Piccole ma cattive: belve 50cc che ci hanno fatto innamorare della vita

MotòExhibition
mercoledì, 23 ottobre 2024 alle 19:15
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Questa è una vera e propria dichiarazione d’amore verso quegli “oggetti” il cui ricordo si perde ormai nella notte dei tempi, ma del quale restano tracce indelebili nel cuore di stuoli di appassionati che li hanno amati e posseduti. Anche, se volete, nel senso più erotico del termine. Mi riferisco a quei romantici due ruote a motore degli anni ’60,’ 70 e ’80, che furono elevati a veri e propri oggetti di culto da quelle generazioni, ma anche da quelle a venire. In quegli anni fatali, i motorini o i cinquantini, questi i loro nomignoli, erano delle piccole belve e gli adolescenti di allora, quasi sempre, sceglievano il modello da acquistare in base alla velocità che erano in grado di raggiungere. Tutti noi che ne abbiano posseduto uno, sappiamo bene quanto fosse importante che il nostro cinquantino fosse il più veloce di tutti!

Lo spartiacque fra prima e dopo

In quel periodo, I fatidici quattordici anni di età, rappresentavano l’età minima necessaria per poterne guidare uno, un traguardo atteso ed agognato, uno spartiacque tra il prima e il dopo, quando poi, nulla sarebbe più stato come prima nel nostro immaginario collettivo. Se avete vissuto quel periodo in prima persona, non potrete negare che il cinquantino fosse in cima ai desideri, di quella giovane generazione di centauri in divenire. 

Miscela, amore e indipendenza

Per chi è stato giovane negli anni ’60,’70 e ’80, i cinquantini hanno simboleggiato il trampolino di lancio verso l’indipendenza e la possibilità di scorrazzare in giro con gli amici o con la fidanzatina, con quella inebriante sensazione che solo il vento nei capelli, riusciva a procurarti, qualcosa di inimmaginabile mai provato prima! Quanti colpi abbiamo dato alla pedivella di avviamento, quando il nostro cinquantino non ne voleva sapere di avviarsi, perchè la miscela troppo grassa aveva bagnato la candela, impedendo a quella maledetta scintilla di scoccare? Quanti accidenti abbiamo mandato a quel piccolo mostriciattolo meccanico? 

Quella benedetta chiave ad elle

E, alla fine, presi dalla disperazione, non restava che la partenza a spinta ingranando la seconda, con l’immancabile balzo a cavalcioni sulla sella, scimmiottando i piloti dei Gran Premio. Ci sentivamo tutti provetti meccanici, solo perché eravamo in grado di smontare la candela e riavvitarla sulla testata, grazie a quella famigerata chiave a elle che tutti noi portavamo nel sottosella, una sorta di piccola ancora di salvataggio…. L’accensione elettrica per i cinquantini era ancora un miraggio, una sorta di chimera molto al di là da venire, uno di quei tipici argomenti da bar. “Pensa se si potesse accendere con un pulsante!”, ci dicevamo tra amici sorseggiando una gassosa o un chinotto, seduti sul solito muretto a fumare furtivamente le prime sigarette….

La piccola belva

Il limite dei 40 km/orari (la velocità massima consentita), almeno cosi come riportavano quegli sfilacciati libretti di circolazione grigiastri di formato tascabile che accompagnavano l’acquisto della belva, rappresentava per tutti noi, una personale provocazione, una sfida vissuta come un vero e proprio insulto al nostro talento di piloti! E allora giù con le modifiche al motore, al telaio, alle sospensioni, con le mitiche elaborazioni del cilindro, del pistone, del carburatore, degli ammortizzatori, delle marmitte ad espansione e chi più ne aveva più ne metteva, senza un vero e proprio limite alla nostra insensata voglia di primeggiare in velocità!

Noi, i quattordicenni degli anni '70

Ancora oggi nella testa di noi vecchi quattordicenni degli anni ’70, ronzano i nomi epici delle trasformazioni di quei cinquantini… Simonini, Dall’Orto, Ceriani, Pollini, anche perché non mancava mai l’amico che con il suo “stesino” (così si definivano quei motorini che si guidavano distesi sul serbatoio e col mento sul manubrio), raccontava di aver frantumato la mitica soglia dei 100 km orari.  Insomma, c’era sempre qualcuno che andava più veloce di te, ma, il più delle volte, la verità andava doverosamente filtrata, un po’ come fanno i pescatori quando dichiarano le dimensioni del pesce pescato…

Piccole grandi leggende

Oggi di quel periodo epico, restano per fortuna, schiere di appassionati collezionisti che alimentano ogni giorno, l’amore per questi meravigliosi oggetti, icone indelebili di una bellezza senza tempo. Grazie ancora per quelle emozioni, piccole grandi leggende!

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