Trent'anni fa, sembra ieri. Nel 1989 la Superbike era agli albori e parecchi team erano poco più che casarecci. Ma l'interesse verso il Mondiale alternativo alla 500GP cominciava a crescere. Consacrata a livello iridato l'anno prima, la Superbike raccoglieva l'eredità della Formula 1. A quel tempo, contrariamente a quanto pensano gli appassionati di oggi, c'era grande libertà di elaborazione e le "derivate dalla serie" erano in realtà dei mostri sui quali i motoristi potevano sbizzarrirsi. Solo cilindrata, numero di cilindri e carter dovevano restare di serie. Anche a livello gomme la concorrenza era spietata. A quei tempi Michelin dettava legge in 500 e Dunlop era l'avversaria storica.
Pirelli, semplicemente, nelle corse top level non esisteva.
In quel 1989 però la marca italiana diventò ambiziosa e fece ponti d'oro a Fred Merkel e al team Rumi che gestiva le Honda per lasciare Michelin. Sembrava una scommessa persa in partenza. Invece alla seconda gara, all'Hungaring, nei sobborghi di Budapest, il biondo californiano sbancò. Fece sua la Superpole e la domenica vinse entrambe le manche. A fine stagione mise le mani sul secondo (e ultimo) titolo iridato della sua carriera. A Imola la
Pirelli festeggia trent'anni da quella prima volta: la Honda RC30 di Fred Merkel farà bella mostra nel paddock, a disposizione di tutti coloro che, almeno con gli occhi, vorranno fare un salto nel passato. Il ponte fra le due epoche è Giorgio Barbier, ingegnere lombardo che nel 1989 fu artefice del debutto e del trionfo Pirelli (nella foto con Fred Merkel). Oggi, come allora, è sulla breccia in qualità di responsabile del racing Pirelli Moto.