Vite parallele: Marc Marquez e Jeffrey Herlings

Vite parallele: Marc Marquez e Jeffrey Herlings

I Cannibali di MotoGP e MXGP domenica saranno impegni al Mugello e Matterley Basin (GB). Comun denominatore: il desiderio di vincere. Sempre

di Massimiliano Garavini
Jeffrey Herlings e Marc Marquez

Chissà se Plutarco avrebbe mai dedicato un capitolo del suo “Le vite parallele” alla (strana) coppia Marquez – Herlings; i due piloti sono quasi coetanei, – l’olandese infatti è di un solo anno più giovane dello spagnolo –  ed entrambi appaiono attualmente come gli indiscussi dominatori delle rispettive categorie: MotoGP per Marquez, MXGP per Herlings. Che senso ha confrontare i capiclassifica di due discipline diverse? Poco, se ci si limita a valutare le prestazioni di atleti diversi su mezzi e piste che non possono essere neppure accostati. Molto, quando si scava un po’ a fondo nella vita e nella psicologia dei  personaggi.

CHI LI BATTE? – Una domanda però vale per tutti e due: chi li fermerà in questa stagione? La risposta è – guarda caso – la stessa per entrambi; solo Marquez ed Herlings potrebbero, nello stato di forma in cui si trovano ora, sconfiggere Marquez ed Herlings. Le similitudini non finiscono qui; entrambi guardano i rivali dall’alto della classifica, con una gara di vantaggio sui principali avversari. I due leader sono accomunati dal forte legame con il marchio che li ha lanciati: Honda per il campione della velocità e KTM per il giovane fenomeno del cross.  Il #93 e il #84 vivono in perfetta simbiosi con le proprie squadre. C’è un sesto senso quasi “tribale” che avvicina Marc e Jeffrey: consiste nel bisogno di percepire attorno a sé un ambiente in grado di capirti al volo. Di più: i teams reagiscono all’unisono con il pilota, neppure parlassimo di un organismo vivente.

MANIACALI – Questa attenzione ai dettagli si riflette anche nell’atteggiamento con cui i piloti affrontano ogni gara, ogni campionato. Un perfezionismo che non lascia niente al caso. Herlings afferma che: «la sensazione inebriante dopo una vittoria passa molto velocemente. Quindi la mente vola immediatamente alla prossima gara e pensa a: cosa potrebbe essere migliore oppure migliorato? C’è qualcosa che posso sviluppare nella mia performance? La mia forma fisica? Le mie partenze? La strategia di gara? Voglio sempre ottenere il meglio da me stesso». Nel 2014 chiesero al campione del mondo della MotoGP cosa significasse vivere sempre sotto pressione; la risposta fu chiara: «più vinci, maggiore è il vantaggio. In questo modo si può credere che la pressione potrebbe ridursi. Invece, ogni volta che vincevo, sentivo una pressione crescente, perché molte persone stavano aspettando solo che io facessi un errore. Ho iniziato a pensare che il giorno in cui avrei sbagliato, avrei fatto notizia. Così, quando sono finito quarto a Brno, in realtà per me è stato un sollievo enorme, mi son detto: «Okay, ora la gente smetterà di chiedermi se riesco a vincere tutte le gare … magari adesso potrò tornare a concentrarmi di più su di me».

TOP DEL TOP – Il giornalista Adam Wheeler  ha intervistato Herlings a proposito di come ci si senta a essere considerato il miglior crossista al mondo. Risposta: «[mi sento] bene. Perché pensare in questo modo può darti molta fiducia. Ma anche non tanto bene a volte, perché comporta molta pressione. Ti senti come se dovessi dimostrarlo giorno per giorno, anno dopo anno, e a volte non ce la fai. È difficile perché ci sono dei giorni in cui sono stanco oppure ho riportato un piccolo infortunio. Allora sento che non ho bisogno di vincere tutte le gare. Finché posso provare a vincere quelle in cui mi sento bene, allora questo è giusto per me. Nei GP dove non sto andando alla grande, devo cercare di fare del mio meglio:  questa sarà la migliore opzione possibile. Se ciò significa un quinto posto, allora così sia».

UOMINI FIDATI – Le dichiarazioni sembrano fotocopiate, ma non lo sono. Sono allineate con il professionismo a cui questi piloti si sono votati. Rivelano un’umanità che va ben oltre la fatica del perfezionista. Dice di sé Herlings: «mangio, respiro, vivo di motocross». La stessa cosa Marquez: «amo guidare la mia moto». Tutti e due ricevono per questo un supporto incondizionato dai propri team. Dichiara Santi Hernandez, capotecnico del campione del mondo MotoGP: «ho il miglior pilota della categoria. Questa è la cosa più importante. Quando si ha il miglior pilota bisogna solo avere fiducia. Il segreto è il lavoro di squadra, lo sforzo e assecondare le qualità di Marc, che fa sempre la differenza». A proposito di Jeffrey colpisce un’affermazione di Dirk Gruebel, coordinatore sportivo di KTM per il motocross: « [Herlings] è uno dei migliori che abbia mai visto. Sia per quanto riguarda la determinazione, sia per il modo in cui approccia il lavoro. Abbiamo avuto molti buoni piloti al Red Bull KTM, ma alcuni di loro dovevano spingere per colmare delle lacune nel loro programma per correre al livello a cui sono in grado … Questo non accade con Jeffrey; perché lui lo desidera più di chiunque altro».

DIFFERENZE – Motivazione, dedizione e impegno sembrano i tratti che avvicinano i due giovani fuoriclasse. Dove sono le differenze? Nel carattere, soprattutto: solare Marquez, più introverso Herlings. Marc è “social” mentre Jeffrey è più cauto: a malapena utilizza le principali piattaforme di condivisione. L’idea stessa del rapporto coi media li distingue profondamente: l’olandese arriva sui campi di gara il venerdì, giusto in tempo per il lavoro al box, per ripartire la domenica, appena finita la competizione. Il pilota di Cervera, al contrario, è molto più disponibile: vive con la sua squadra – che considera una seconda famiglia – concedendosi volentieri ai riti complessi, a volte estenuanti, delle apparizioni pubbliche. Il campione del mondo della MotoGP è estroverso, empatico, gioca anche con l’autoironia. Difficile vedere Marquez senza il sorriso. Herlings è all’opposto; appare sempre concentrato, una sorta di dioscuro solitario, anche se dicono che sia solo una forma di protezione della propria sfera intima, privata. La fama di Marquez è planetaria, mentre quella di Herlings sta cominciando solo ora a uscire dai confini olandesi. Wheeler, su ontrackoffroad.com lo definisce una “misteriosa celebrità minore”; un ragazzo con gli stessi pochi amici e gli stessi sponsor fin quasi dall’inizio del 2010.

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