MotoGP: Mal di biografia, perchè i piloti diventano scrittori?

MotoGP: Mal di biografia, perchè i piloti diventano scrittori?

Lorenzo (tre volte!), Capirossi, Stoner, Dovizioso e per ultimo Rea: in libreria è un florilegio di vite di da corsa. Ma funziona?

di Massimiliano Garavini

Massimiliano Garavini, oltre a scrivere per corsedimoto,   si occupa a tempo pieno di critica letteraria. A breve sarà in libreria con un proprio romanzo, dal titolo “Yetzer Harah”. Non poteva restare insensibile al fiorire di biografie di piloti. Ecco che cosa ne pensa. 

Sarà che  è scomparso Philip Roth. Sarà che uno dei grandi della letteratura americana contemporanea ha prodotto una sola autobiografia, che viene considerata il suo testamento spirituale, alla soglia degli ottant’anni. Sarà che credo che un buon autore debba necessariamente, come sosteneva Umberto Eco, essere pure un buon lettore. Insomma, per un’infinità di motivi non capisco il bisogno che hanno i piloti di scrivere, vivi e vegeti, la propria storia.

FLORILEGIO – Uomini di trent’anni che raccontano la loro vita – escludendo la prima infanzia, un arco temporale tutto sommato breve – in 200 pagine. A guardare bene: un florilegio di iniziative editoriali che parlano dei primi passi, degli esordi, dei successi di una carriera lunga a dir tanto vent’anni. Trenta, nel caso di Valentino Rossi, ma insomma, siamo lì. Non si può quindi certamente affermare che si tratti del bilancio di un’intera esistenza, neppure di una mezza. Fateci caso: sono uscite biografie di Lorenzo, Capirossi, Dovizioso, Stoner e – ultimo ma non ultimo – l’annunciata vita in prosa di Jonathan Rea che arriverà presumibilmente dopo il 18 ottobre. Giusto dopo la fine del campionato del mondo SBK, con il titolo in tasca e la visibilità assicurata.

NARRAZIONE – Alcuni campioni si raccontano in prima persona, altri (pochi) lasciano che siano giornalisti amici a condurre il filo della narrazione. Conosco bene il mercato editoriale: so che i libri si vendono in numeri significativi quanto più i personaggi che li “scrivono” – perché tra autore materiale e autore “di firma” c’è la sua bella differenza – sono famosi. A volte basta pure poco: un’ospitata in televisione, i media che parlano di te, e via. I tifosi li acquistano, le Case editrici ringraziano. Non è un male solo del motociclismo, sia chiaro: le biografie sportive tirano in tutte le discipline. Alcuni parlano di scelte di marketing ma non è neppure questo il punto. Nell’economia di un libro i proventi che ricavano gli autori, anche quelli più celebrati, sono del tutto irrilevanti rispetto agli ingaggi dei contratti. Trascurabili e modesti anche se riferiti alle sponsorizzazioni personali.

GUADAGNI – Molto più significativi sono i numeri delle Case editrici, che infatti benedicono queste operazioni. Non si pensi quindi a un interesse occulto, a un guadagno lauto e facile per i motociclisti. Al massimo, la fortuna è di chi pubblica. Perché dunque il bisogno di raccontare la propria (breve) storia? I campioni dovrebbero – il condizionale è d’obbligo – essere celebrati dalla pista. Troppo facile, in questo senso, autoincensarsi con un libro. La verità è che forse siamo di fronte a un paradosso: la comunicazione social apre la strada a una narrazione corale in cui le parole, spesso addirittura i pensieri, vengono immediatamente ripresi e distorti, commentati, giudicati. Come se il giudizio del pubblico, la vulgata popolare, riducesse il margine di manovra dell’essere personaggio. Ecco perché serve un libro. A raccontare, spesso in maniera manichea, la propria verità: questo sono io. In pagina. Sono le mie parole scolpite nella pietra.

NOIA – Un errore, secondo me: perché si cade nel cliché infanzia difficile e/o solitaria-sacrifici famigliari-dedizione assoluta-zero amici-lavoro duro in pista. In pratica: noia. Cose già sentite in tutte le salse. Tutto questo è condito da un’aneddotica  falsata dal pregiudizio di base (il punto di vista del pilota). Roba buona per convincere i fans che il pensiero del fuoriclasse di riferimento è proprio quello giusto. Unico e solo, perché lo ha detto lui, in una sorta di ipse-dixit frustro e bolso. Philip Roth, tanto per dire, per parlare di sé ha utilizzato l’escamotage di inventarsi un interlocutore: quel Nathan Zuckerman protagonista di molti suoi romanzi. Nel caso delle biografie dei piloti c’è invece una prima persona maiestatis che tutto giudica. Il contraddittorio, seppure inventato come artificio letterario, non esiste. Perché la cosa importante è rivelare quanto sia stato difficile salire in breve tempo in cima all’Olimpo. Come se la vita, quella degli altri, non fosse sufficientemente difficile da meritare neppure un volumetto.

FUFFA – Intendiamoci: ognuno della propria immagine faccia ciò che crede, i fan siano liberi di acquistare la biografia di chi preferiscono. Però i buoni lettori hanno il diritto di critica; di pensarla diversamente. Jorge Lorenzo è il campione assoluto della categoria degli autocelebranti: è infatti alla terza pubblicazione di opere che parlano di se stesso. Il campione che più di altri sbaglia la comunicazione – col mantra del “dico sempre la verità” cade spesso nelle trappole dei media – cede più di tutti al bisogno di raccontare la sua visione del mondo. In verità vi dico: peccato solo che di unti del Signore siano pieni i fossi. Il mercato ripaga? Si direbbe proprio di sì, visto che “Asfalto” la biografia di Andrea Dovizioso, è in testa alla classifica Amazon di vendita nella categoria “motociclismo”. Però la qualità di una pubblicazione, corretta, riveduta e aggiustata dagli editor molto capaci delle Case editrici più qualificate, è un fatto che non compete più i piloti, né i fans. Sono i lettori il giudice ultimo di un libro e in questo senso di recensioni ne troviamo poche. Come dire: lo compriamo, lo leggiamo e questo basta. La retorica enfatica che traspare troppo spesso dalle pagine di certi prodotti editoriali è fuffa buona per sgranare gli occhioni, ma poi si torna a rimpiangere Roth.

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  1. marcogurrier_911 - 6 mesi fa

    Buongiorno Massimiliano,
    Sono molto d accordo sulla mancanza del contraddittorio, il Risultato finale però, ad esempio con la
    Biografia di capirossi, (ecco, eccettto la ricostruzione dell incidente con Harada) mi è piaciuta molto!

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