Jorge Martínez Aspar ha attraversato più generazioni di piloti e non ha paura di sbilanciarsi. Ospite del podcast
Fast & Curious, l'ex pilota valenciano, vincitore di quattro titoli Mondiali, ha ripercorso i suoi incroci con
Valentino Rossi e lo ha messo a confronto con Marc Márquez, nove volte campione del mondo.
Il verdetto pende dalla parte dello spagnolo: la sua forza mentale è qualcosa che Rossi non avrebbe potuto eguagliare, e in pista è «infinitamente più veloce». Di Márquez, Aspar ha sottolineato la velocità, l'aggressività in sella e la capacità di superare gli infortuni. Ma prima di arrivare al pilota di Cervera, il discorso è partito da molto lontano. Jorge "Aspar" Martinez, oggi 64enne, negli anni '80 è stato protagonista delle piccole cilindrate: ha vinto quattro Mondiali e 37 GP, tutti nella clase 80cc. Adesso dirige un mega team impegnato in Moto3 e Moto2. Ha appena festeggiato il titolo iridato di Maximo Quiles, l'ultima sua scoperta, in Moto3.
Il pranzo con Graziano Rossi
La storia tra Aspar e Valentino poteva cominciare molto prima. Alla fine del 1994 Graziano Rossi andò a pranzo con il valenciano per proporgli di prendere il figlio nella sua squadra. Aspar però all'epoca era legato a Yamaha e Cepsa in un progetto tutto spagnolo, e declinò: «Sicuramente tuo figlio è molto bravo, ma io sono in un progetto spagnolo, non in uno internazionale».
Il seguito lo racconta lo stesso Aspar, con un pizzico di autoironia: "L'anno dopo, nel 1995, Valentino corse già il Campionato Europeo a Misano. Nel 1996 ottenne la sua prima vittoria e mi batté nel Gran Premio della Repubblica Ceca, a Brno".
Fin dall'inizio, ricorda Aspar, si capiva che era «un pilota molto aggressivo, diverso». E anche fuori dalla pista: «Vedevo un ragazzino che si tingeva i capelli, che faceva Superman e che saliva con una bambola gonfiabile. Per me erano cose di un'altra epoca», ha raccontato ridendo.
Rossi ha cambiato la MotoGP
Per Aspar il Dottore non faceva la differenza solo con la velocità. Il valenciano ha citato una lezione di Ángel Nieto, secondo cui «si comincia a vincere camminando nel paddock», perché i rivali ti osservano. Rossi, in questo, era un maestro: «Non era solo molto veloce in moto, sapeva anche giocare con i suoi avversari e mangiargli un po' la testa. Credo che abbia segnato un prima e un dopo. Valentino Rossi ha contribuito a trasformare la MotoGP e il motociclismo in generale in uno spettacolo.».
Márquez, testa e velocità
Riconosciuto il ruolo storico di Rossi, Aspar sposta però l'asticella su
Márquez quando il confronto diventa tecnico e mentale. La velocità pura, l'aggressività e soprattutto la tenacia con cui lo spagnolo è tornato dopo ogni infortunio sono, nella lettura del valenciano, il terreno su cui l'italiano non avrebbe potuto reggere il paragone. Un giudizio destinato a far discutere i tifosi di entrambi, e che riapre un dibattito che nel paddock non si è mai davvero chiuso.