Dopo cinque Gran Premi del campionato MotoGP
Luca Marini resta ancorato a zero punti in classifica. Il pilota pesarese non solo fa i conti con una moto molto diversa dalla Ducati Desmosedici, ma anche con un nuovo team e dinamiche di lavoro differenti rispetto alla sua ex squadra satellite VR46. Un cambiamento ancora più drastico se si tiene conto che deve interfacciarsi con una cultura diversa come quella giapponese.
Rapporto con gli ingegneri HRC
Nonostante
Luca Marini sia chiamato ad una grandissima sfida,
ha smentito categoricamente le voci che lo vorrebbero lontano dalla Honda già al termine di questo campionato. Da mesi sta trasmettendo dati agli ingegneri HRC, alla ricerca della giusta via che porti la RC213V a fare dei passi avanti. "
Hanno molto rispetto e un po' di timore nei confronti dei piloti", ha raccontato il fratello di Valentino Rossi. Qualche difficoltà di comunicazione però non manca. "
Non ti chiederanno mai niente. Sono lì, scrivono, ti indicano, ti ascoltano… ma la prima cosa è spiegarlo bene, perché non tutti i giapponesi parlano bene l'inglese. Quindi devi parlare un inglese abbastanza elementare e spiegare le cose con calma".
Marini pilota e collaudatore
La differenza con i tecnici italiani della Ducati è abissale, più lento il passaggio dalla teoria alla pratica. "Se parli con gli ingegneri italiani tutto diventa più veloce, più facile. Gli italiani ti diranno molte più cose, ti faranno più domande. Ma a me piace lavorare molto con i giapponesi", ha proseguito il fratello di Valentino Rossi, alla sua quarta stagione in MotoGP. Rispetto all'anno scorso il prototipo Honda è diventato meno competitivo, eppure ha quattro piloti di esperienza che forniscono feedback utili allo sviluppo. "La maggior parte delle volte siamo d'accordo nei commenti, altre volte no", precisando che "questo non significa che andiamo uno contro l'altro. Ogni pilota ha il suo modo di spiegare le sue sensazioni. Penso che noi quattro siamo molto veloci e capiamo bene le sensazioni della moto".
Infine
Luca Marini ritiene di poter dare un prezioso contributo alla Honda, grazie alla sua capacità di trasmettere sensazioni precise ai tecnici. Una dote che ha ereditato dall'esperienza con il team VR46. "
Penso di essere il migliore a spiegare le cose. Gli ingegneri dicono che spiego le cose chiaramente. Lavorare con i giapponesi è qualcosa di molto particolare. Devi essere molto preciso e spiegarlo bene in modo che lo capiscano".
Foto: Box Repsol