MotoGP: KTM: tecnica, sostanza e “dolcezza”

Paul Trevathan, capo tecnico di Pol Espargaro, spiega come la RC16 arriverà ad essere stabilmente da top ten. E forse meglio…

Una recente intervista, rilasciata a crash.net dal crew chief di Pol Espargarò, Paul Trevathan aiuta a capire alcune cose: primo, che dalle parti di Mattighofen cercano di entrare – per rimanerci – stabilmente nella top ten. Secondo: che KTM sta lavorando sul motore della MotoGP per renderne il carattere meno scorbutico, più smothness.

PUNTI DI FORZA – I tecnici della Casa austriaca sono persino disposti a sacrificare un po’ della performance in ingresso di curva, che rappresenta un po’ il punto forte della moto, per migliorare complessivamente in altre aree, assecondando le richieste dei piloti. Il test in Thailandia aveva sostanzialmente confermato i progressi fatti, ma Smith e Kallio, che per l’occasione sostituiva l’infortunato pilota spagnolo, hanno promosso tutti gli step evolutivi della RC16. Si è trattato di un lavoro di affinamento, nessuna grossa rivoluzione. Il metodo impiegato nello sviluppo della moto viene definito “lavoro standard”; lavorando per risolvere le singole criticità, si è cercato di ottimizzare le prestazioni complessive. Il risultato, per Pol Espargarò, è quantificabile in circa 4 decimi rispetto alla moto che ha corso nella scorsa stagione.

RITMO GARA – Che pero, a quanto riferisce, Paul Trevathan, non sembra essere la priorità : «io penso che non abbiamo migliorato il tempo sul giro. Ma abbiamo migliorato la costanza. Poi quando siamo andati a Jerez [alla fine dello scorso novembre] anche questo era evidente. Era qualcosa su cui volevamo davvero lavorare. Questa è la grande cosa che abbiamo trovato. Penso che se guardi anche a ciò che Bradley sta facendo [a Buriram], questo è il miglior test che io abbia mai visto in sella alla sua moto. La sua consistenza qui è enormemente migliore. Immagino che questo sia qualcosa che siamo riusciti a trovare, ed è davvero importante. Siamo arrivati ​​rapidamente ad un buon punto l’anno scorso, dove il tempo sul giro nel complesso non era poi così male, se ti concentri a fare il giro veloce. Ma abbiamo visto che la distanza della gara era più problematica per noi. Poi abbiamo provato alcune cose alla fine dell’anno, e dopo Valencia abbiamo trovato qualcos’altro. È davvero un grande punto che dobbiamo migliorare. Ne hai bisogno anche in gara, questo è qualcosa che è al centro della nostra attenzione.»

ASPIRAZIONI – Il tecnico rivela un’altra cosa interessante, legata ai pneumatici Michelin: «non eravamo solo noi [ad avere problemi]. Anche le Yamaha… Penso che quello che avevamo alla fine dell’anno fosse forse uno dei pacchetti più consistenti. Siamo sempre in quel gruppo che va dal 9 ° all’11 ° . Alcuni giorni abbiamo battuto Petrucci o Dovizioso. Alcuni giorni Maverick era con noi. Immagino che tutti stessero avendo dei problemi. Voglio dire, la cosa della gomma. È incredibile. Alcuni giorni vai con esattamente le stesse specifiche ed è perfetto. Ma se c’è un punto su cui la Michelin potrebbe migliorare, è la costanza del pneumatico. Ad esempio, ne ricevi cinque in un fine settimana e uno di loro non funzionerà bene. Non lavorando correttamente, è un grande passo indietro: la moto è completamente diversa. Non capiamo. Capita a noi, così come a tutti gli altri. Questo è un punto su cui possono lavorare, secondo me.»

GOMME – Il capotecnico è convinto del fatto che sia necessario mantenere il profilo della gomma, per non far perdere feeling al pilota. Perché i pneumatici in continua evoluzione rendono obbligatorio un complesso adattamento, impossibile da fare durante la stagione. La riflessione sul carattere di una moto, la sua “filosofia” di progetto, è molto simile a quanto sentito a proposito di Ducati: puoi cercare di eliminare il difetto, ma il DNA resta lo stesso. A questo proposito Trevathan sembra avere le idee chiare: «Cambiarlo [il DNA] è super difficile. Sono abbastanza sicuro che ci sia un pilota Honda che vorrebbe che la Honda fosse come una Yamaha. C’è un racer Yamaha che vorrebbe che la Yamaha fosse una Honda. Sono sicuro che gli ingegneri hanno provato tutto quello che potevano, ma alla fine hai il tuo DNA. Perché è quel tipo di moto. In ogni modo la nostra moto non è più “the bull”. È forse più una “mucca”! Questo è qualcosa che si adatta alla personalità di Pol e al suo stile di guida. Vuole uscire e spingere, e ottiene qualcosa in cambio. Quindi non penso che abbiamo davvero cambiato così tanto. Questa è una buona cosa.» I tempi dei test di oggi in Qatar, sembrano confermare in pieno il Trevathan-pensiero. Che siano le prove tecniche di sviluppo della nuova KTM RC16 Zarco friendly ?

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