
Craig Jones in quel 2008 era giunto alla perfetta maturazione nel Mondiale Supersport, passato al neonato team Parkalgar (oggi in lotta per il campionato Eugene Laverty) con il manager che lo aveva seguito per tanti anni, Simon Buckmaster. In quella stagione ben 4 podi (due secondi e due terzi posti) sfiorando la vittoria in diverse occasioni. In precedenza "Jonesy" conquistò in madrepatria titoli nelle Minimoto e Superstock, portando la Triumph al primo successo nella Supersport a Donington nel 2004 (corse anche al Tourist Trophy) prima di passare alla Honda del team Northpoint nel 2005, secondo alle spalle di Leon Camier. Quei risultati gli valsero la chiamata prima del team Ten Kate per l'appuntamento mondiale di Brno (6° al debutto con la squadra olandese), poi di Carl Fogarty per il team Foggy Petronas nel Mondiale Superbike 2006.
Una stagione difficile che consigliò al pilota di Crewe di tornare tra le 600, anno 2007, Honda del team di Revè Ekerold: quinto in campionato, tre podi, una pole position a Vallelunga. Nell'inverno aveva raggiunto l'accordo con il team Althea, prima di fare un passo indietro seguendo Simon Buckmaster nel progetto Parkalgar. Nella stagione in cui era diventato tra i protagonisti certi della serie, Craig Jones perse la vita, ma non l'affetto del paddock della Superbike: tutti i piloti lo ricordano come un ragazzo molto "friendly", che si trovava bene con tutti. La dimostrazione viene dai #18 che compaiono in diverse moto, caschi e tute di attuali protagonisti dei campionati mondiali, perchè nessuno si è scordato di "Jonesy".Loading