Chicho Lorenzo: “Joan Mir è il pilota con più talento che abbia mai visto”

Chicho Lorenzo: “Joan Mir è il pilota con più talento che abbia mai visto”

Arrivato tardi, ma predestinato. Ecco chi è il nome nuovo della MotoGP 2019. Sarà il nuovo Marc Marquez?

di Massimiliano Garavini
SCARPERIA, ITALY - MAY 31: Joan Mir of Spain and EG 0,0 Marc VDS smiles during the press conference in hospitality during the MotoGp of Italy - Previews at Mugello Circuit on May 31, 2018 in Scarperia, Italy. (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Senza dubbio Joan Mir è uno dei pezzi pregiati del, sin qui fibrillato, mercato piloti della MotoGP. Un golden boy che ha fretta di bruciare le tappe. Il miglior tempo delle FP2 della Moto2 al Mugello è lì a testimoniare che la pressione, se la sente, non pare neppure influenzarlo troppo. Colpisce una dichiarazione di Chicho Lorenzo: «Mir è il pilota con più talento che abbia mai visto in vita mia. E io ho visto i migliori». Ipse dixit, come spesso l’uomo è abituato a fare. Però è un fatto che il giovane maiorchino, formatosi col “metodo Lorenzo”, cioè passando dalla scuola del padre di Jorge, sia un fenomeno che sta bruciando le tappe. (Moto2 GP Italia, qui cronaca e classifica del venerdi)

DA DOVE VIENE – In senso opposto rispetto al solito curriculum del talento precoce: non è salito in moto a tre o quattro anni, partendo dai campionati minori. Ha iniziato relativamente tardi. Dieci anni. Prima? Juan, il padre di Joan, ha un negozio a Palma de Mallorca: “Roll&Roll”. Dimenticatevi le due ruote; nello store si vendono skateboard, surf e abbigliamento tecnico. Nè odore di benzina, né chiavi inglesi. Secondo quanto riporta El Pais, Mir ha scelto la strada delle competizioni quasi per caso: una parente lo ha convinto ad iscriversi alla scuola di Chicho. Poi è stato solo talento puro. Il direttore tecnico del Team Leopard, Christian Lundberg, ha dichiarato: «avere iniziato tardi è un vantaggio. Cominci più maturo e le esperienze che fai sono più concrete. Quando inizi da piccolo, allora hai un percorso accidentato. Pensi di sapere tutto e non sai nulla, non ti fidi, ed è invece il momento in cui devi fare le cose. Quando Joan ha iniziato a correre con noi, aveva praticamente 18 anni. Era più maturo, poteva capire le cose. Ha incontrato anche lui le proprie difficoltà, perché il primo anno è stato più testardo, ma poi gli dimostri come funzionano le cose e lui si adatta: quest’anno [il 2017, l’anno del titolo Moto3] è più sicuro».

PRECURSORI – Già, Joan; ricorda in questi aspetti un certoMax Biaggi, piuttosto che Johann Zarco. Un pilota che arriva tardi – relativamente – rispetto al percorso imposto ai giovani fenomeni. Alla fine scopri che è il talento a fare la differenza. Come sempre. Il ragazzo però vuole tutto e subito. Non è molto emotivo, però sa quanto sia difficile farsi largo; il campione del mondo della Moto3 – scrive El Mundo – ha pianto due volte, una quando riuscì a centrare l’ingresso alla Red Bull Rookies Cup, dove c’erano una dozzina di posti disponibili per centinaia di candidati. Se cadevi, eri spacciato; «non sono uno emotivo,» – ricorda Joan – «ma quando sono riuscito a entrare nella selezione, ho liberato il pianto come una fontana, e solo con le vittorie in Moto3 ho sentito un’emozione così forte».

MANAGER – Paco Sanchez, il manager di Mir, è un uomo altrettanto concreto: uno che, per intenderci, sostiene che non ci sia differenza tra i contratti firmati all’1% o al 99%. In sostanza: se un contratto non ha una firma ufficiale, non vale niente. Sanchez descrive così il suo pilota: «uno che ama allenarsi, combinando la moto con l’esercizio fisico». Joan è sempre in movimento, dividendosi tra motocross, enduro , moto d’acqua; nei suoi programmi di allenamento ci sono le moto da 600 e le 1000. Il ragazzo è cresciuto con un’educazione che unisce rigore e umiltà: dopo la prima vittoria in Austria, nel 2016, i genitori gli avrebbero detto «ricordati che non hai ancora vinto niente».

DOPO MARQUEZ – Il padre e la madre, separati, non interferiscono nella vita “professionale” del figlio. Assistono di rado alle gare e quando lo fanno preferiscono andare in tribuna, acquistando il biglietto, per non interferire con la vita nei box. Joan ha confessato a El Mundo: «ci sono due modi per arrivare al Mmondiale: pagando oppure non pagando. Sono uno dei pochi che non ha mai dovuto pagare. Ogni anno mio padre mi diceva: da questo ottobre le tue moto non ci saranno più. Ma ogni ottobre ho ricevuto un aiuto, una squadra, per quello successivo». Mir è arrivato al grande salto; con queste premesse è chiaro perché è il nuovo golden boy del motociclismo: l’uomo sul quale – si sussurra nel paddock a mezza voce – assieme a “Pecco” Bagnaia vengono riposte le speranze per il dopo Rossi. E forse pure per il dopo Marquez.

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