European Superbike Master Trophy: ritorno al futuro? No, avanti nel passato

European Superbike Master Trophy: ritorno al futuro? No, avanti nel passato

L’idea di Bruno Sandrini e Filippo Delmonte: riportare in pista le Superbike degli anni d’oro. Ecco come funzionerà.

Commenta per primo!
Troy Bayliss e Colin Edwards in una fase di gara del Campionato Mondiale Superbike 2002

Abbiamo dato la notizia per primi. Ci piaceva l’idea di un trofeo che riportasse in auge le superbike del recente passato, ma soprattutto abbiamo intuito il potenziale interesse che una simile operazione può esercitare sugli appassionati.

SUCCESSO – Siamo chiari a scanso di equivoci: chi segue il motorsport deve avere ben presente che il passato è passato. Bello, brutto, ciao. Perdere il treno per tre mesi, tanto per dire, nell’attuale panorama tecnico, significa penare per i prossimi tre anni. Nel mondo auto va pure peggio. Quindi, la domanda è: perché un’iniziativa a tema “superbike vintage” organizzata da SH Group, lo stesso apprezzato gestore del trofeo Motoestate e del neonato campionato SuperMono, dovrebbe avere successo ? Ci ha colpito la reazione sui social networks. Non appena pubblicata la notizia che un organizzatore stava lavorando ad un simile progetto,  i fans si sono scatenati. Abbiamo provato ad analizzare la faccenda, andando per gradi: non è un’operazione nostalgia, non è un evento per ex piloti, non è un campionato alternativo. In definitiva, cos’è ?

UN TROFEO –  Che ha regole ben precise: moto superbike prodotte dal 1988 al 1993 e dal 1994 al 2004 in configurazione open. In pratica si tratta di mezzi di alto lignaggio, con un pedigree di alta genealogia racing. Perché quest’iniziativa è piaciuta così tanto? Il motivo forse risiede nel fatto che queste protagoniste del campionato mondiale Superbike erano una razza a parte nel panorama delle sportive stradali. Erano moto che facevano storia a sé. Razza Padrona. Le omologazioni stradali di questi bombardoni servivano solo a farle correre in Superbike, per questo rappresentavano il massimo distillato del motociclismo da corsa accessibile a chi avesse fegato e palle. Alzi la mano chi ha mai visto una R7 girare per strada. Se invece qualcuno si può dimenticare Noriyuki Haga sulla Yamaha R7 ufficiale, rischia la scomunica.

EPICA – La lista è lunga. Basti ricordare che per sconfiggere le Ducati, la Honda fece scendere in pista la VTR-1000 SP bicilindrica. Nessuno, a parte Edwards, ci ha mai vinto niente, ma lui il mondiale se lo portò a casa. Una delle poche eccezioni, ‒ a memoria d’uomo ‒ in cui una Casa giapponese subì il regolamento, anziché influenzarlo. La formula della Superbike di quegli anni non solo riempiva gli autodromi, ma garantiva un grandissimo coinvolgimento. Ecco il segreto tra vecchiaia e longevità agonistica. Pubblico caldissimo, corse emozionanti, pochi ausili elettronici, tanta manetta, le Case impegnate in maniera ufficiale. Le moto si muovevano come indemoniate, vivevano di vita propria. I piloti erano di classe pura, tanto gas e poche menate. Un trofeo che riporti nel loro ambiente naturale, la pista, le belve che fecero grande il campionato mondiale Superbike, è già di per sé garanzia di spettacolo. Ecco perchè scalda il cuore: questo trofeo non sarebbe una sorta di musica per vecchi animali, né una passerella a velocità lumaca per moto d’epoca. E’ una formula di gare vere, pensata per garantire la massima performance, con squadre, piloti e mezzi di assoluto livello. Per saperne qualcosa di più abbiamo intervistato Bruno Sandrini di SH Group, che assieme al socio Filippo Delmonte, organizza il trofeo.

Ci racconti come è nata l’idea di European Superbike Master Trophy?

«Certamente tutto parte dalla nostra esperienza nel mondiale Superbike a gestione Flammini. Ci siamo resi conto, dopo aver analizzato attentamente le statistiche, che questo tipo di mezzi potevano rivelarsi ancora competitivi. Abbiamo verificato come in circolazione esistano molte moto da corsa di quel periodo che però, per un motivo o per un altro, finiscono troppo spesso a fare mostra statica in eventi dedicati alle moto d’epoca. Crediamo che un trofeo di questo genere possa rappresentare un ottimo veicolo per fare incontrare tre passioni diverse: quella del pubblico, quella dei collezionisti e quella dei team.»

Su quante tappe si articolerà il calendario?

«Premesso che siamo ancora in fase di definizione, l’idea è di correre cinque prove. Non solo in Italia, ma anche ad Albacete in Spagna, in Croazia o Repubblica Ceca, in Germania.Se la formula dimostrasse di incontrare il gradimento del pubblico, allora vorremo crescere fino a sei, sette date. Ci tengo a sottolineare che lo spirito che vorremmo portare in circuito è quello del massimo coinvolgimento di ogni soggetto interessato. Crediamo che la formula corretta, che abbiamo sperimentato con il Motoestate, sia di organizzare giornate evento che portino in circuito un pubblico eterogeneo. I trofei come l’European Superbike Master Trophy rappresenterebbero la punta di diamante di una giornata ricca di iniziative rivolte ad appassionati, famiglie, curiosi e sportivi in genere.Questo genere di operazione in Inghilterra funziona benissimo.»

Avete già valutato il potenziale interesse da parte di collezionisti e/o piloti ?

«Posso già dire che l’accoglienza è stata davvero entusiasta. Non solo per quanto riguarda i collezionisti di moto, che ci hanno già dimostrato la disponibilità a far correre i propri gioielli, ma anche da parte di alcuni ex-piloti e tecnici che riporterebbero in pista le migliori moto da superbike del recente passato. Non immaginatevi un parterre di sole Ducati. Siamo stati contattati anche da possessori di Suzuki, Kawasaki e Honda. Non escludo inoltre che vedremo anche altri mezzi. Pensate al brivido, per un appassionato, di veder girare in pista la Kawasaki ex Bertocchi, magari con Piergiorgio Bontempi in sella.»

Perché vi siete limitati al periodo 1988- 2003 ?

«Perché riteniamo che quello rappresenti il periodo d’oro della specialità. Prima del 1988 il campionato delle derivate di serie era ancora in fase embrionale mentre dopo il 2004 l’elettronica è diventata troppo invasiva. L’arco temporale che abbiamo scelto regala ai fans moto bellissime, prestazioni elevate, ma non falsate dall’elettronica. Saranno gare vere, non passerelle. Il pubblico si confronterà con prestazioni elevate e massima competitività. Vogliamo che anche gli spettatori più giovani possano partecipare a quell’esperienza indimenticabile che era la Superbike degli anni migliori.» 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy