Essere un cosiddetto "Project Leader" per un produttore giapponese in
MotoGP non è un ruolo semplice. Un fallimento in una scelta tecnica o un aggiustamento, e sei condannato a gran voce dai piloti, dal team e dal tuo datore di lavoro. In Yamaha ha portato anche all'atto di contrizione pubblica, preludio di un cambiamento alla fine della stagione (chiamato "rotazione"). In Suzuki invece l'uomo in questa posizione si chiama
Shinichi Sahara e non vuole predicare nel deserto...
Alla presentazione della truppa Suzuki, che si sta preparando per i primi test dell'anno che si svolgeranno dal 6 all'8 febbraio a Sepang, il giapponese, intervistato da
motogp.com, ha chiarito subito quali sono le aspettative della struttura di Hamamatsu:
"Il momento del vero verdetto si avvicina ed arriviamo a questo inizio di stagione con molto entusiasmo. I test svolti alla fine della scorsa annata ci hanno dato una chiara indicazione di cosa fare. Quindi mi aspetto una squadra competitiva.""Abbiamo lavorato su molti aspetti" ha continuato, "e siamo riusciti a migliorare il nostro pacchetto tecnico. Il 2019 sarà per noi una stagione importante. Da un lato abbiamo Alex, che è ancora molto giovane, ma che ha già una grande esperienza sia con la squadra che con la nostra moto. Ha tutte le qualità per ottenere i successi che stiamo aspettando. Dall'altra parte, inizieremo un nuovo programma con un giovane talento che è Joan Mir, il tutto senza alcuna pressione. L'obiettivo è seguirlo in modo che "cresca"."
Ma i giapponesi non dimenticano un pilota francese, il cui lavoro nell'ombra è più che apprezzato dalla Suzuki:
"L'anno scorso abbiamo rafforzato la nostra squadra di test con Sylvain Guintoli, che ora fa pienamente parte del nostro team. Ci dà un feedback importante. Per non parlare dell'enorme quantità di lavoro che i collaudatori giapponesi stanno facendo a Hamamatsu". Conclude poi così:
"Direi che abbiamo una squadra forte. Speriamo che questa stagione 2019 sia davvero positiva."