Ricordo per Ivano Beggio, il carismatico “patron” di Aprilia

Ricordo per Ivano Beggio, il carismatico “patron” di Aprilia

Ivano Beggio, noi vogliamo ricordarti “matto” e vincente. Perché è un privilegio del destino riservato a pochissimi.

di Massimiliano Garavini
Ivano Beggio

Ivano Beggio ci ha lasciati oggi, dopo una battaglia con una lunga malattia che ne aveva provato il fisico ma, ne siamo certi, non il morale. 73 anni, veneto fin nel midollo, figlio di un territorio laborioso che parla strano, ma in concreto (la triste notizia qui)

IMMAGINE – Perché a volte le parole sono solo un corollario; a questo proposito viene in mente l’immagine ufficiale scattata in occasione dello scorso Gran Premio di Misano e della Riviera di Rimini, l’8 settembre. Dietro alla bellissima Aprilia 250 con livrea “tricolore” ci sono tutti, ma proprio tutti, gli artefici di quella che fu – trent’anni fa – la prima, storica, vittoria. L’inizio di una lunga serie di successi. In posa per i fotografi, con un sorrisone che richiama quello delle gioie ai box nei tempi d’oro, Ivano Beggio ci ha mostrato di che tempra era fatto: pur segnato, se ne sta in piedi di fianco a un Loris Reggiani visibilmente emozionato, guardando dritto l’obiettivo. Mi spezzo, ma non mi piego.

GENIO – Nel bene e nel male. Beggio è stato imprenditore certamente geniale, ma soprattutto “di pancia”: perché con l’istinto cacci, con l’istinto vinci sulla preda, con l’istinto ti lanci a capofitto in imprese che la ragione ti sconsiglierebbe d’intraprendere. La parabola del patron di Aprilia è stata un po’ così, contenuta in quel carattere da veneto forte, da capitano coraggioso, a volte persino troppo. Un uomo che amava le corse, il motomondiale e aveva il carisma del leader. Capace di costruire attorno ad Aprilia una realtà che nel giro di vent’anni riuscì a diventare la terza forza produttiva di scooter in Europa.

VINCENTE – Beggio adorava anche la sfida sportiva, naturalmente, con una passione viscerale. Vince chi è ambizioso, non chi calcola troppo. Le difficoltà non hanno mai vinto la tempra del conducator. Neppure dopo la cessione dell’azienda di famiglia al Gruppo Piaggio, per salvare dal disastro il capitale umano e professionale costruito in tanti anni, Beggio aveva smesso di seguire le vicende di Aprilia. Un amore figliale; il profilo Facebook dell’uomo che aveva portato la piccola fabbrica di biciclette del padre a diventare la castigamatti delle piccole – e medie – cilindrate del motomondiale, è infarcito di testimonianze legate all’azienda di Noale. Forse non lo sai, ma pure questo è amore. Facile ricordare i tanti campioni che hanno gareggiato e vinto con le moto made in Italy: Loris Reggiani, Alessandro Gramigni, Max Biaggi, Valentino Rossi, solo per citarne alcuni. Facile nominare i grandi tecnici che hanno contribuito ai successi di Aprilia: Jan Witteveen, Gigi Dall’Igna, solo per limitarci al vertice della catena alimentare. A fianco di quegli uomini c’era sempre lui.

TRISTEZZA – Ci uniamo al cordoglio dei tantissimi fan di Aprilia in tutto il mondo ricordando un aneddoto: il “Presidentone” – come lo chiamava Max Biaggi – volle salutare Valentino Rossi, prima che il pesarese tentasse l’avventura in 500 con Honda HRC, e scherzando disse «là dove andrai, non potrai più fare “il matto” come da noi». Ecco, Ivano Beggio, noi vogliamo ricordarti “matto” e vincente. Perché è un privilegio del destino riservato a pochissimi.

Ivano Beggio, l’annuncio della scomparsa

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