
Il calendario per il campione in carica World Superbike, dopo le prove di Jerez, Le Mans e Mugello (tracciati sconosciuti per l'americano), è decisamente più clemente: la prossima tappa è a Silverstone, Regno Unito, circuito che è stato modificato quasi completamente e che ha preso il posto di Donington Park, quindi pista nuova anche per gli avversari. Ovviamente per "Elbowz" gli appuntamenti più attesi sono quelli statunitensi di Laguna Seca e di Indy. Spies è perfetto interprete del primo, che conosce in ogni suo centimentro, mentre sul secondo ottenne un incredibile sesto posto nel round 2008 MotoGP, al quale partecipò come sostituto del convalescente Loris Capirossi. "Non vedo l'ora, poiché Silverstone sarà nuova per tutti, ed Assen la conosco già. Certo, dovrò imparare il circuito di Catalunya e il Sachsenring, ma dopo di questi si andrà a Laguna Seca ed a Indy, e in tracciati che in generale conosco. Quindi posso dire che il peggio è passato, abbiamo dovuto imparare molto e siamo sempre stati un passo indietro, visto che ci sono solo 3 ore di tempo da spendere in pista nelle prove. La prima per noi è spesa completamente ad imparare il tracciato, mentre gli altri possono già lavorare sul set-up di gara ed effettuare dei cambiamenti, io non sono neanche nelle condizioni di provare a farli. Tre ore solamente a disposizione sono abbastanza per imparare il tracciato, ma non per lavorare bene sul set-up: questo è il grande problema."
Non è stato per "Texas Terror" un fine settimana facile quello disputato sul circuito del Mugello lo scorso week-end. Autore di una buona partenza, il pilota Yamaha si è ritrovato per diversi giri a dover far da spettatore, involontario, dell'agguerrita lotta tra Casey Stoner, Marco Melandri e Randy De Puniet per il quarto posto, senza mai riuscire ad entrare nella bagarre. Ecco quali sono le motivazioni di Spies a riguardo: "Ho fatto una grande fatica in gara a Mugello. Ho spinto il più forte possibile, ma siamo stati quasi costretti a correre con la gomma dura. Io avrei voluto utilizzare una copertura più morbida, che mi avrebbe permesso di caricare di più l'anteriore, ma ho finito per utilizzare la dura, e per questo ho fatto fatica. Un altro motivo è che ho tentato di star dietro al gruppo che mi precedeva, ma avevamo delle lacune quanto a velocità massima. Una volta che mi avvicinavo, dovevo per forza seguire le loro linee e traiettorie, il che mi ha reso il tutto più difficile. Stare mezzo secondo più indietro mi ha reso la vita molto più facile, il problema è che non ne avevo abbastanza per sorpassare. L'unica speranza che potevo avere è che uno di loro si staccasse dal pacchetto e potessi superarlo, oppure che ci fosse una qualche collisione lì davanti, ma non è successo niente di tutto ciò." Valerio PicciniLoading