MotoGP: Va in scena l’arte di perdere

MotoGP: Va in scena l’arte di perdere

Vince sempre il solo, così la narrazione della top class diventa la storia dei perdenti

di Massimiliano Garavini
MOTEGI, JAPAN - OCTOBER 20: Fans look on during the MotoGP of Japan - Qualifying at Twin Ring Motegi on October 20, 2018 in Motegi, Japan. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Quando a vincere è (quasi) sempre uno solo, diciamo che il risultato è scontato. Perché – occorre sottolinearlo – Marc Marquez non ha vinto a Motegi il suo settimo titolo mondiale. Lo ha fatto prima. Il racconto della MotoGP ci ha imposto di credere che niente è finito finché non è finito, ma se qualcuno aveva dei dubbi che il #93 perdesse l’appuntamento con la vittoria, beh è uno sciocco.

UN UOMO SOLO AL COMANDO – Marquez ha vinto il suo campionato già due gare orsono. Il resto è storia. Così, guardando Dovizioso rotolare nella ghiaia di Motegi, vengono in mente i versi alti di Elizabeth Bishop, una delle punte più alte della poesia inglese del ‘900: «perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento delle chiavi perdute, dell’ora sprecata. L’arte di perdere non è difficile da imparare. Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta: luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare». La poesia s’intitola, non a caso “l’arte di perdere”. Buona anche per Andrea Iannone: troppo facile dire che andremmo in confusione anche noi povere pippe, se ci lasciasse la ragazza. Quindi non prendiamoci in giro: se un vincitore per definizione questa MotoGP già ce l’ha, l’unica narrazione possibile è quella del perdente. Chi sarà il secondo in campionato? Ce la farà la Ducati a resistere agli assalti di una Yamaha che, a dar credito ai suoi piloti di punta non va, ma che resta pure sempre a nove punti dalla patacca di latta dell’italiano ?

FUGA – Le televisioni vogliono la propria libbra di carne, in fondo: ci sono altre tre gare da portare a termine; se il primo premio è già stato assegnato, di qualcosa bisognerà pur parlare. Così ecco che a Motegi i secondi diventano i primi, quasi rubano la scena al 7 bello. Il tweet dall’aeroporto di Jorge Lorenzo, troppo svelto a imbarcarsi dopo la fine del Gran Premio del Giappone per non gettare un’ombra d’imbarazzo, troppo lesto a dire «bravo bravo Marquez, il prossimo anno, se non proprio amici, saremo perlomeno compagni» mentre l’attuale partner finiva mesto nella polvere, oppure il rimestare sordo di Valentino Rossi che nelle conferenze del giovedì aspira al podio e alla domenica lamenta una moto da metà classifica ( e intanto si avvicina a Dovizioso), sono evidenti testimonianze.

ROSSA VINCE…IL CIV  – Già, la Ducati: nessuna Casa come quella bolognese ha fatto dell’arte di perdere una specie di religione, evidentemente. Buoni propositi, annunci bellicosi, acquisti miliardari. Osi criticare la strategia? Crucifige. Eppure: fortissima ovunque, la miglior moto in MotoGP – e se vogliamo pure la grande antagonista in SBK – doveva essere l’ammazzasette. Risultato: nel 2018 ha portato a casa il titolo nel CIV. Come dire: buono per molti, ma scarsissimo per quei pochi che vogliono davvero giocarsela in ogni campionato al massimo livello. Viene da chiedersi – neppure fosse un proverbio – se con Danilo Petrucci a Borgo Panigale il prossimo anno affineranno l’arte (di perdere), oppure decideranno una buona volta di metterla da parte. A conti fatti di cosa parleremo in MotoGP, da qui a Valencia? Facile: dei perdenti. Di chi arriva secondo in campionato, secondo nel box Yamaha, delle seconde guide. Terremo alta la tensione raccontando sviluppi e retroscena, del tutto inutili davanti a uno più forte di tutti.

EPILOGO – Come nella vituperata Superbike. Dove peraltro hanno fatto di tutto per azzoppare il migliore, senza riuscirci, relegando gli altri a comparse. Lì sì, che si racconta del più bravo in assoluto. Nonostante tutto in MotoGP deve andare in scena una lotta, che poi alla fine diventa un armistizio: perché la grande guerra l’ha già vinta uno solo, il #93 di Cervera, mentre adesso serve un contorno di comprimari per finire la storia. Diversamente le TV restano spente. Così accade un paradosso, in questa strana stagione 2018: che vincere diventa meno importante di come si perde. Aspettiamoci pure un finale di campionato al fulmicotone: in pista? No, della polemica inutile. Ha vinto il solito, gli altri vissero tutti felici e perdenti.

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  1. marcogurrier_911 - 4 settimane fa

    Buona domenica,
    Sono d accordo in tutto e per tutto
    Vituperata SBK già, non mi sembra la gara dell Argentina sia stata peggio di questa o della moto2…
    E ancora: le moto si vanno forte, fortissimo (panigale in primis…non c è bisogno della V4 per battere Rea) ma la strategia e gli uomini si, talvolta sono da 0….se non un disastro.
    Bravo!

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