Marco Melandri è già fuori dalla lotta per il Mondiale. Neanche a metà stagione
(5 GP su 13) il pilota di punta Aprilia sprofonda a 88 punti di distanza dal capofila Tom Sykes. Melandri è solo sesto preceduto anche da Jonathan Rea, Loris Baz, dal compagno Sylvian Guintoli e dal ducatista Chaz Davies. Significa che
i primi tre del Mondiale potrebbero andare una domenica al mare e Melandri, anche facendo bottino pieno, starebbe ancora dietro.
DISASTRO – Melandri ha già fallito la conquista del titolo con Yamaha e Bmw ma l'approdo in Aprilia sembrava la volta buona. E invece niente. Fin dai test invernali, durante i quali Marco non è mai stato il più veloce, si era capito che qualcosa non andava. L'inizio di stagione era stato un po' altalenante (podio in Australia e Spagna, ma anche due errori in entrambe le occasioni)
ma niente lasciava suppore un rovescio di queste dimensioni. Melandri ha totalizzato 97 punti, ben 51 in meno del compagno Guintoli e è in clamoroso ritardo sul precedessore
Eugene Laverty che dopo cinque
GP 2013 ne aveva 149 con tre vittorie all'attivo, contro zero. Il calendario è quasi identico, è cambiata solo la prova italiana a Imola invece che Monza. Okay, Laverty era al secondo anno con la RSV4. Ma Guintoli era alla prima stagione e di questi tempi, dodici mesi fa,
era in testa con 173 punti, cioè 76 più di Melandri adesso...
MATRIMONIO IN CRISI – Melandri aveva già corso in Aprilia per tre stagioni in 250GP centrando il Mondiale nel 2002. “Torno a casa” ha detto ad ottobre scorso dopo la firma del contratto. Ma in realtà Marco non ha ritrovato l'azienda che aveva lasciato perchè nel frattempo sono cambiate proprietà, direzione tecnica e gran parte dei tecnici del reparto corse. L'amore non è mai sbocciato e gli ultimi fallimentari risultati hanno mandato il rapporto sempre più in crisi. Il pilota non si trova bene e accusa i tecnici di non seguirlo. I tecnici accusano il pilota di non essere stato ancora capace di dare le indicazioni giuste per cambiare passo. E' un muro di gomma. Melandri ha vinto un titolo Mondiale, corre ad altissimo livello da diciassette anni ed è (giustamente) convinto di essere un talento di prima grandezza. Nel 2006 fece secondo, con una Honda satellite, nella MotoGP, battuto solo da Valentino Rossi. Ma anche l'Aprilia (giustamente) ha un'alta considerazione del proprio valore: in neanche tre decenni ha conquistato 52 titoli iridati, cinque dei quali in Superbike (due piloti e tre Costruttori) con la stessa RSV4 che sta guidando Melandri.
CHE DICE MELANDRI – Con il passare dei GP le critiche di Melandri verso la moto e il metodo di lavoro sono sempre più forti. “Ogni volta che cambio devo togliere gas, non mi sento bene sulla moto, ho l'impressione di essere seduto sempre nel posto sbagliato” ha detto a Donigton dopo il deludente quarto posto di gara1. Ma sono osservazioni tecniche difficili da comprendere. A Phillip Island Marco aveva fatto secondo, la gara dopo ad Aragon si era giocato il successo sbagliando l'ultima frenata nel duello contro Sykes. In quelle due gare non era seduto proprio nel posto sbagliato, evidentemente.
CHE DICE L'APRILIA – Sempre nel dopo gara di Donington la squadra ha respinto al mittente le accuse di Melandri. L'Aprilia ha fatto sapere di aver modificato tre volte il serbatoio per affinare la posizione di guida di un pilota più minuto di chiunque altro abbia guidato la RSV4. Una quarta versione è in preparazione. Il team ha pure fatto notare che Melandri ha avuto finora un trattamento da primissima guida: prima di ogni gara è stata fatta una riunione tecnica a Noale per definire nei minimi dettagli la messa a punto. Aprilia lascia anche intendere di essere impegnatissima per il raggiungimento dell'obbiettivo, cioè la conquista del Mondiale.
E ADESSO? – Con Melandri a -88 punti è scontato che l'Aprilia dovrà cominciare a puntare di più su Guintoli a soli 37 punti da Sykes. Finora a Noale hanno cercato in ogni modo di minimizzare le incomprensioni tra pilota e squadra ma a Donington qualcosa è cambiato e tutto lascia presagire che non finirà bene. A meno che Melandri non cominci a vincere. Il risultato, nello sport, è la panacea di tutti i problemi.