariati settori, anche Dorna. Togliere la Superbike dalle mani di Infront e affidarla a Dorna è stato l’uovo di Colombo: gli spagnoli adesso hanno il monopolio e la possibilità di attivare una serie di sinergie che riducono i costi e alzano i profitti. Esattamente il contrario di quanto accadeva al tempo di Infront-Flammini:per reggere la concorrenza della MotoGP, la Superbike operava su parecchi fronti (circuiti, pubblicita, diritti TV) in dumping, cioè si vendeva a basso prezzo, rimettendoci, pur di erodere mercato al concorrente.

I CONTI – Le operazioni Superbike sono gestite da una società con base in Italia, la Dorna WSBK Organization srl, che – curiosamente – ha la stessa sede legale della precedente gestione Infront-Flammini. Il bilancio al 31 dicembre 2015 riporta ricavi per € 33.542.478 con un incremento di € 3.446.097 rispetto alla chiusura dell’anno precedente. I costi incidono per € 30.235.816 con un + € 1.534.424. Per essere precisi, quindi, il margine 2015 è pari a + € 3.306.662. Niente male, considerando che l’attività è in pieno avviamento: Dorna, ufficiosamente, aveva fatto sapere che la prima gestione (2013) si era chiusa sostanzialmente in pareggio. Già nel 2014 il margine era stato di + € 1.394.989. Quindi il trend è ottimo.

LE FONTI – Ecco com’è distribuito il business (dati 2015). La voce più importante è il “fee” pagato dai circuiti: € 12.797K. Considerando che anno scorso si sono disputate tredici gare, la media è facile da fare. Ovviamente il costo non è omogeoneo: dal bilancio Dorna si evince che l’ingresso della Thailandia ha garantito un incremento di fatturato pari a 1,7 milioni, comprendendo anche diritti tv e sponsor locali. Rispetto al 2014 l’incremento sul fronte circuiti  è di circa 3 milioni: Dorna sta infatti ristruttarando i contratti coi circuiti siglati da Flammini, guadagnandoci molto di più. Voce marketing, cioè gli sponsor: € 9.627K, qui siamo in linea con il 2014. Diritti TV: € 5.885K, incremento 800K sul 2014. Mediaset rappresenta circa i 40% del fatturato TV, per cui (approssimativamente) Italia1 paga circa 2,3 milioni per trasmettere la Superbike. Nel bilancio c’è anche la voce “teams”, che pesa per € 3.748K (-622K rispetto al 2014). Le squadre pagano le gomme (55K per la fornitura dell’intera stagione), i pass per gli ospiti e per le iniziative promozionali collaterali. C’è infine una voce “varie” (non meglio specificate) che riporta € 1.486K.

FUTURO – Quindi altro che crisi, la Superbike per Dorna è un assett che sta andando a gonfie vele. E se guadagna (tanto) adesso con poco pubblico, un cast di piloti migliorabile e il dominio di Rea-Kawasaki che incide sullo show, figuriamoci che profitti potrebbe garantire se, nel medio periodo, gli spagnoli riusciranno a portare dentro qualche top rider e a ridare slancio alla competizione. Adesso che i conti sono a posto, il futuro non potrà che sorridere.

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