MotoGP: possiamo sognare un Gran Premio in Africa?

MotoGP
domenica, 23 luglio 2023 alle 10:56
africa baobabs foto au senegal
di Nicolas Pascual/paddock-gp
Non vi sarà sfuggito che il Mondiale MotoGP non tocca tutti i cinque continenti. Infatti dal 2004 l'Africa non è più rappresentata e ci sembra un peccato. Questo continente in crescita esponenziale e con tanti appassionati si meriterebbe un GP. Oggi affrontiamo la questione attraverso lo studio di un circuito sconosciuto in Europa.

Perché avrebbe senso un Gran Premio MotoGP in Africa

Prima di tutto, l'Africa non è sconosciuta al mondo dei Gran Premi. Nel corso della storia molti piloti talentuosi, per non dire leggendari, hanno avuto stretti legami con il continente africano. A volte erano nativi, a volte lì ci vivevano. Pensiamo a tutti i rhodesiani, originari di un paese molto legato alla storia dei GP motociclistici. Tra questi citiamo Ray Amm, Jim Redman od anche Gary Hocking, campione del mondo 500cc nel 1961. Impossibile poi non ricordare i sudafricani a due ruote, come Kork Ballington, Jon Ekerold o Brad Binder, o su quattro ruote, come Jody Sheckter, campione del mondo di Formula 1 nel 1979. In ogni modo il motorsport si è spesso concentrato nel sud del continente fino a poco tempo fa. Contiamo 10 edizioni del Gran Premio del Sudafrica disputate sia sul mitico tracciato di Kyalami (tra Johannesburg e Pretoria) che sul Phakisa Freeway, poco distante da Welkom, cittadina di poco più di 60.000 abitanti in mezzo al nulla. Non dimentichiamo poi il Gran Premio del Marocco di Formula 1 o la mitica Parigi-Dakar.
Thierry Sabine, il "papà" della Parigi-Dakar, 1986. Foto: Yelles MCA
Si capisce quindi che gli sport motoristici non sono una novità per gli africani, motivo per cui avrebbe senso tornarci. Ma neanche la F1 ci mette più piede. Ogni tanto spuntano voci d'interesse riguardo Kyalami, alle porte di Johannersburg, ma la situazione rimane in stallo. Sarebbe decisamente interessante, per una volta, che questo campionato anticipasse tutti, omaggiando un continente passionale, in cui il trasporto a motore di piccola cilindrata è molto diffuso. Oltre a questo, alcuni paesi stanno anche costruendo le proprie società per la progettazione di veicoli elettrici a due ruote. Con una popolazione giovane sarebbe possibile realizzare un grande spettacolo in una cornice differente, che renderebbe il Mondiale MotoGP sempre più ricco, diversificato ed emozionante. Se ne trarrebbero solamente dei vantaggi.

Un circuito sconosciuto

Il problema delle infrastrutture si presenta spesso nel continente africano. A prescindere dalla disciplina, gli atleti in genere si lamentano degli impianti una volta usciti dal Sudafrica e dal Maghreb. Tuttavia in Senegal nel 2008 è stato realizzato un tracciato del tutto originale e percorribile, il circuito Dakar Baobabs (in foto di copertina) disegnato da Jean-André Collard e approvato dalla Federazione Internazionale dell'Automobile nel 2009.
Il circuito Dakar Baobabs, unico nel suo genere. Foto: au-sénégal
Il tracciato è interessante e permette ai senegalesi di usufruire di un'infrastruttura solida, originale e davvero preziosa nell'Africa occidentale. È l'unico circuito permanente omologato in questa crescente parte del mondo. Noto per essere molto tecnico, ogni anno ospita la 6 Ore di Dakar, un evento che prevede due giri di tre ore ciascuno e che si è affermato da tempo nel panorama sportivo senegalese.
Il percorso del circuito Dakar Baobabs. Foto: Yamboo
Ovviamente sarebbe necessario lavorarci per far sì che il circuito risponda agli standard richiesti dalla MotoGP, ma dobbiamo anche promuovere queste iniziative che possono portare grandi vantaggi da entrambe le parti. Il suo panorama lo rendere un Gran Premio a sé, unico. Situato nel comune di Sindia, nella regione di Thiès, è vicino a Dakar, la capitale, ma anche e soprattutto a due passi dall'Oceano Atlantico e dall'aeroporto internazionale Blaise-Diagne. Ancora più originale, il circuito si trova a pochi chilometri di distanza dalla riserva naturale di Bandia, ricca di fauna protetta.
Eventuali lavori tutti da pianificare, ma sarebbe sicuramente un modo per realizzare il sogno di milioni di appassionati, mettendo piede su questa magnifica terra, in un colore ocra che contrasterebbe davvero con il resto del calendario. Come nel sud-est asiatico, non c'è dubbio che i senegalesi apprezzerebbero lo spettacolo e saprebbero accogliere il mondo come si deve. A riprova citiamo il grande ritorno del Safari Rally WRC in Kenya nel 2021: una tappa obbligata ed imperdibile che porta un tocco diverso e permette a questo campionato di affermarsi ancora di più a livello internazionale.
Foto di copertina: au-sénégal

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