Gigi Dall'Igna è diventato una delle figure chiave nel successo della Ducati, in pista e sul mercato. Il direttore generale ha promosso una filosofia incentrata su nuove soluzioni tecniche, sull'innovazione, sulla capacità di interpretare il regolamento (vedi l'aerodinamica...) per sorpassare i rivali. In un'intervista sul sito ufficiale MotoGP, l'ingegnere veneto ripercorre la sua carriera e il suo modus operandi.
Dall'Igna mente e cuore della Ducati
La Casa di Borgo Panigale ha vinto gli ultimi quattro titoli mondiali in Top Class e potrebbe vincere per il quinto anno consecutivo. Due titoli con Pecco Bagnaia, uno con Jorge Martin, poi Marc Marquez, che potrebbe ripetersi anche nel 2026. A capo di questo progetto vincente c'è Gigi Dall'Igna, ingegnere invidiato da tutti i costruttori della MotoGP. Non a caso anche la
Honda ha cercato di strappare lo stratega italiano agli uomini in rosso... Dietro alla barba brizzolata sembra celarsi una persona fredda e distaccata. Invece c'è un uomo capace di essere un vero leader e riconosciuto tale da chi gli sta intorno, completamente dedito al lavoro e alla ricerca di soluzioni e innovazioni.
Dall'Igna si distingue per la capacità di concentrarsi sui dettagli e massimizzarne il potenziale. Un genio dell'ingegneria, della comunicazione, capace come pochi di indirizzare le persone verso un comune obiettivo. "Ho spesso sentito parlare di geni, ma io non mi considero tale. Possiedo notevoli capacità di leadership, che mi permettono di farmi capire e di guidare le persone, attraverso il dialogo, verso un obiettivo, verso qualcosa di importante. Cerco di tracciare una direzione che ritengo giusta".
30 anni di esperienza e innovazione continua
Oltre 30 anni dedicati alle competizioni. La passione per la tecnologia e l'ingegneria meccanica è nata prima del suo ingresso nel mondo delle corse. "Da piccolo mi piaceva molto lavorare con le mani. Sono curioso di tutto e quando inizio a toccare qualcosa, me ne appassiono subito. Voglio approfondire e cercare sempre di capire un po' di più".
Uno dei pilastri del progetto Ducati Corse è stata la capacità di sviluppare nuove soluzioni tecniche, che hanno poi ispirato anche gli altri marchi rivali. "La cosa peggiore che si possa fare nella vita è continuare a fare le stesse cose. Prima o poi, ci si trova nella necessità di cambiare e fare qualcosa di diverso. Credo che noi siamo più innovativi degli altri", ha sottolineato Gigi Dall'Igna. Non è certo un caso che Ducati abbia tagliato il traguardo delle 100 vittorie in MotoGP in occasione del GP del Giappone a Motegi...
Aerodinamica e regolamento
L'aerodinamica è un esempio lampante di questa mentalità in continua evoluzione. "Le prime ali furono create molto prima, ma alla fine tutti le avevano abbandonate. Quando altri le rividero, probabilmente non capirono che dietro c'era un modo diverso di studiare e pensare, e che questi dispositivi potevano migliorare significativamente la guidabilità della moto".
La capacità di sfruttare le zone grigie del regolamento è sicuramente un altro ingrediente essenziale della filosofia Ducati. Il direttore generale ritiene fondamentale una conoscenza approfondita dei regolamenti della MotoGP. "Leggere i regolamenti, comprenderli e interpretarli è uno dei miei obiettivi principali", ha proseguito l'ingegnere classe 1966. Non basta costruire una moto veloce: è anche necessario capire esattamente cosa è consentito e come sviluppare soluzioni al limite. "Le massime prestazioni si ottengono spingendo al limite i regolamenti. Se il limite di cilindrata è di 1.000 centimetri cubici, bisogna sempre cercare di avvicinarsi il più possibile a quel limite".
Un difetto di Dall'Igna...
In MotoGP, dove le differenze si misurano in millesimi di secondo, la capacità di interpretare le regole e tradurre un'idea in prestazioni può essere importante quanto il talento dei piloti. Il bisogno di spingersi sempre al limite ha portato ad un ciclo storico di vittorie. E la fame di vittoria rischia di diventare una dipendenza ."Il più grande difetto, sicuramente, è la necessità di vincere sempre e il dispiacere che provo quando perdo. Quando perdo, sto davvero male".
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