In Australia un altro motore di Binder finisce KO nelle prime libere. L'alfiere KTM, alle ultime gare in MotoGP, viaggia da tempo coi motori contati...
Un motore KTM in fumo non è mai una bella notizia, soprattutto se ormai da tutto l'anno la stessa casa sta facendo i conti con grandi problemi di affidabilità... Brad Binder (che a livello motori non è messo benissimo) è stato il protagonista nella prima sessione di libere MotoGP in Australia, in pieno rettilineo: neanche il tempo di alzare la mano per segnalare che qualcosa non andava, che compare una grossa fumata bianca dal posteriore della sua RC16, segnale ahimè molto eloquente.
Ad appena una decina di minuti dal via del turno il pilota sudafricano è quindi costretto a fermarsi, senza aver causato fuoriuscite di liquidi in pista, e riparte poi con la seconda moto. Ha poi chiuso 13° nelle Practice e dovrà scontare la Q1, e in più rischia il "cappotto" nel confronto con il compagno di squadra Pedro Acosta (non è mai riuscito a stargli davanti quest'anno). Prima del passaggio in Superbike, stiamo assistendo davvero ad un finale amaro per l'ex riferimento di KTM.
L'annata da incubo dei motori KTM
Ben sette motori KO, come ammesso da Pit Beirer, che hanno coinvolto tutt'e quattro i piloti KTM. Nel caso di Binder, aveva già perso definitivamente tre motori per gravi problemi tecnici quando metà stagione era ancora ben lontana. Il caso del marchio austriaco di Mattinghofen quest'anno è stato clamoroso: una serie continua di problemi, poi ricondotti tutti al motore, prima di trovare le componenti difettose che dovevano essere sostituite quanto prima. Problema risolto prima di Aragon col benestare degli altri costruttori e dopo svariati GP con le RC16 limitate proprio per ridurre i rischi.
Ricordiamo che in MotoGP ogni pilota ha un massimo di 8 motori per l'intera stagione, gestirne quindi solo cinque, come sta facendo Brad Binder, per buona parte del campionato diventa un'impresa. Anche perché chiaramente non mancano mai i problemi "fisiologici" di un qualsiasi mezzo meccanico. Detto tutto questo, potete ben capire come un'esplosione come quella delle FP1 a Phillip Island sia un altro bel campanello d'allarme in casa KTM. Mancano ancora 5 GP, serve stringere i denti per non vedersi costretti a ricorrere a unità extra e quindi ad una partenza dalla pit lane.