Suzuki, il grande rimpianto: quell'accordo fino al 2026 prima dell'addio shock

MotoGP
sabato, 07 febbraio 2026 alle 14:00
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Suzuki, il marchio scomparso dell'attuale MotoGP, che avrebbe dovuto esserci proprio fino al 2026... Rivediamo la vicenda.
Siamo entrati da poco più di un mese nell'anno 2026, verso un'altra stagione MotoGP con cinque costruttori. Una storia che avrebbe dovuto essere ben diversa: nel 2021 infatti Suzuki aveva annunciato la firma dell'accordo per continuare a competere nella classe regina del Motomondiale fino appunto a questo 2026. Come sappiamo, purtroppo è andata in maniera ben diversa: la doccia fredda a Jerez 2020, gli uomini di Hamamatsu riuniscono tutto il team ed annunciano l'abbandono del progetto MotoGP. Un secondo addio, definitivo stavolta? Si rincorrono le voci su un'ipotesi data la rivoluzione 2027, ma al momento rimangono appunto solo voci senza fondamento. Rivediamone brevemente la storia.

Tutti i campioni 

Nel Motomondiale, Suzuki ha avuto una storia ricca di successi e di corone iridate. Vi ricordate tutti i nomi? Il primissimo è il tedesco Ernst Degner, che nel 1962 regala al marchio giapponese il primo titolo piloti in 50cc, le mitiche "zanzare". Continua il kiwi Hugh Anderson, che sale sul tetto del mondo nel 1963 sia in 50cc che in 125cc, ripetendosi poi nel 1964 nella classe piccola e nel 1965 nella ottavo di litro. La storia di successi continua: 1966, 1967 e 1968, la 50cc è una questione esclusivamente di Hans-Georg Anscheidt. Altri due anni ed ecco il terzo tedesco iridato con Hamamatsu, Dieter Braun, che si prende la corona 125cc 1970. Bisogna poi attendere qualche anno e passare nell'allora classe regina, la storia e defunta 500cc: Barry Sheene mette il doppio sigillo del biennio 1976-1977, seguono poi gli italiani Marco Lucchinelli nel 1981 e Franco Uncini nel 1982. Passa un decennio, ecco che Suzuki ritorna vincente con Kevin Schwantz, nel 2000 è la volta di Kenny Roberts jr. Serviranno poi altri 20 anni e la nuova classe regina del Motomondiale per l'ultima corona piloti, firmata da Joan Mir.

L'ultimo capitolo MotoGP 

La "seconda fase" inizia nel 2015, dopo una pausa di qualche anno dovuta allo stop a fine 2011 (chiudendo il progetto GSV-R). La wild card di De Puniet a fine 2014 a Valencia, portando al debutto la GSX-RR, anticipa il ritorno ufficiale di Suzuki in MotoGP, con Aleix Espargaro e Maverick Vinales. Già nel 2016 arrivano risultati importanti, visto che il secondo regala la prima vittoria in questo ritorno, più altri tre podi e tantissimi piazzamenti in top 10 (solo un GP al di più, e un unico zero) che pesano molto per il 4° posto iridato del team. Nel 2017 si cambia tutto con Andrea Iannone ed Alex Rins come piloti, affiancati dai tester Takuya Tsuda e Sylvain Guintoli. L'anno dopo la formazione non cambia ed arrivati svariati piazzamenti sul podio, che valgono ancora il 4° posto iridato per il team. Nel 2019 si cambia a metà: confermato Alex Rins (due vittorie ed un podio), sale in MotoGP Joan Mir. È il preludio dell'anno di gloria del marchio giapponese: nel 2020 con Mir si torna sul tetto del mondo, è un traguardo storico. Il 2021 non è troppo brillante, ma il numero #1 porta comunque vari podi, a cui aggiungerne uno di Rins.

Il rinnovo MotoGP 

Nell'aprile 2021 intanto era arrivata un'ottima notizia per Suzuki: l'estensione dell'accordo con Dorna per continuare ad essere tra i protagonisti della MotoGP fino a... Vi ricordate quando? Esattamente il 2026. Questa stagione che deve ancora iniziare avrebbe dovuto vedere al via anche il marchio di Hamamatsu, come diceva questo annuncio: "Dorna Sports è lieta di annunciare che è stato firmato un accordo con Suzuki Motor Corporation per rinnovare il coinvolgimento del costruttore giapponese nel Campionato del Mondo MotoGP per il periodo che va dalla stagione 2022 a quella del 2026. Di conseguenza, Suzuki Motor Corporation schiererà il suo Factory Team, attualmente noto come Team Suzuki Ecstar, nella classe regina del Campionato Mondiale MotoGP". Una collaborazione ufficializzata con toni entusiastici per quello che avrebbe dovuto essere il sesto marchio costruttore della classe regina per gli anni a venire...

L'inatteso epilogo 

Ci si presenta al via del 2022 con aggiornamenti, innovazioni tecniche, tutto quello che serve insomma per ritornare in alto. Ma una voce inquietante comincia a circolare nel fine settimana del GP Jerez, il 13 luglio la doccia gelida viene ufficializzata così: "Suzuki Motor Corporation e Dorna hanno raggiunto un accordo per terminare la partecipazione di Suzuki alla MotoGP al termine della stagione 2022. Suzuki interromperà anche la sua partecipazione ufficiale al Campionato Mondiale Endurance (EWC) al termine della stagione 2022.Continueremo a gareggiare nei campionati MotoGP ed EWC 2022, impegnandoci al massimo per vincere le gare rimanenti. Puntiamo a continuare a supportare le attività agonistiche dei nostri clienti attraverso la nostra rete di distributori globali. Vorremmo esprimere la nostra più profonda gratitudine a tutti i fan della Suzuki che ci hanno dato il loro entusiastico supporto e a tutti coloro che hanno sostenuto le attività motociclistiche di Suzuki per molti anni". Un anno in salita dopo questo annuncio, tutti accusano il colpo... Fino al finale: Rins regala gli ultimi sorrisi a Suzuki con le due vittorie a Phillip Island ed a Valencia, il canto del cigno.

Tra sogni e voci 

Negli anni non sono mancate le ipotesi sul ritorno di Suzuki in MotoGP, tra se e quando che fino a questo momento sono rimasti solamente chiacchiere. Il marchio ha deciso di concentrare tutti i suoi sforzi sulla sostenibilità, non è da escludere anche un aspetto tecnico non da poco: come Yamaha, era l'unico marchio rimasto col motore 4 in linea, contro i V4 che ormai dominano la MotoGP. E stiamo vedendo la fatica che sta facendo Yamaha per far funzionare un progetto giovanissimo, in una corsa contro il tempo per stare al passo... Ma non mancano anche le voci che indicherebbero un possibile ritorno di Suzuki "al momento giusto", ovvero nel 2027: la MotoGP subirà una rivoluzione radicale, potrebbe essere l'anno adatto per l'ingresso di un altro marchio. Questo però vorrebbe dire tantissimo lavoro dietro le quinte, al momento tracce non ce ne sono... O il marchio ha innalzato un muro di segretezza impenetrabile? Chiaramente sono ipotesi senza fondamento (per ora), rimane però il rammarico di quello che poteva essere in questi ultimi anni, ma non è mai stato.
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