Superbike Storie: Davide Giugliano e quella prima pagina mancata

In Pista
lunedì, 11 luglio 2016 alle 6:47
La prima vittoria in carriera avrebbe catapultato Davide Giugliano sulla prima pagina de La Gazzetta dello Sport, nell'edizione del lunedi, la più letta. Il Bandito e la Ducati in vetrina con il Portogallo campione d'Europa, Lewis Hamilton dominatore F1 e Ganmarco Tamberi oro nel salto in alto. Non è successo, peccato. Ma la storia, un po' autoreferenziale, ci fa capire molte cose sull'attuale momento della Superbike.
RITORNO – Ci si interroga sul perchè il Mondiale alternativo abbia perso quota sui giornali, ma la ragione è semplicissima: l'ultimo successo italiano risale all'ottobre 2014, in Francia, ai tempi di Marco Melandri in Aprilia. Sono bastati due giri in testa di Giugliano per convincere la direzione della rosea che la Superbike, in caso d'impresa, avrebbe meritato la "prima". Ma per motivi tecnici sarebbe dovuto accadere entro la mezzanotte e un quarto. La bandiera rossa uscita per il volo del polacco Pavel Szkopek ha vanificato il piano sul nascere. E qui viene fuori il primo problema “strutturale”: se programmi la corsa alle 23:30 in Europa, significa che ti frega sottozero dello spazio che la Superbike avrà sui quotidiani. Alla Dorna, per 2,4 milioni di motivi, interessa soltanto quello che chiede Mediaset. E' un errore stategico marchiano, perchè la F1 – ad esempio – fa ovviamente l'interesse dei suoi clienti televisivi ma Ecclestone non si sognerebbe mai di sputare in faccia alla stampa. Tanto è che Pino Allievi, storica firma Gazzetta, è uno dei cento personaggi più influenti del paddock. Bernie una volta l'ha perfino portato con sé a trattare con gli organizzatori di Monza. O Ecclestone è un pazzo, o c'è qualcosa in Superbike che non quadra.
[caption id="attachment_101165" align="alignleft" width="300"]Davide Giugliano, 26 anni
AZZURRO – L'altro aspetto, altrettanto “banale”, è l'importanza del fattore italianità. Prendete la Moto3, non si può dire che faccia scorrere fiumi d'inchiostro. Ma se vince Bagnaia e i nostri monopolizzano il podio diventa un argomento primario per stampa generalista: quando dominavano gli spagnoli trovavi due righe, e stop. In Superbike vincono sempre i britannici: se non è Rea, tocca a Sykes o Davies. Gente che per altro non “sfonda” neanche nel Regno Unito, figuriamoci sui giornali italiani. In quest'epoca la Superbike ha un pilota di punta italiano che non ha mai vinto, e questo pesa. Sono bastati due giri in testa a Laguna per far drizzare le orecchie alla direzione. Per altro, nonostante l'orario proibitivo e il ritardo per incidente, l'impegno della Gazzetta è stato massimo: giornalisti e personale tecnico sono rimasti operativi fino alle due di notte per “ribattere” il pezzo su gara 2 uscito in seconda edizione. Quindi non è vero che la stampa ha voltato le spalle. Sono altre le cause della mancanza di attenzioni.
OCCASIONI – La Superbike è la sagra delle occasioni perdute. Potrebbe essere un bellissimo show, ma in chiave mediatica c'è sempre qualcosa che va “storto”. E mettere in evidenza i problemi di gestione e posizionamento, la base di ogni sport professionistico, non è fare “sterili critiche”, come hanno detto in TV alludendo ovviamente a corsedimoto, ma avere a cuore il campionato. Nel paddock c'è parecchia agitazione, con sponsor, team di riferimento e grossi player sul piede di guerra contro la Dorna. Ma questo in TV non ve lo diranno. Ci penseremo noi.

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