
Sicuramente questa 125, con oggettivamente soltanto 4 piloti in lotta per il podio, non rende pieno merito alla condotta di Marquez. Una spugna nell'apprendere le direttive di Emilio Alzamora e dell'Ajo Motorsport, un piccolo genio che impara dai propri errori. Dodici mesi or sono si faceva notare con la KTM ufficiale e per una propensione all'errore come a Donington, vittoria buttata al vento per un errore al penultimo giro con ampio margine sugli inseguitori: oggi non sbaglia più. In Qatar, non in condizione di battere Terol, ha espresso la propria grinta sfoderando un attacco al limite nei confronti di Espargaro per la seconda posizione. A Jerez si aspettava la vittoria, è volato a terra al primo giro per la rottura del silenziatore: lussazione alla spalla sinistra con contusione all'anca, infortunio e pronta guarigione. Non al meglio si è presentato a Le Mans dove ha concluso terzo beffando Bradley Smith, prima di iniziare la sequenza trionfale di quattro successi consecutivi.
La particolarità del pupillo di casa Red Bull e Repsol è l'inarrestabile ascesa ai vertici. Ha guidato nell'ultimo triennio la KTM tra CEV e mondiale, ma si è subito adattato alla Derbi RSA, una moto che ha mietuto illustri vittime in questi anni: da Pasini a Talmacsi, dall'Espargaro del primo anno da ufficiale all'ultimo esempio di Folger. Marc sin dal primo test "polare" nel novembre di Jerez 2009 ha preso il feeling con la moto viaggiando verso un rendimento spaziale nelle prove invernali, confermato con pieno merito e titolo in campionato. In una generazione di nuovi talenti è facile parlare di fenomeni, di fare confronti generazionali per assonanze di attitudine e stile di guida. Sicuramente non è facile, per un pilota classe '93, trovare la lucidità dopo 4 gare da dominatore e recordman per parlare di "Gara difficile" o "Tenere i piedi per terra". Dichiarazioni di circostanza, ma che maturità per un giovanissimo che ha corso a Barcellona, per usare le sue parole, "Sempre al limite". Alessio PianaLoading