MotoGP: la mistica del perdente

MotoGP: la mistica del perdente

Basta parlare dei vincitori. Adesso è ora di occuparci di sconfitti. Che a noi sono simpatici…

di Redazione Corsedimoto
DOHA, QATAR - MARCH 17: Johann Zarco of France and Monster Yamaha Tech 3 looks on during the press conference during the MotoGP of Qatar - Qualifying at Losail Circuit on March 17, 2018 in Doha, Qatar. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Perché uno vinca, qualcuno deve pur perdere. Che con questo assunto intendiamo il secondo come “primo dei perdenti”, o l’ultimo all’arrivo, poco importa. Ci sia concessa una chiosa: al netto del vincitore, “gli altri” ci sono simpatici. Perché, nel bene o nel male, se la giocano. Prendiamo Andrea Dovizioso: adesso è l’eroe dei titoli, mentre fino a neppure due stagioni fa era considerato un buon pilota. In ogni caso non un fuoriclasse.

SASSOLINI – Capace al più di vincere qualche gara, ma escluso dai mondiali, appannaggio di altri. Il vicecampione del 2017 ieri ha trionfato alla grande nella mezza-sera – o quasi-notte, a scelta– del Qatar; ha perfettamente ragione, il #04 a togliersi un sassolino dalla scarpa per dire che solo i piloti conoscono le cose come stanno, mentre giornalisti e tifosi farebbero meglio a tacere. Però a prendere per oro colato tutto ciò che dicono i racers, in pista e fuori, per avvalorare o smentire tesi, si cade spesso in errore. Prendiamo Lorenzo prima della gara: «la nuova moto, il nuovo telaio, sembra infatti girare un po’ meglio quando si rilasciano i freni, ma anche questo nuovo telaio ha portato con sé dei piccoli punti deboli che non mi piacciono. Non sempre tutti i cambiamenti sono positivi, comunque Dovi e Petrucci nell’ultima sessione hanno saputo come ottenere il massimo da questa moto. E l’ho fatto pure io, fino a quando la temperatura non è scesa. A questo punto della mia vita “preoccupazione” non è la parola giusta. È “ossessione” [il termine corretto]».

SFUMATURE – A Doha durante le prove del GP si vede, complice il buio mediorientale, il freno posteriore della Ducati di Lorenzo diventare incandescente, assumendo sfumature rosso-arancio. Il collega David Emmett lo ha rilevato chiaramente, tanto da porre la domanda ai tecnici italiani. Risposta: «Lorenzo usa molto il freno posteriore per far curvare la moto». Se lo utilizzi tanto da farlo diventare incandescente, vuol dire che compensi qualche altra caratteristica. Il feeling tra il maiorchino e la rossa di Borgo Panigale non è mai esploso. A volte flirtano, a volte litigano. Ma d’amore e d’accordo non ci vanno. Jorge è un signor campione, lo diciamo a scanso di equivoci: è un pilota iper professionale, estremamente motivato. Il salto in Ducati però finora non ha premiato: né lui, né la moto. Risultato? Dovizioso vincente, Lorenzo perdente.

PARENTI SERPENTI – Affascinante anche la sfida tutta interna al Movistar Yamaha factory team: l’unica compagine ufficiale ad avere rinnovato con entrambi i piloti, è al centro di un piccolo “giallo”. Sembra che l’armonia interna sia un ricordo, più o meno lontano; ammesso e non concesso che sia mai esistita. Adesso Viñales e Rossi, parlano apertamente di «seguire la propria strada». Traduzione: la linea di sviluppo la decido io. In maniera più velata Valentino, in modo assai più esplicito Maverick. Certo è difficile credere che il giovane enfant terrible della scorsa stagione, quello che doveva diventare l’ammazzasette in grado di far dimenticare in fretta i fasti di Jorge Lorenzo, non soffra l’ingombrante presenza del nove volte campione del mondo nel box. Frustrante e frustrato, il #25 appare in confusione. Dopo aver rosicato per tutta la preseason, non aver brillato in prova a Losail, ecco che il finale di gara regala quella furiosa rimonta che lo ha portato, d’impeto e d’assalto, fino alla sesta posizione.

SPRECO – Il quasi-quinto posto, a un soffio da Petrucci, libera lo sfogo di Maverick: «Da tempo non mi trovavo così bene con la Yamaha. Durante tutto l’inverno ho lavorato su una messa a punto simile a quella di Rossi, che però non è adatta a me. Abbiamo buttato via tre mesi e così nelle FP4 abbiamo cambiato, siamo tornati a una M1 più simile a quella che piaceva a me e oggi sono andato molto bene. Se fossi partito più avanti, avrei anche potuto vincere». Resta solo uno sfogo; avrà trovato la quadra ? Resta un dubbio: mentre Valentino ha sempre detto chiaramente ciò di cui aveva bisogno, per tutta la preseason il campioncino di Figueres ha ribadito che Yamaha doveva ascoltarlo, ma senza specificare in modo preciso dove stessero i problemi. Possibile che solo nell’ultimo turno di prove libere la sua squadra “irrigidendo” l’avantreno, abbia risolto il problema della competitività di Viñales? Nonostante la furiosa rimonta, rimane un fatto: Valentino è stato da podio, con una gara maiuscola fatta di capacità e intelligenza, mentre il compagno è sesto. Se stiamo alle classifiche ha perso il confronto interno, mentre se ci atteniamo alle dichiarazioni lo spagnolo ha finalmente trovato la soluzione; smarcandosi dal divo Rossi.

METAMORFOSI – Un altro mistero doloroso è stato Zarco; primo-primo-primo. Ottavo al traguardo, dimostrando in ciò la differenza tra prova e gara. Il pilota sostiene di essere stato tradito dalla gomma, in maniera incomprensibile; non ci sono elementi per dubitarne, però è un fatto che in una gara che nelle prime fasi assomigliava più a un gioco di strategia che a una corsa cuore-in-mano, conservare i pneumatici in vista dell’assalto finale è stato una priorità per il terzetto del podio. Tranne che per il francese, che durante gli ultimi giri ha dovuto alzare bandiera bianca. Forse è mancata l’esperienza da veterano della Top Class, forse Zarco ha voluto tentare l’impresa, ma il senso di delusione per l’occasione sprecata, rafforza l’idea di sconfitta.

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