Marc Marquez e Jonathan Rea, mi spiegate la differenza?

Spietati e vincenti, facce d’angelo ma diavoli dentro. Lo spagnolo ormai è l’icona MotoGP, l’altro è additato come sciagura della Superbike

Storia di Cannibali, piloti che vincono sempre, anche quando non ce ne sarebbe più bisogno. Marc Marquez e Jonathan Rea tengono in pugno i due Mondiali più importanti della moto. Hanno statistiche gemelle, e perfino un carattere simile: dietro i loro volti angelici, si nascondono due diavoli. Prendono gli avversari alla gola, e li spazzano via. Quando vogliono, vincono. E vogliono sempre. Dietro di loro, lasciano il niente.

Qualche differenza per la verità c’è. Marc Marquez sta sbaragliando la MotoGP. Da quando è arrivato ha perso il titolo solo nel 2015, per eccesso di…velocità. Cadde sei volte, troppe per colmare il divario a suon di trionfi. Il dominio è fuori discussione: 5 titoli in sei anni, 44 vittorie in 107 GP (41,2%), 116 podi e 80 pole. Eppure questo massacro non è visto come un’emergenza, o una iattura ammazza spettacolo. Nessuno sostiene che Marquez vince perchè la Honda è troppo impegnata, tantomeno si sognerebbe di togliere 20-30 cavalli alla RC213V o di farlo partire in terza fila dopo ogni successo. Come per altro è avvenuto a Sepang, per altri motivi. “Non avevo mai vinto partendo da così lontano…”

Vallo a spiegare a Jonathan Rea, che dalla pancia del gruppo lo fanno partire una volta ogni due gare. Vanta 243 presenza e ha vinto 71 volte, con 134 scalate del podio. Da quando è salito sulla Kawasaki, nel 2015, vanta un ruolino di marcia migliore di quello di SuperMarc: 103 gare e 56 vittorie, cioè il 54,4% del totale. Marquez schiacciassassi va bene, Rea no. “Dovrebbero impedire alla Kawasaki di omologare la nuova moto” ha reclamato Chaz Davies, che corre con la Ducati e avrebbe dovuto essere (solo sulla carta) il rivale designato. Come se Valentino Rossi chiedesse di impedire alla Honda lo sviluppo 2019. I successi di Rea sono presi a pretesto per giustificare i problemi della Superbike di oggi, mentre in realtà Jonathan è  l’unica bella storia che è rimasta, in un ambiente mortificato da continui errori di gestione.

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  1. fabu - 2 settimane fa

    la MotoGP ha ancora un personaggio unico e carismatico, che ha portato una attenzione mediatica, quindi audience televisiva, quindi sponsor, quindi soldi.
    e la giostra gira. che poi di questo mondo sia positivo avere attenzioni per una zia isterica che parla sempre a sproposito o per le vicende personali che fanno gossip da tabloid per parrucchiere, fate voi.

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  2. marcogurrier_911 - 2 settimane fa

    Non ho commentato la dichiarazione di Chaz#7; anche il più bravo, cosa potrebbe spremere quando L antagonista di Johnny mette le mani in avanti….?come se sapesse che la V4R non basterà, ed in effetti già la V2 basterebbe con una squadra, un team, una direzione, meno spocchia, meno marketing

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  3. Lofoten - 2 settimane fa

    Premetto che condivido appieno quanto riportato, unica nota, Marquez vince in gare battagliate (se lo faccia apposta o no non mi è dato sapere), Rea vince lasciando gli altri alla prima curva di gara1 e dopo 3/4 giri di gara2, suspance annullata con larghissimo anticipo, il rientro dopo l’eterna pausa estiva poi ancora peggio, doppiette e via, bagarre zero.

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  4. Max75BA - 2 settimane fa

    …articolo da condividere appieno, il campionissimo della sbk è meno “solare” del campionissimo della motogp ma non è il problema, come giustamente detto da Rea manca una valida narrazione giornalistica soprattutto televisiva, senza dimenticare in quest’annata un Chaz opaco pur arrivando secondo nel mondiale…le diatribe Dovi/Lorenzo, Marquez/Rossi, i duelli tra Marquez e Dovi sono stati narrati molto bene c’è persino il discutibile gossip Iannone/Belen…che crea tifo e discussioni…e in sbk????pochissima narrazione condita da pessima regolamenti…

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    1. Paolo Gozzi - 2 settimane fa

      Salve, è esattamente il mio stesso pensiero.

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    2. higwr_622 - 2 settimane fa

      Diciamo chiaro e tondo che alla SBK non è mai servito il gossip o il tifo calcistico, almeno fino a qualche anno fa. Il fatto che oggi per considerare interessante questo campionato sia necessaria questa componente la dice tutta. Se Dorna fosse un promoter serio farebbe le uniche 3 cose sensate che vanno fatte: un regolamento tecnico a valenza pluriennale con moto “molto più stock”, un calendario serio senza cercare di districarsi tra F1, MotoGp, calcio e curling, tornerebbe alla formula che è sempre stata amata di publico sugli spalti e da casa, ovvero 2 manches e superpole.
      A quel punto torneremmo ALLA storia da raccontare.

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