La Cagiva Elefant è un frammento di storia che profuma di avventura. Un sogno d’acciaio, benzina e polvere, generoso e indomabile quanto i paesaggi che attraversava. Era figlia di un'epoca irripetibile, quando la Parigi-Dakar non era solo una gara, ma una vera e propria epopea romantica e brutale.
Il lampo di genio arrivava dalla lungimiranza di Claudio Castiglioni, che volle portare l'Italia, e la sua piccola grande
Cagiva di Schiranna, a competere con i colossi. E lo fece nel modo più audace possibile: abbracciando il bicilindrico Ducati. Sì, perché il cuore pulsante delle Elefant più iconiche era il mitico Desmodromico di Borgo Panigale. La carenatura era massiccia con quel serbatoio generoso fatto per macinare chilometri. E poi, i colori: il rosso sfrontato e il blu avventura dello sponsor Lucky Explorer.
Il primo trionfo, quello che squarciò il velo e fece gridare al miracolo italiano, arrivò nel 1990. Fino ad allora, la Dakar era un feudo quasi esclusivo delle potenze asiatiche. Ma la Cagiva, con la sua Elefant 900 I.E. (Iniezione Elettronica, una raffinatezza per l'epoca), aveva messo a punto un'arma letale: robusta, potente e guidata da un pilota eccezionale: Edi Orioli.
Quella vittoria fu un'esplosione di gioia. Non fu solo il primo successo assoluto di Cagiva alla Dakar, fu la prova che il Made in Italy poteva non solo tenere testa, ma dominare il terreno più ostile del mondo. La 900 I.E. non era la più maneggevole tra i raid, ma la sua stabilità alle alte velocità e l'affidabilità del bicilindrico le diedero quel margine necessario per vincere la resistenza e l'usura.
Se il 1990 fu l'affermazione, il 1994 fu la consacrazione epica. La Dakar aveva cambiato format ma l'avventura e il fango, la sabbia e la navigazione restavano gli stessi spietati giudici.
In quel momento, la Cagiva era già un nome leggendario, ma la vittoria del '94, nuovamente con Orioli in sella alla Elefant Marathon 944, fu la ciliegina sulla torta, il sigillo definitivo.
Fu una vittoria combattuta, di testa e di nervi, dove la Elefant dimostrò una resilienza meccanica ineguagliabile. Quella fu l'ultima, indimenticabile volta in cui la Cagiva Elefant salì sul gradino più alto del podio della Dakar, lasciando un'eredità pesante e meravigliosa.
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