MotoGP: Alberto Puig, El hombre fuerte

MotoGP: Alberto Puig, El hombre fuerte

Grande scopritori di talenti e amico dei poteri forti. Ecco chi è Alberto Puig il nuovo #1 del box Honda HRC

di Massimiliano Garavini
BRNO, CZECH REPUBLIC - AUGUST 17: Alberto Puig of Spains look on near Dani Pedrosa of Spain and Repsol Honda Team in box during the monday MotoGP test in Brno Circuit on August 17, 2009 in Brno, Czech Republic. (Photo by Mirco Lazzari/Getty Images)

Alberto Puig è il nuovo “hombre fuerte” di casa Honda, perlomeno stando ai titoli della stampa spagnola. Come ampiamente preannunciato, il (quasi) 51enne ex-pilota di Barcellona dovrà dimostrarsi all’altezza del compito che è stato di Livio Suppo fino a due mesi fa. Più o meno: perchè l’italiano era “team principal” mentre Puig approda in squadra con il ruolo di “team manager”. Una differenza che sembra sottile, e invece non è da poco.

DURO – Eliminiamo subito i dubbi: Puig è uomo Honda fin nel midollo; ma non si tratta solo di questo. Il manager incarna perfettamente lo stereotipo di quelli che nella MotoGP vengono definiti i “poteri forti”. Il catalano è l’espressione esatta di un sistema di potere; intelligente, astuto, a tratti spietato, ha attraversato tutta la storia recente del motomondiale stando bene attento a non pestare i piedi a chi conta. I “suoi” piloti ? Beh, quella è un’altra storia. I piloti vanno e vengono, i boss invece restano. Quindi meglio reggere il moccolo a chi conta, piuttosto che perdere tempo con chi non ha molta voce in capitolo. Illuminante un’intervista a El Pais del 2013, in cui il catalano si racconta. La giornalista Nadia Tronchoni lo ritrae “zoppo e scontroso”. L’handicap è il risultato della terribile caduta che lo vide protagonista durante il week end del GP di Francia nel 1995 che determinò anche la fine della sua carriera di pilota, mentre il carattere invece era già quello, indurito, diretto, ai limiti dell’arroganza.

TECNICO – Puig è anche la voce “tecnica” delle telecronache del motomondiale per Movistar plus, emittente spagnola a pagamento: i fan apprezzano molto la competenza e anche certi modi diretti, di chi non le manda a dire. Al giornalista che gli chiede se sia consapevole dell’immagine di cui gode, risponde semplicemente: «l’unica cosa di cui mi preoccupo è sapere che cosa pensano di me i miei genitori e qualche mio caro amico». Il resto non conta. Però é pur vero che Puig, nel bene o nel male, finisce sempre in mezzo alle polemiche. Nel 2013 venne attaccato da Kevin Schwantz che lo accusava di “plagiare” la mente del pilota che seguiva in quel momento: «a Pedrosa non manca nulla. Ha pure qualcosa in più, come Alberto Puig. Lui gli “mangia la testa”. Dani ha bisogno di essere se stesso per raggiungere un’altro livello. È come un bambino che non si emancipa perché i suoi genitori lo soffocano. Mi piace Dani, ma è un pilota Honda da otto anni e non ha mai vinto nulla».

POLEMICA – Lo spagnolo s’incazzo’. Di brutto. La risposta fu al vetriolo, tipica del personaggio: «Mr. Schwantz, Dani non ha ancora vinto il titolo [della MotoGP], ma lasci che le dica qualcosa che non le piacerà, e ho intenzione di dirgliela solo a causa della sua arroganza, perché è così che è andata. Se ha vinto ha quel titolo – che tardò 8 anni a ottenere, rispetto alla sua prima gara nel 1986 – è stato solo perché Wayne Rainey si è schiantato a Misano e ha dovuto smettere di gareggiare quell’anno; in caso contrario, ben difficilmente avrebbe vinto il titolo. Lei è stato un grande pilota, talvolta anche super spettacolare, ma facendo riferimento ai suoi risultati, era sempre in ombra, di Eddie Lawson prima, e di Wayne Rainey poi in maniera definitiva e costante. Riguardo alle cose che dice, cioè che Dani doveva crescere senza nessuno al suo fianco, immagino riferendosi a me, le ricordo che negli anni ’80 e ’90 quando Schwantz era in attività, era curioso vedere il suo modo di lavorare, poiché mentre la maggior parte di noi viaggiava in Europa e in tutto il mondo come poteva, sempre con un amico o un compagno, lui non faceva un passo senza avere i suoi genitori (entrambi) a fianco. La verità è che a quel tempo era atipico quel modo di lavorare, dava l’immagine di un bambino viziato che ha sempre bisogno di attenzioni tutto attorno a lui». Chiara la metafora?

CAUDILLO – Kevin Schwantz avrà pure la lingua lunga, ma “el hombre fuerte” non teme nessuno. Si vanta anzi di parlare chiaro. L’intelligenza di Puig non è solo al servizio della polemica. Il catalano è uno dei massimi scopritori di talento dell’era MotoGP. Si deve a lui se Pedrosa, Elias e Stoner hanno avuto la possibilità di giocarsela. Questo aspetto della sua competenza non va trascurato; il neo Team Principal HRC aveva capito, prima e meglio di altri, che il futuro della classe regina sarebbe passato dai campionati promozionali. Si acquisisce potere, si tessono relazioni che contano. Si è messo a fare il talent scout, incoraggiando le carriere dei piloti più promettenti. A patto, si racconta, che fossero ubbidienti. Insomma: sono duro, ma sono giusto.

BOTTONI – Narra la leggenda che i numeri #24, #26, #27 che identificano Toni Elias, Dani Pedrosa e Casey Stoner, fossero stati affidati loro da Puig. I piloti per rispetto li hanno sempre mantenuti. Verità ? Storielle da paddock? Forse. Ma non è tutto qui. Di sicuro c’è che i giapponesi, come avevamo anticipato, non scelgono in base all’emotività. Hanno sostituito un tipo fumantino come Livio Suppo con uno come Alberto Puig, spigoloso e poco portato alla mediazione, perché sanno che è un vincente. Che durante l’ultimo anno, ricambiato, ha speso parole di miele per il golden boy di casa Honda, Marc Marquez. La sensazione è che, nell’anno dei grandi rinnovi, uno come lo spagnolo sia l’asso nella manica per tenersi stretto il fuoriclasse: il pugno di ferro dentro al box. A qualunque costo. Le buone relazioni dell’ex-pilota con Honda, Dorna, i media spagnoli, lo sponsor principale, rappresentano il lasciapassare perfetto per i giapponesi. Il lavoro svolto dal catalano per far crescere la formula Asian Talent Cup, a cui in Honda sembrano tenere moltissimo (a cominciare dal Presidente di HRC, Yoshishige Nomura), ha garantito al nuovo “hombre fuerte” l’apertura di credito che desiderava. Puig ora è nella stanza dei bottoni. Adesso deve solo vincere.

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  1. fabu - 3 mesi fa

    personaggio antipatico già prima, poi da quello che disse e fece al Sic definitivamente odioso. un vincente? ma dove, ora lecca il fondo schiena al fenomeno.

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