A distanza di quattro anni dalla vittoria del titolo MotoGP,
Joan Mir si ritrova ad inseguire un sogno impossibile con la Honda. L'addio improvviso della Suzuki al Motomondiale ha lasciato pochi spiragli di mercato al pilota maiorchino, che ha scelto di affidarsi al prestigioso marchio spagnolo. Ma l'evoluzione della RC213V procede a tentoni, si ricomincerà dallo
shakedown in Malesia nel prossimo weekend.
La vittoria iridata di Mir
Sarà la settima stagione in classe MotoGP per
Joan Mir, alle prese con un momento particolare della sua carriera e della categoria in genere. Sembrano lontano quel 2020, quando in un anno "sui generis" per via del Covid, ha saputo chiudere il Mondiale da campione e con una sola vittoria. Erano condizioni assai diverse da quelle attuali: "
Non avevamo la moto migliore sulla griglia in quel momento. La velocità non era il nostro punto forte", ha spiegato il pilota HRC.
Era un calendario atipico, con appena 14 GP e senza l'attuale format delle gare Sprint. Ha conquistato il titolo con 171 punti, mentre nel 2024 Jorge Martín ne ha collezionati 508 in una stagione di 20 round e 40 gare. Anche il cammino che l'ha portato al titolo non è stato semplice, con due cadute nelle prime tre gare e un 14esimo posto in classifica generale, che tutto lasciava presagire fuorchè la conquista del trono della MotoGP. Dopo il Gran Premio in Austria c'è stata la svolta, con un secondo posto al Red Bull Ring che ha segnato l'ascesa di
Joan Mir e Suzuki.
Nel decimo round, disputato ad Aragon, ha preso la testa del campionato davanti a Fabio Quartararo che, nonostante avesse ottenuto tre vittorie, non ha raggiunto la costanza necessaria per mantenere la leadership.
Joan Mir non aveva una moto dominante, ma una strategia ben chiara: minimizzare gli errori. "
Sapevo che se non avessi commesso più errori fino alla fine dell'anno, avrei lottato per il titolo", ha confessato a Crash.net. Alla fine il pilota spagnolo ha ottenuto la sua prima e finora unica vittoria in MotoGP a Valencia, assicurandosi matematicamente il titolo nel penultimo round del campionato.
"Era una MotoGP completamente diversa", ha sottolineato il pilota della Honda. Nell'era contemporanea Ducati ha stabilito un dominio assoluto. Nel 2024 ha vinto tutte le gare ad eccezione del GP di Austin finito nelle mani di Maverick Vinales e Aprilia. "Non siamo stati fortunati come lo sono oggi Pecco e Martín, che hanno una moto superiore agli altri. In una brutta situazione, possono finire quarti... È una storia completamente diversa".
Foto: Instagram @joanmir36official