Superbike Chaz Davies “Inseguo Carl e Troy, i miti Ducati”

Superbike Chaz Davies “Inseguo Carl e Troy, i miti Ducati”

Proponiamo la versione web dell’intervista uscita su SportWeek, il settimanale di Gazzetta dello Sport. Il pilota di punta Ducati si rivela. E punta in alto

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Ora sta lottando contro Jonathan Rea. Ma per il pilota Superbike più vincente dell’ultimo periodo, Chaz Davies, la grande sfida è il confronto con i miti Ducati. Come il suo connazionale Carl Fogarty, 59 vittorie e 4 Mondiali, o Troy Bayliss, 3 titoli, unico asso delle derivate a vincere anche in MotoGP.

Per non parlare dell’altro australiano Casey Stoner. A giudicare dal bagno di folla di Imola una settimana fa l’aitante biondo del Galles sembra sulla buona strada. Pole, giro veloce, doppietta e Ducati sulla rotta Mondiale. Rea non dorme più sereno e i ducatisti sognano.

Chaz Davies, 29 anni, 4 vittorie in SBK 2016
Chaz Davies, 29 anni, 4 vittorie in SBK 2016

«Non so perché i tifosi mi abbiano preso a cuore. Sicuramente è più facile piacere alla gente quando si vince. In realtà vale anche il contrario. I fan italiani sono diversi, un po’ matti, ma con un cuore e una passione enormi. Correre per Ducati è diverso che per qualsiasi altro marchio. Ti senti parte di una grande famiglia».

Ecco, la famiglia. I suoi  gestiscono una pista di kart ma lei è diventato campione di moto.

«Mio padre ha sempre voluto una pista da go-kart, e ha finito letteralmente per costruirne una. Ha collocato, con le sue mani, 26.000 mattoncini, sono tanti… Dopo qualche tempo l’abbiamo ricoperta di asfalto, e abbiamo tutti – io, mio padre, mia madre, e mia sorella di tre anni più grande – cominciato a guidare per hobby. Inizialmente correvo solo su quattro ruote, ma non è durata molto. Quando avevo 7 anni ho fatto un brutto incidente di cui porto ancora una grande cicatrice. Così ci siamo orientati verso le due ruote. Ho iniziato nel campionato britannico di minimoto, per poi passare alle 80cc. È stato un percorso naturale, cominciato come una passione e diventato poi, con risultati via via migliori, qualcosa di serio».

Com’era Chaz da bambino?

CD 3«Se chiedete a mia madre, vi dirà che ero sempre calmo e sereno, capace di prendere le cose come andavano. Ma sono sempre stato molto determinato».

Debutto nel Mondiale 125 nel 2002, a 15 anni, con Team Matteoni: come andò?

«Sinceramente non ho dei bei ricordi. Mi sono trovato a correre con una squadra che non mi voleva, sostanzialmente fui piazzato lì. La moto aveva anche del potenziale, ma non c’era la volontà da parte del team di sfruttarlo»>.

Nel 2007 è dovuto emigrare nelle gare Usa. Perché?

«Nei GP c’erano poche moto ufficiali e ancora meno soldi. Forse avevo il passaporto sbagliato. Nel 2006 mi avevano promesso una moto semi-ufficiale ma lo sponsor non ha pagato. Pensavo che avrei dovuto trovarmi un lavoro, magari gestendo il kartodromo con mio padre, ma all’ultimo momento è arrivata una chia- mata dagli States. È stato come un salvagente».

Là ha vinto perfino la 200 Miglia di Daytona, una gara mitica.

«Fu una giornata assolutamente folle. Sentivo di essere a posto e di poter vin-cere, ma in gara me ne sono capitate di tutti i colori. Ho finito secondo però Josh Hayes, il primo sul traguardo, fu squalificato per un albero motore irregolare. Me l’hanno detto a cena, mentre stavo festeggiando il secondo posto».

Nel 2010 tornò in un Mondiale per caso, come sostituto alla Triumph. Un bel colpo di fortuna…

CD 2«C’erano un paio di opportunità per tornare in Supersport, e probabilmente sarei comunque riuscito a correre. Ma è andata bene così».

Chi è l’avversario più forte che ha mai incontrato?

«Non ho mai avuto una “nemesi” in particolare. Da piccolo, in minimoto, il primo rivale era Craig Jones (morto a Brands Hatch nel 2008; ndr). Dopo c’è stato Casey Stoner. Poi tutti quanti, ma sicuramente ora è Rea il più difficile da battere».

Com’è nata la grande amicizia con Casey Stoner?

«Quando avevo 14 anni e correvamo nel campionato britannico. Ha anche vissuto in casa mia per un po’. Poi abbiamo corso insieme nel campionato spagnolo, dove eravamo stati selezionati tra gli 8 piloti del team Movistar».

A volte sembra che lei non freni mai. Ci spiega come fa?

«Nessun segreto. Forse ho sviluppato questa dote quando correvo in 250, perché avevo una moto lenta e dovevo compensare…».

Rea si può battere?

«Sì, negli ultimi 12 mesi ce la siamo giocata alla pari praticamente ovunque, anche sulle sue piste preferite. In ogni sport, nessuno è imbattibile».

Scade il contratto: restare in SBK o giocare la carta MotoGP?

«Sono ambizioso, e il mio primo obiettivo è vincere il Mondiale Superbike. Mi piacerebbe mettermi alla prova con i piloti della MotoGP, ma solo in un contesto che mi consenta di dimostrare cosa sono in grado di fare: dall’opportunità di test ripetuti, alla moto e al team giusti. Ho già provato a correrci in passato, con un pacchetto sotto gli standard, e il rischio è quello di rovinarsi la carriera».

Chi è Chaz lontano dai circuiti?

«Penso che le mie giornate siano molto divertenti e cerco di mantenerle tali. In passato prendevo le cose troppo seriamente, ora sono in grado di godermi la vita senza stressarmi troppo. Vado alle gare felice e torno a casa felice. Mi piace molto stare all’aria aperta, per esempio mi alleno in moto (motocross, motard, dirt-track, trial), in bicicletta, e correndo. Poi adoro viaggiare, scoprire culture diverse. Non voglio essere un pilota che arriva in pista il giovedì e va a casa la domenica, voglio vedere i posti che visitiamo, e mi tengo sempre un paio di giorni in più per fare il turista».

Foto Matteo Cavadini

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