BSB: Giovanni Crupi “Il British in una sola parola? Bellissimo!”

L’ingegnere Ducati lavora a fianco del campionissimo Shane Byrne. E ci racconta com’è, da dentro, il campionato Superbike più emozionante che c’è.

Abbiamo chiamato Giovanni Crupi, Crew Chief di Shane “Shakey” Byrne nel BSB, per farci raccontare dall’interno che aria si respira nel “mondialino” inglese per derivate di serie. Il capotecnico è in forza al Team PBM e ci ha svelato alcune delle caratteristiche che rendono unico – e davvero speciale – la serie nazionale britannica.

L’italiano è un ingegnere informatico che per passione ha appeso la tastiera al chiodo per indossare la tuta di pelle: un tecnico da corsa che vive in modo davvero viscerale il proprio mestiere, con una passione che va oltre la scrupolosità con cui affronta un campionato competitivo come quello inglese.Per raccontare il BSB partiamo dalla fine dello scorso campionato. Abbiamo visto tutti l’emozionante abbraccio finale tra i due sfidanti al titolo, Shane Byrne, laureatosi campione,  e  Leon Haslam, finito contro le barriere e fratturato.

«È stata davvero una bella pagina di sport. Però voglio dirti che qui è così, non è un caso raro a beneficio dei fotografi. Si potrebbe dire che quell’immagine parla del BSB meglio di tanti spot pubblicitari. C’è una cultura sportiva, in questo campionato e in Gran Bretagna in particolare, che non ho mai trovato altrove.»

Cosa significa per un ingegnere italiano confrontarsi in un campionato come quello inglese?

« Te lo dico in una sola parola: bellissimo. Io sto benissimo. Scherzi a parte si tratta di un’esperienza meravigliosa, non solo dal punto di vista relazionale, ma anche per quanto riguarda gli aspetti più squisitamente tecnici. Il BSB può vantare squadre molto preparate, un regolamento che esalta i piloti, un approccio molto professionale: si tratta di una sfida estremamente esigente.»

Ci racconti ’ il BSB dall’interno ?

«Prima di tutto vorrei fare chiarezza: è un campionato articolato su 12 prove, di cui una all’estero, ad Assen. Non è propriamente un “campionato nazionale”, ma una serie matura. Alcuni circuiti ospitano o hanno ospitato il motomondiale e la SBK, altri invece sono tracciati impegnativi “vecchia scuola”. Io chiamo il BSB “il mondialino”. I contenuti sono di alto profilo, sia spettacolare che tecnico, anche se l’atmosfera che si respira resta sempre quella rilassata di una grande festa tra appassionati.»

I numeri parlano chiaramente. Le presenze in circuito sono in aumento, la copertura dei media è buona, il pubblico apprezza la formula.

«Devo dirti che il promoter del campionato ha svolto un buon lavoro: prezzi contenuti dei biglietti, e tanta sostanza. Un weekend al BSB è un evento che coinvolge le famiglie, con tanti eventi collaterali, iniziative per i bambini, una valanga di merchandising. Insomma, è una delizia per tutti gli appassionati di motorsport, ma non solo. Poi c’è la competizione, che in qualche caso sfocia in grandi rivalità tra i protagonisti, ma la professionalità dell’ambiente e la disponibilità dei piloti è eccezionale.»

Il pubblico vive a stretto contatto con gli addetti ai lavori.

«Non solo. In primo luogo si tratta di fan davvero competenti; arrivano in circuito documentati, con l’almanacco della serie, di cui conoscono tutti i dettagli. L’accesso al paddock è libero, quindi gli appassionati possono vivere completamente immersi nell’atmosfera della gara. Ti racconto un aneddoto: “Shakey” arriva in circuito con almeno quindici minuti di anticipo per incontrare i suoi tifosi, che ordinatamente aspettano davanti al box di poterlo incontrare. Non c’è distanza tra i campioni e i propri fan. Sono disponibili con tutti. Questi comportamenti sono incentivati, anziché censurati. Tieni presente che di lavoro, nei giorni di gara, ce n’è davvero tanto.»

Sono piloti “vecchia maniera” ?

«Il BSB è un campionato formativo. Non lo dico tanto per dire: chi non lo conosce può pensare che sia più semplice del mondiale SBK, ma quando assisti alle gare ti rendi conto che è estremamente competitivo. Nessuno ti regala niente, tutti vogliono passare. Il fatto di non avere particolari aiuti dall’elettronica ti permette di esaltare al massimo le qualità di guida. Chi viene dalla Stock, tanto per dire, sulle prime rimane stupito dalla “difficoltà” determinata dall’assenza di ausili elettronici. Chi gareggia affina al massimo la tecnica di guida. Quindi alla fine la differenza, nel BSB, la fa comunque il polso destro del pilota. Ci sono riders di tutte le età e questo costituisce un’extra motivazione a correre: i giovani come Irwin (Glenn, il compagno di squadra di Byrne, ndr), Ray e Doxon, non vedono l’ora di gareggiare – cercando di battere in pista ovviamente – i vecchi leoni.»

La centralina unica vi ha creato qualche difficoltà?

«Ti confesso che all’inizio eravamo un po’ preoccupati. Poi però assieme alle indicazioni di Byrne che non si è risparmiato nel dare indicazioni alla squadra e al mio elettronico di fiducia siamo riusciti a risolvere tutti i problemi, fino a vincere all’esordio.»

Credi che il regolamento abbia favorito in qualche modo lo spettacolo, appiattendo le prestazioni? 

«No. Nel BSB ci sono squadre molto professionali, che lavorano su mezzi che, già in partenza, sono un’ottima base. Vinci se sei a posto, ma per essere in questa condizione serve un impegno a 360°: preparazione fisica, tecnica, allenamento e un grande lavoro di squadra. Poi abbiamo lo Showdown che regala incertezza fino all’ultima gara. Nessuno si lamenta, tutti apprezzano la formula.»

Cosa ti aspetti per il 2018?

«La vedo dura (ride). Oltre a noi, Kawasaki e Yamaha  vediamo una grande crescita di Honda, una Suzuki davvero performante senza trascurare BMW. Insomma, nessuno sta a guardare. Prevedo una stagione “tosta”.»

Come vivono la vigilia delle gare, i tifosi inglesi?

«Come una grande festa. Io e Shakey abbiamo l’abitudine, prima della corsa, di effettuare una ricognizione a piedi del tracciato. Capita sempre che mentre camminiamo lungo il bordo della pista ci sia un capannello di gente che ti segue. Tifosi, mamme, bambini col monopattino. È un bel modo di vivere assieme al pilota le emozioni che ti accompagnano prima della gara. Pensa che io mi sono fatto male a un gomito e i fan si informavano delle mie condizioni di salute! È un po’ come far parte di una grande famiglia di sportivi.»

E dopo le gare?

«Una birra tutti assieme!»

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