Una rondine non fa primavera in casa
Yamaha, soprattutto se si considera che in arrivo c'è un lungo inverno di lavoro prima di potersi dire fuori dalla crisi. Il terzo e quarto posto di Maverick Vinales e
Valentino Rossi in Thailandia è un buon segno di fiducia, ma serviranno ulteriori conferme a Motegi e Phillip Island. Da oltre un anno a questa parte le YZR-M1 hanno registrato alti e bassi non solo da un tracciato all'altro, ma anche da un giorno all'altro sul medesimo circuito e a pari condizioni di mescole e meteorologiche.
23 le gare senza vittoria, cinque podi per
Valentino Rossi e quattro per il collega spagnolo, con il campione di Tavullia che può ambire ad un terzo posto finale. Un magro premio di consolazione se si considera la storia del team e del pilota, un buon risultato se si valutano le profonde difficoltà in termini di elettronica, motore e sull'intero pacchetto in genere e l'ampio gap da Honda e Ducati. Il rischio è che il buon risultato del Buriram abbia solo mascherato temporaneamente le difficoltà della
Yamaha: "
Sfortunatamente, c'è un rischio, ma è una mentalità da perdente", ha detto il Dottore. "
I nostri ingegneri sono spesso felici se Maverick compie un giro veloce nei test! Se fossi un ingegnere Yamaha, vorrei analizzare i risultati della seconda parte della stagione e non un inizio dalla prima fila".
In Thailandia il buon grip dell'asfalto ha certamente contribuito al buon rendimento delle
Yamaha, ma il paradosso è non poter dare conferma o elencare ulteriori dettagli vincenti. Sarà Motegi a dare le prime risposte: "
Se vuoi essere competitivo, devi essere forte ovunque, perché Ducati e Honda sono forti ovunque. A mio parere - ha concluso
Valentino Rossi -,
ci manca ancora qualcosa, ma forse questo weekend abbiamo davvero migliorato".