Giacomo Agostini: “MV in Moto2? Un’operazione di marketing”

Giacomo Agostini: “MV in Moto2? Un’operazione di marketing”

Il pilota simbolo della marca varesina si mostra perplesso di fronte a questo rientro nel Motomondiale. Ecco perché.

di Massimiliano Garavini
CHICHESTER, ENGLAND - JUNE 27: Former multiple World Motorcycle Champion Giacomo Agostini waits to ride up the hill at Goodwood on June 27, 2015 in Chichester, England. (Photo by Charles Coates/Getty Images)

Il marchio MV ritorna alle competizioni dopo 42 anni di assenza e sceglie la Moto2. Impossibile per gli appassionati non ripercorrere la storia del binomio più vincente del motociclismo, come recita il press kit ufficiale rilasciato da MV: «Nel 1965 ha inizio quello che può considerarsi il sodalizio più celebrato della storia del motociclismo, quello tra Giacomo Agostini ed il leggendario tre cilindri MV Agusta». “Ago” è il campione che più di ogni altro ha segnato un’epoca. Abbiamo raggiunto il campionissimo al telefono per farci raccontare cosa pensa dell’operazione MV Agusta Moto2. Il quindici volte iridato, con la disponibilità che lo contraddistingue, non si è nascosto dietro a frasi di circostanza.

Il binomio MV Agusta – Giacomo Agostini è stato davvero emozionante. Cosa pensi di questo rientro nelle competizioni della Casa varesina?

«Sicuramente si tratta di un ritorno del marchio, perché c’è poco di MV purtroppo. Va detto però che oggi è un po’ così, il regolamento Moto2 impone di utilizzare troppa tecnologia unificata».

Non tutti sono convinti che per MV Agusta il rientro nel motomondiale in una classe come la Moto2 sia la soluzione migliore.

«Certo sarebbe meglio se a vincere fosse una moto interamente MV. Una volta era diverso: motore, telaio, squadra, erano tutte componenti orgogliosamente identificate con la fabbrica. Va anche detto però che – sempre ammesso che si ottengano buone prestazioni –, gli appassionati sanno perfettamente che non si tratterebbe completamente di una moto MV, per i limiti stessi del regolamento».

La middle class non riesce a scaldare il cuore degli appassionati. Perchè?

«Il problema se vogliamo è della categoria; dal prossimo anno useranno il motore Triumph. Quindi chi è che vince? Triumph o le Case che montano quel propulsore? Certo sarebbe diverso se fosse come in Superbike, con una moto interamente identificabile. Per tornare a MV c’è da dire che intanto entrano nel Motomondiale, poi magari in futuro il regolamento – anche per la Moto2 – potrebbe cambiare. Credo che in questo momento le Case non abbiano tanto interesse a impegnarsi in una categoria così, dove non sono sicure di essere loro a vincere. Ce li vedi i meccanici MV che mettono a le mani sui tricilindrici Triumph? Ecco quindi che anche la squadra non è più un vero Factory Team. Si perde qualcosa».

Pensi che a Varese abbiano fatto un errore di valutazione?

«Dico solo che non capisco: la Moto2 non serve neppure come “esperienza” per un costruttore per sviluppare il prodotto di serie, visto che non c’è un completo trasferimento di tecnologia dalle corse alla produzione. Del resto però, con un regolamento fatto così, è inutile discutere. Potrebbe servire in futuro, però è difficile perché non potendo fare sviluppo non è ti è concesso di poter procedere per gradi, pensando per esempio di riuscire prima o poi a fare un motore per la MotoGP. Inutile girarci attorno, questo rientro appare più come un’operazione di marketing che altro».

Quali piloti ti piacerebbe vedere guidare la MV Agusta?

«(ride).Beh, prima di parlare di piloti, occorre far vincere la moto. Qui siamo solo all’inizio, adesso bisogna partire per arrivare a finire la gara. Per il momento è un progetto in fase embrionale, quindi ancora poco appetibile per un pilota vincente. Prima dovranno collaudare, sperimentare, fare; da lì in poi valuteranno se vale davvero la pena investire su un campione».

Giovanni Castiglioni, parlando del rientro di MV alle competizioni, mi ha detto: «sarà una partnership: noi curiamo lo sviluppo, il design e lo studio della moto, dopodiché toccherà al team con le proprie risorse portare avanti questo progetto. La gestione della squadra e lo sviluppo in pista saranno in carico a Forward. Personalmente ritengo il Team Forward una delle squadre più organizzate del motomondiale, all’altezza della MotoGP». Tu che ne pensi

«Del resto che sviluppo puoi fare, se non hai la possibilità di lavorare sul motore? Potrai fare qualche evoluzione sul telaio, ma se va già abbastanza bene, vedo pochi margini di intervento in questo senso. Certo il rientro MV Agusta su queste basi non ha lo stesso fascino di una volta; non è la MV che corre però resta un’esperienza emozionante. Lasciamoli lavorare, solo il tempo dirà se a Varese hanno fatto la scelta giusta».

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